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lucia lapenta
Quando a otto anni ebbe, dal padre, come regalo di Natale l’Atari (uno dei primi computer per videogiochi), ancora non immaginava che quello sarebbe stato, non solo uno strumento di momentanea curiosità e di divertimento, ma il suo futuro. Nè tantomeno pensava che dalle note musicali (negli anni del Liceo Scientifico si era creato un gruppo musicale dove suonava la chitarra elettrica e il basso ed aveva persino superato l’esame per iscriversi al Conservatorio di Potenza) sarebbe passato ai bit e ai qubit della Facoltà di Ingegneria Informatica della La Sapienza di Roma. Michelangelo Faretta, potentino classe ’76, ci ha visto sempre lungo e, rinunciando a diventare un artista nel campo musicale si è ritrovato a diventare uno dei più qualificati architetti e ingegneri del software. Tutto ebbe inizio nella lontana estate 2000, quando superati diversi esami, invece di andare in vacanza, acquista un biglietto di sola andata per Londra con un chiaro obiettivo: potersi confrontare con un melting pot di razze e fare esperienza con un team internazionale in quello che oggi è indiscutibilmente il settore più trainante e trasversale, in grado di incidere in maniera significativa sulla qualità di vita di tutte le persone: l’ingegneria informatica. Tale la determinazione, Faretta non solo riesce a farsi assumere da una delle società informatiche più quotate del Regno Unito, la DCP che gli riconosce uno spiccato senso per il problem solving e lo inserisce in uno dei progetti più articolati per conto della Dresdner Bank, ma anche a lavorare nel cuore della capitale inglese, a Covent Garden, proprio lì dove dieci anni dopo avrebbe aperto il più grande Applestore della città e del mondo. Da quell’esperienza, durata un anno e finita per tornare in Italia a completare gli studi, il giovane lucano ha imparato tanto, soprattutto ha compreso anzitempo, che il suo futuro sarebbe coinciso con quello delle attuali e successive generazioni. “L’informatica e l’ingegneria informatica in particolare sono oggigiorno- sottolinea Michelangelo Faretta che attualmente lavora a Roma come software engineer nel dominio della finanza (ovvero disegna e progetta sistemi in grado di aiutare gli istituti finanziari a seguire le direttive sulla congruità delle operazioni) – quanto di più pervasivo ci possa essere. Basti pensare che i concetti dell’informatica sono proprio alla base della moderna società digitale: algoritmi (soluzioni a problemi) come quelli di “page ranking” o di “crawling” hanno reso efficienti ed efficaci le ricerche sul web o i livelli di sicurezza e trasparenza delle transazioni sostengono la fiducia nel commercio elettronico. “Le migliori soluzioni a livello informativo – precisa ancora Faretta, ormai senior analyst per grandi società italiane ed estere – non sono soltanto quelle ottimali da un punto di vista tecnico, piuttosto quelle che incontrano i reali bisogni delle persone, migliorandone lo standard di vita. Ecco perché saper risolvere i problemi è così importante ed ecco spiegato perché nel prossimo futuro ci sarà sempre necessità di figure altamente specializzate, in grado di progettare e disegnare software e padroneggiare il maggior numero di tecnologie, in particolare quelle legate all’embrionale presente ed al futuro, quali Intelligenza Artificiale, Machine Learning (“Apprendimento Automatico”), Internet of Things, Cloud Computing, etc…”. “Il ‘bello’ dell’informatica è che si ha a che fare con una materia ‘viva’ e creativa, solo apparentemente ‘fredda’. La scrittura del codice è già di per sé un atto di comunicazione e di creazione, capace di dar vita a qualcosa di immediatamente fruibile dalle persone nella vita quotidiana. Come scienza – conclude Michelangelo Faretta che con il suo lavoro ha girato mezza Italia da Potenza, a Bari, a Roma e mezzo mondo, da Londra a Valencia, da Madrid a Parigi – l’informatica ha il ruolo di tecnologia abilitante, quasi di propedeuticità e di potenziamento simile a quello che può assumere la matematica in tutti gli altri ambiti del sapere”. Come nella scrittura di un romanzo, in una composizione musicale o in un’opera artistica, anche nell’informatica la chiave dell’innovazione risiede spesso nel saper comunicare, andando al di là dello stato dell’arte, usando la genialità, l’emotività, la psicologia, l’intuito, la sensibilità: le stesse chiavi del successo che hanno reso possibile la scintillante realizzazione per il giovane lucano amante della musica e della tecnologia |
MICHELANGELO FARETTA: DALLA MUSICA ALL’INGEGNERIA INFORMATICA, IL SUCCESSO A PORTATA DI BIT.
