PATRIZIA BARRESE

Non son onde che s’infrangono

viaggiano a cuor leggero

a rumoreggiare aria e vita attorno

soffiare come respiro cheto e silenzioso,

e alto e maestoso

per librarsi nel vasto far del ritmo.

Son scritte a fior di pelle,

note lontane, di tempi di azzurro cherubino,

laddove man divina e maestra

scandiva il volteggiar dei suoni

che s’insinuavano a guisa di serpi silenziose

e radici legnose nel fuoco ardente dell’anima.

Corde vibranti dal senno al cuor battente

uniscono i pensieri a perdifiato

quando le dita scorrono sui tasti

a generar inferno e paradiso tra le dita

nel vorticoso scorrere di suon sui righi

e lo scalpitare caldo di cavalli d’ebano.

Giungono nel ricordo di terre lontane…

là, lembi di felicità

scorgono il cuor bambino di allora

correre a piedi nudi sul suo arcobaleno

dai giorni caldi e melodiosi

al violetto spiritato di saggia malinconia.

Oggi nel segreto scrigno giaccion

nella mano che dal ciel governa

e alla luce giunger suonanti

in tempi e spazi di sacri canti

ove fantasia schiude angeli e santi in volo

o le parole tacciono smorzate d’allegria.

E del tuo far odo e ritorno

i miei rami avvolgon le tue mani

nella linfa arcaica di un sol suono

i tuoi tocchi argentei spalancan sogno e ragione

son chiavi fulgide di musica e magia

che da terra a cielo anelano ad afferrare l’infinito.