by ADELAIDE LOMBARDI

La nostra terra è ricca di bellezze naturali , ma anche di un patrimonio culturale  materiale ed immateriale di inestimabile valore fatto dalle opere di artisti, scrittori, poeti, pittori. Tuttavia pur essendo stati considerati in vita dei veri e propri talenti, dopo la loro morte, sulla produzione artistica di alcuni di essi è caduto magari inspiegabilmente l’oblio.

E’ il caso di Michele Tedesco, pittore ed artista nato da Giacomo e da Anna Racioppi il 24 agosto 1834 a Moliterno in provincia di Potenza e morto a Napoli nel 1917. Dalla sua biografia si rileva che fu affidato fin da piccolo alle cure dello zio abate Antonio Racioppi  il quale era appassionato pedagogista con idee liberali e sosteneva che l’educando non è un vaso da riempire, ma una coscienza da liberare”. La formazione di Tedesco avviene alla scuola di Spinoso una delle rare scuole pubbliche dell’epoca, laboratorio di idee liberali, che nutriranno anche la formazione di Giacinto Albini, Raffaele Bonari e Giacomo Racioppi, quest’ultimo altro nipote dell’abate. Gli anni tra il 1820 ed il 1861, sono anni di piena fase risorgimentale, di grande fermento politico e sociale e nel regno delle due Sicilie, con lo scoppio di moti insurrezionali, cresce l’avversione per la dominazione Borbonica. Michele Tedesco condotto a Napoli dallo zio, vive in pieno questa fase tanto che nel 1948, partecipando ai moti rivoluzionari napoletani, (durante i quali perde la vita anche lo scrittore venosino Luigi La vista), fu arrestato insieme al cugino Giacomo Racioppi e rilasciato successivamente per insufficienza di prove. Gli anni trascorsi a Napoli con la frequentazione del Regio Istituto delle Belle arti (grazie ad un sussidio economico della Provincia di Basilicata) gli permettono di conoscere Cefaly, Morelli, Palizzi pittori del vicolo di San Mattia. Ma è con il trasferimento a Firenze che la sua arte prende una forma più specifica e definita. Frequentando, infatti, gli artisti del Caffè Michelangelo accomunati da un forte spirito patriottico, si discuteva di arte, di pittura e di politica. Tra il 1860 ed il 1874, Tedesco decide di aderire al movimento dei Macchiaioli che sperimentando un nuovo tipo di pittura, rompono con la tradizione e le regole dell’arte classica, stendendo il colore tramite macchie e forti contrasti luminosi. Giovanni Fattori, uno dei principali esponenti del movimento, ebbe a scrivere di quegli anni “di un nuovo indirizzo artistico”nel quale “Mi vi gettai con altri miei compagni che mi piace nominare tra i primi: Signorini, Borrani, Cabianca, Banti, Abbati , Michele Tedesco”. Il pittore lucano fece dunque parte in pieno dell’avanguardia, assiduo frequentatore della tenuta di Martelli a Castiglioncello(1862), dove i macchiaioli si incontravano dedicandosi alla pittura all’aria aperta dipingendo direttamente sulla tela o sulla tavoletta  e traducendo tramite il chiaroscuro le impressioni  ricevute direttamente dalla realtà.

In pieno stile macchiaiolo Tedesco ritrae, scene di vita quotidiana borghese, con uno stile limpido, un colore vivido.  Permeate da una luce avvolgente e leggera, le opere di questo periodo ritraggono spesso soggetti femminili in momenti di vita di riposo o di ristoro; i colori sono tersi ed infondono attraverso la leggerezza della luce una atmosfera di serenità e quiete. (Si vedano ad esempio Cari Colombi o i Viaggiatori aerei )

Successivamente, però, a seguito di nuove esperienza e di viaggi, compiuti insieme alla moglie Julia Hoffmann anche lei pittrice conosciuta proprio durante un viaggio in baviera,Tedesco si avvicinerà sempre di più alla cultura artistica tedesca ed inglese ed ad un maggiore realismo. Con La morte del poeta Anacreonte e con Una ragazza nella propria camera, Tedesco a metà degli anni ‘70, si lascia alle spalle la fase più propriamente macchiaiola, raggiungendo uno stile più raffinato. Anche la dimensione dei dipinti muta, passando dalle piccole tavolette macchiaiole al grande formato suggeritogli dalle imponenti tele ammirate in Germania.

 Nel 1888 Tedesco,  a Londra all’Esposizione italiana gli porta un dipinto di eccezionali dimensioni, già presentato alla Mostra nazionale di Venezia (1887) e all’Esposizione nazionale di Bologna (1888): Invasione di una scuola pitagorica in Sibari dove riemerge un gusto estetico che ricorda atmosfere di epoca vittoriana.

Nel 1892 vince la cattedra di figura e diviene professore di disegno dalla statua all’Accademia di Belle arti di Napoli incarico che mantiene fino alla morte. E’ nel 1902 che in occasione della visita di Giuseppe Zanardelli in Basilicata Tedesco dipinge un quadro allegorico che donò alla Deputazione provinciale di Potenza   anche in segno di riconoscenza verso quell’istituzione che l’aveva sostenuto durante gli anni di studio a Napoli. Questo testimonia il profondo legame mai reciso del pittore con la sua terra d’origine. Oggi alcuni dei suoi schizzi, ed appunti che annotava durante suoi viaggi, sono contenuti nella Casa Museo D. Aiello di Moliterno.


Tedesco, In terrazza

Preziosi sono i suoi taccuini (1853-1897) raccolti in un testo completo a cura di Isabella Valente che Raccontano luoghi, situazioni, e personaggi raccolti  dal pittore durante i suoi innumerevoli viaggi.

Tedesco, figlio del suo tempo, fu dunque un protagonista del Risorgimento italiano ed aderi,’ in un primo tempo della sua vita, in pieno al progetto di libertà e di nuovo governo ad esso sotteso. Ma fu anche un pittore, un artista, un uomo assetato di conoscenza che cercò per tutta la vita di innovare e sperimentare alla ricerca di nuovi modi di fare arte, e di essere avanguardia.

Volendo pensare ad un suo ritratto nel 1912 il critico Alfonso Frangipane, ch’era stato suo allievo a Napoli nei primi anni del secolo, scriveva: «Dal bel volto […] per quegli occhi che mandavano fiamma di pensiero, sembrava che non solo l’amore, ma pure l’ammonimento schietto volesse manifestarsi, imporsi, solcare a fondo nella nostra anima».