Espedito Moliterni
Osservano, si interrogano, si confrontano, si decidono ed entrano; infine escono soddisfatti con i trofei da esibire ai piedi di abeti decorati a festa.
Dalle narici inumidite fluiscono cirri di respiro condensato che si mescolano alle espressioni augurali di rito rivolte al conoscente di turno, se lo stretto marciapiede non riesce ad impedire incroci, scontri ed incontri, quasi sempre non ricercati.
“ Come state?” “ In famiglia tutto bene?” “La salute?” “ I figli?” “Il lavoro?” “La scuola?”, cercando di anticipare nelle domande il conoscente, l’amico, il collega, il parente, per sembrare fintamente cordiali. E via discorrendo, un fiume in piena che tracima di banalità, ipocrisie, luoghi comuni.
Finalmente, con reciproca soddisfazione, si salutano sfiorandosi con le mani ormai divenute gelide, accompagnate da pacche distribuite in ogni dove per poi poter proseguire nella caccia alle prede natalizie da esibire nella notte magica, non trascurando di commentare, con battute non sempre benevoli, le notizie appena acquisite nell’ultimo incontro.
E’ Natale. Almeno qui da noi.
Due giovani signori, sulla quarantina scarsa, in abito e cappotto di ordinanza, tirati a lucido, entrano in un bar, occupano un tavolino, posano le loro prede sapientemente decorate con lustrini a tema, ordinano due cioccolati caldi, non corretti, perché, come spiegano alla signorina, dai tratti gentili e raffinati, a testimonianza di una sua naturale avvenenza, è importante evitare alcolici per mantenersi giovani e in forma. Appena la donna si allontana, i due si scambiano occhiate complici, convinti di aver attirato la sua attenzione.
Arriva quanto richiesto; la signorina, con gesti puntuali e professionali, sistema le tazze sul tavolino e consegna la comanda per il saldo della consumazione. Alla richiesta di fornire dati sulla sua identità, li fissa lungamente negli occhi, con freddezza, alternativamente, imbarazzandoli, per poi riprendere il vassoio e allontanarsi senza proferire parola.
I due si sentono a disagio, ma non lo dichiarano; anzi, indifferenti a se stessi, insistono nell’ostentare una ricercata sicurezza. Avvicinano lentamente le tazze alla loro destinazione, avendo cura di mostrare due enormi patacche metalliche ai polsi, si guardano intorno, cercano sguardi puntati su di loro. Non avendo eccessivi riscontri, dopo un silenzio durato alcuni minuti, si rifugiano in uno scambio di opinioni sugli accadimenti di quei tempi, non avendo altro da fare.
“Hai sentito le ultime notizie che arrivano dal Medio Oriente? Ci mancava anche questa dopo l’Ucraina!” attacca uno.
“Ma cosa vuoi che me ne freghi … sono lontani da noi … il tempo che li fanno tutti fuori e le cose tornano come prima” ribatte l’altro che, seguendo con lo sguardo le sinuose linee che si elevano dalla sua tazza, aggiunge: “ Godiamoci questo ottimo cioccolato, rilassiamoci, guarda quanta bella gente c’è intorno … lavoriamo tutti i giorni … abbiamo il diritto di godercela un pò”.
“Certo, hai ragione, ma sai … le guerre, il petrolio aumenta, il gas, la luce .., le imprese soffrono, ma per fortuna c’è chi ci aiuta!”
“Ci pensa il Governo! Hai sentito il tg? La situazione è sotto controllo, niente nuove tasse, niente inutili sprechi, il superbonus è stato eliminato, il reddito di cittadinanza pure, chi vuole lavorare il lavoro lo trova, la benzina costa ma le macchine camminano lo stesso e poi.. con la riforma dell’Irpef, quella da quattro a tre scaglioni, i cittadini avranno 20 euro in più al mese. Che non si lamentino sempre!” alzando il volume delle sue corde vocali per guadagnarsi qualche consenso nella sala gremita.
Il bar pullula di voci; numerosi astanti, a gruppi di due, tre ,quattro, accomodati sui numerosi tavolini presenti, tutti rigorosamente a gambe accavallate finalmente libere dai soprabiti perfettamente intonati con il resto dell’abbigliamento, impeccabili nella mimica e nei gesti misurati che accompagnano una piacevole conversazione, sorseggiano con eleganza e parsimonia il nutrimento richiesto; concedono di tanto in tanto uno sguardo alla sala, più per attirare l’altrui attenzione che per l’interesse di carpire e tanto meno condividere qualche battuta proveniente dai confinanti.
Ma i due amici non si perdono d’animo.
