Nell’antichità il mulo era allevato nell’Illiria e il bardotto in Mesopotamia e fino a pochi decenni fa il mulo era molto diffuso nel bacino del Mediterraneo, specie nell’Italia Meridionale, dove era un indispensabile mezzo di trasporto. I muli sono animali molto robusti, capaci di affrontare tempeste di acqua e di neve ed attraversare con sicurezza fiumi in piena. Le differenze fra muli (da muli di grande mole a muli leggeri da basto) sono dovute alle razze scelte per l’incrocio (famosi sono i muli Poitou francesi).
Le ragioni della sua diffusione sono la robusta costituzione, la rusticità, la resistenza alle malattie, l’adattabilità alle zone meno favorevoli e meno agevoli, come erano le montagne della Calab
Il mulo che troneggiava nella stalla affollata della famiglia Camodeca di Castroregio, era di razza francese, destinato agli spostamenti del Monsignore che aveva necessità di un quadrupede di grosse dimensioni. Muli di taglia elevata (1,45-1,75 m), di peso assai rilevante (500-800 kg), robusti e muscolosi erano i Poitou francesi, uno dei quali fu acquistato in una fiera del Nord Italia, dal momento che era difficile trovare animali speciali nelle piccole fiere del Sud. Il mulo per accompagnare il Monsignore da Castroregio alla stazione ferroviaria di Amendolara e viceversa era condotto da uno
Il mulo a quel tempo, svolgeva le funzioni che attualmente svolge una Ferrari, sia per i costi e sia per il suo sostentamento, dal momento che doveva essere alimentato con cereali speciali per qualità e quantità. Proprio per questo era solito trasportare appeso al basto il suo pasto quotidiano che veniva somministrato durante le attese.
Anche il basto, manufatto costruito dall’imbastaio su misura sul quadrupede aveva uno scheletro di legno (coreve) e una parte imbottita sottostante quella che poggiava sulla schiena dell’animale. La parte imbottita era all’esterno rivestita di pelle di maiale conciata, all’interno con stoffa molto fitta. L’imbasto era imbottito di paglia di avena, in quanto la paglia di grano per i frequenti nodi che essa presentava poteva, con l’uso, l’eccessivo peso trasportato e la poca manutenzione da parte dello stalliere contadino, procurare qualche piaga all’animale che era difficile a guarire. L’addetto alla manutenzione del basto era solito aerare la paglia e fare sì che non si venissero a creare zone di pressione eccessiva che preludevano alle piaghe (simili alle piaghe da decubito dell’uomo). In caso di piaga si doveva lavare ogni giorno con acqua e sapone, tenere a riposo il quadrupede e usare come cicatrizzante delle erbe officinali
Lo stalliere che accompagnava il monsignore cavalcava un altro mulo, anche esso di grosse dimensioni, che trasportava al lato del basto dei contenitori che venivano riempiti dal bagaglio del monsignore, dal momento che durante il viaggio a cavallo egli era solito viaggiare con uno spolverino di tessuto pesante impermeabile, fornito di un ampio cappuccio, date le frequenti piogge improvvise ed il freddo che per l’altitudine potevano colpire il cavaliere. Nel bagaglio portava anche abiti di cerimonia e tante altri paramenti necessari per le funzioni religiose. Su esso, generalmente di stoffa o di vimini e solo per i più ricchi di cuoio, si ponevano alcuni vestiti, paramenti religiosi, la biancheria intima, camicie e quanto altro potesse necessitare per il viaggio e la permanenza fuori dal proprio paese; nell’altra valigia si ponevano i generi di prima necessità, che sarebbero serviti durante il viaggio. Nel bagaglio non mancava una bottiglia di acqua, una di latte caldo zuccherato, conservato in una custodia di vimini foderata con bambagia e lana, una bottiglia di rosolio ed una di distillato di vino. Il bagaglio a mano, di modeste dimensioni, conteneva gli effetti personali e i documenti (a quei tempi per viaggiare anche nella stessa regione era necessario avere un passaporto per l’interno che descriveva dettagliatamente il soggetto che intraprendeva il viaggio).
*Medico Pubblicista torremolfese.altervista.org
