Marco Di Geronimo

Marco Di Geronimo

Il mondiale rimane aperto. Lewis Hamilton vince il Gran premio d’Italia e prende la testa della classifica piloti. Sebastian Vettel chiude in terza piazza e paga 3 punti di ritardo al rivale inglese, che gli ha rifilato oltre trenta secondi di distacco sull’asfalto di Monza.

Il predominio delle due Mercedes è stato totale e Lewis Hamilton ha condotto dal primo all’ultimo giro della tappa italiana. Già alla vigilia era chiaro che nel Belpaese non ci sarebbe stata storia: l’Autodromo Nazionale di Monza è una pista di velocità e quindi di motore. Un campo in cui la squadra di Stoccarda eccelle da anni. E a fine agosto il team guidato da Wolff e Lauda ha rifilato un’astuzia furbissima alla Ferrari.

In F1 è vietato usare benzine speciali perché vige l’obbligo di impiegare carburanti simili a quelli in commercio. L’obiettivo è chiaro: favorire il travaso tecnologico dalla pista alla strada. Per riuscirci, sono stati messi al bando una lunga serie di additivi. I motoristi hanno però trovato il modo per aggirare l’ostacolo: inserire gli additivi nell’olio motore e bruciarlo assieme alla benzina, che sulla carta rimane quella normale ma si trasforma in super-benzina in camera di combustione.

La Federazione internazionale ha imposto un limite a questa furbizia, limite che è scattato per tutti i motori omologati da questo GP d’Italia. Al GP del Belgio i tedeschi, tradendo un gentlemen agreement stipulato con Ferrari, Renault e Honda, hanno omologato un motore (il quarto del loro parco propulsori) per il quale varranno le regole precedenti. Un modo per garantirsi un vantaggio non indifferente.

Improbabile che sia stata questa mossa a garantire la doppietta alla Stella a tre punte. Di certo la superiorità dimostrata in territorio italico spaventa (e non poco) i tifosi di Maranello. Ma non bisogna disperare. La prossima tappa è a Singapore, circuito tortuoso in cui la maneggevolezza della SF70H premierà i tecnici del Cavallino e permetterà a Vettel di rispondere a Hamilton (e probabilmente di riprendersi la testa della graduatoria).

La gara di Monza è stata «inquinata» dalle qualifiche sotto il diluvio universale che si sono corse sabato 2 settembre. Le Ferrari hanno pagato pegno e sono partite 5^ e 6^, grazie anche alle penalizzazioni delle Red Bull. Davanti a loro sono scattati Esteban Ocon e Lance Stroll, protagonisti di una buona gara nelle posizioni che contano finché i due top team non sono riusciti a monopolizzare le prime 4 posizioni.

In particolare il circuito brianzolo ha evidenziato una grande crescita tecnica per le Red Bull di Daniel Ricciardo e Max Verstappen, anche se l’olandese ha avuto una corsa difficilissima a causa di un contatto al via. L’australiano invece si è giocato bene le sue chances con una strategia capovolta rispetto ai primi, assicurandosi la mescola più morbida sul fine gara e riuscendo così a scavalcare Raikkonen e addirittura insediare Vettel a pochi giri dal termine. Buone prestazioni – l’abbiamo anticipato – anche per la Force India e la Williams, aiutate dal loro comune motore Mercedes.

Mentre il campionato di Formula 1 si proietta verso la volata finale, si muovono i primi minuscoli tasselli del mercato piloti. Fernando Alonso è ai ferri corti con i motoristi della Honda, il che mette in imbarazzo tutta la McLaren. Il team inglese è alla ricerca di forniture alternative ma se Mercedes e Ferrari non se la sentono di fornire ai rivali le loro performanti Power Unit, la Renault ha finito tutti gli slot e non può dare motori a chicchessia. Naufragato il progetto di sbolognare i motori giapponesi alla Sauber, si mormorava che la McLaren supplicasse la Toro Rosso di accollarseli lei. Un’opzione che ha tenuto banco a lungo in «radio paddock», perché ai piani alti dei bibitari si sta cercando il modo di ridurre il budget della Toro Rosso stessa. Quale modo migliore se non una fornitura gratuita di una trasmissione targata McLaren e i tanti soldi della Honda? Ma anche questo piano sembra naufragato e Fernando Alonso inizia a guardarsi in giro.

Per lo spagnolo si è a lungo mormorato della Williams, in qualità di erede di Felipe Massa e maestro di Lance Stroll. Ma il sussurro è stato messo a tacere pochi giorni fa. Non ci sono sedili liberi da altre parti (se si eccettua forse quello di Palmer alla Renault, che però non brilla a confronto della McLaren e paga già lo stipendio a Hulkenberg). Nemmeno presa in considerazione l’idea di fare i bagagli per la IndyCar Series, in cui ha corso la 500 Indy (e a parere di chi scrive è un gravissimo errore, con sedili bollenti da Ganassi e Penske). Ma vedremo meglio in un prossimo articolo sul mercato piloti, motori e ingegneri.