Rocco Rosa
Ricordo ancora quel netturbino che ogni mattina incontravo sotto casa, a via Vespucci. Un romano che si chiamava Mario. Brava persona, ma più che un netturbino era un vigile: ci seguiva con lo sguardo per vedere se imbrattavamo le mura, guai a gettare qualcosa per terra. D’inverno si muniva di una specie di mazza chiodata per togliere il ghiaccio dal marciapiede, quando c’era la neve era per lui il giorno dello straordinario, lavorava più che gli altri giorni per spalare gli spazi comuni. A primavera poi attaccava con le erbacce, dovunque esse trovassero l’ardire per crescere. Eh sì che ogni condominio doveva fare in proprio il cunicolo che lo allacciava alla strada e con la neve alta un metro e mezzo, era , per noi bambini, come partecipare ad una avventura polare. Ho fatto ricorso allo scarno bagaglio dei ricordi per dire a) che allora c’erano regole precise da rispettare anche per i privati b) che allora i netturbini lavoravano dalla mattina alla sera per tenere puliti il loro chilometro di strada. Quando parliamo di dare lavoro alla gente , forse dobbiamo rivedere il concetto di lavoro: che non è quello di dare uno stipendio pubblico ma di dare un lavoro certo, controllabile, da eseguire secondo regole. Un lavoro che è pagato dal pubblico per essere produttivo quanto quello pagato dal privato. Stiamo facendo cosi? No. Stiamo semplicemente ignorando alcuni lavori che richiedono mano d’opera e responsabilità individuali. L’Anas era piano di cantonieri che controllavano, ciascuno, due kilometri di strada al giorno: tolti e non sostituiti. I consorzi di bonifica pullulano di personale, ma il grosso della manutenzione viene appaltato a ditte esterne. I comuni tenevano squadre di manutenzione: tolte e gli operai dietro le scrivanie. Per ogni cosa bisogna ricorrere a ditte esterne. L’enel teneva gli elettricisti: tolti. Le Ferrovie dello Stato tenevano squadre di manutentori: tolti ( e certi incidenti parlano di scarsità di personale). Esternalizzazione si chiama, il nome è altisonante, il risultato è basso. Poche ditte hanno trovato il modo di campare sulle spalle di pochi lavoratori: lì dove ce n’erano dieci, ce ne sono quattro precari che, pur di mantenersi quel posto, che non è gran che ma è meglio di niente, ingoiano tutto. E adesso che c’è manovalanza in abbondanza ne vedremo …di tutti i colori. Questo per dire che se vogliamo rimettere insieme la baracca, il pubblico non può scimmiottare il privato, cercando economie lì dove non ci debbono essere: Deve però fare il pubblico serio, da privato, che è capace di licenziare chi non lavora e di licenziare sopratutto il dirigente che non lo fa lavorare.Ma dobbiamo anche cambiare idea sulle priorità da dare ai nostri investimenti, che non sono più quelli di costruire, realizzare, sostituire, ma di manutenere, aggiustare , rendere funzionale. I cantonieri dell’Anas non ci sono più, ma le strade sono piene di immondizia, le sterpaglie sono in mezzo alla strada e le buche sono dovunque. Che significa aprire nuove strade se poi non le possiamo gestire? Ecco allora un diverso concetto di investimento pubblico: non la realizzazione punto e basta, ma la realizzazione con dentro la manutenzione ordinaria per tot numero di anni, a seguito dei quali fare una gara per il solo rinnovo della manutenzione. E non mi si venga a dire che è un concetto antistorico, perchè è il contrario. E’ un concetto ultramoderno quello di investire pensando sopratutto al lavoro , perchè l’automazione sta facendo questo di bello: che porta profitti enormi a chi tiene i soldi e rende tutti gli altri pezzenti. Fare un piano straordinario per il lavoro non implica soldi da distribuire alle imprese o sussidi per non fare niente. SIgnifica che ogni amministratore, a qualsiasi livello,si ingegnino su come produrre lavoro dagli investimenti e non su come investire per togliere lavoro. I grossi appalti ad esempio vanno contro il lavoro nella nostra regione, perchè di fatto escludono l’impenditoria locale, se non per coinvolgerla dopo in subappalti da fame, dove il pesce grande mangia il più piccolo e quest’ultimo si rifà sul lavoro e sui lavoratori. E quando l’appalto è molto grosso, arrivano imprse che sono organizzate come i circhi nelle fiere e ti organizzano , container su container, un piccolo borgo autosufficiente, dove arriva perfino il cibo preparato. Il dissesto idrogeoologico, la manutenzione straordinario, il recupero antisismico sono occasioni per verificare se è possibile riettere in moto l’edilizia partendo dai più piccoli e mettendo il lavoro al centro. Ma questi ragionamenti non li sento fare, per cui o io no ho capito niente, oppure gli altri stanno dormendo.