“ Hai sentito un’altra? I soliti, quelli che non vogliono bene all’Italia, dicono che il 60% delle famiglie non arriva a fine mese; figurati, può essere mai possibile?” incalzò dopo aver sorseggiato il suo cioccolato.
“E’ propaganda sovversiva, la stessa che parla di migliaia di bambini morti nella striscia di Gaza. E’ la propaganda dei palestinesi subito raccolta dai soliti noti; questi arabi … si nascondono nei sotterranei, mica sono fessi. Per fortuna nei tg non danno tanto peso a queste notizie. E poi, chi ha iniziato questa guerra? Si sa, è stata Hamas e giustamente gli israeliani hanno reagito. Hanno fatto bene a bombardare tutto, i terroristi devono andare via” sentenzia controllando con la mano destra la perfetta tenuta del nodo, in precedenza sapientemente sistemato intorno al collo.
“Quelli di Hamas sono dei terroristi, non c’è dubbio. Gli israeliani hanno dovuto reagire. E’ vero, tante persone che non c’entrano nulla muoiono, ma è la dura legge della guerra”proferendo il tutto con tono solenne, di quelli che si utilizzano quando si enunciano grandi verità.
“Certo, qualche sacrificio è necessario” rinforzò l’altro. “Hai ascoltato nei tg le interviste al Presidente di Israele, all’ambasciatore e ai rappresentanti delle comunità ebraiche in Italia? Hanno diritto a vivere nelle loro terre, a conquistare altre e soprattutto a difendersi. Fai tesoro delle informazioni libere ed incondizionate alle quali abbiamo la fortuna di accedere”!
“Hai ragione. Tu pensa che ho sentito dire che, secondo l’Unicef, muoiono centinaia di bambini al giorno nella striscia di Gaza. Mi sembra davvero esagerato”!
“Bravo, ti sembra una cosa possibile?” incalzò l’altro. “Te lo ripeto, si tratta di propaganda palestinese. Ascoltiamo i nostri telegiornali, per fortuna siamo in Italia e possiamo accedere ad informazioni libere e prive di ogni condizionamento politico. Gli ostaggi, quella è una notizia vera! Ogni giorno ci viene ricordato il loro dramma”.
“E le manifestazioni dei pacifisti? Ma cosa vogliono”? si chiese gustando gli ultimi sorsi del suo cioccolato.
“Sono sempre i soliti. Tutti vogliamo la pace”! sentenzio l’altro. “Del resto, al tg hanno riferito che si sono riuniti i 27 capi di Governo della Comunità Europea ed hanno raggiunto uno storico accordo nel chiedere di interrompere ogni tanto i bombardamenti per consentire di far pervenire gli aiuti umanitari ai civili di Gaza. Ti pare poco? E’ un grande risultato. Che si accontentino. Lo vedi, siamo in buone mani o no?” prendendosi cura di proferire queste ultime parole con il tono solenne di una dichiarazione degna di essere ricordata.
“Certo, però se la guerra prosegue, alla lunga anche le nostre imprese potrebbero soffrire. Possibile che fra Stati Uniti, Russia, Cina, Europa, nessuno è in grado di far cessare le ostilità?” interviene l’altro che non aveva colto il tono ultimativo del suo amico.
“Ancora?” , ribatte l’altro con tono severo ed annoiato. E, in rapida sequenza, ma con tono rassicurante e dottrinale, incalza: “Ma è possibile che non capisci che è importante assicurare un ordine mondiale? Certo, comporta qualche sacrificio, anche di vite umane, ma necessario. La presenza dei più forti non può prescindere dall’esistenza dei più deboli. Ma come sai, noi viviamo in un sistema che ci garantisce ogni forma di libertà, compresa quella dell’informazione, diritti, benessere e progresso. Viviamo in un sistema perfetto. Non ti fidare dei disfattisti e simili; la povertà, la discriminazione sono per quelli che se le meritano e che non hanno voglia di lavorare. Ascolta sempre chi ne sa più di te e non farti troppe domande. Ne va del nostro benessere”, concluse guardando negli occhi il suo amico alla ricerca di cenno di consenso.
“Su questo non c’è dubbio”, annuì l’altro con il tono di chi non cercava altro se non finire una discussione che riteneva ormai noiosa.
Le tazze nel frattempo si sono svuotate, il bar è sempre affollato, pacchi e pacchetti con lustrini penzolano dalle mani dei disinvolti avventori che, con passo sicuro e brioso entrano ed escono dal locale; tutto è perfetto, perfino la carta regalo dei pacchi sembra intonarsi agli eleganti soprabiti che svolazzano ad ogni passo, sferzando l’accogliente e tiepida atmosfera del bar.
L’aria di festa è palpabile, qui alle nostre latitudini.
Incombe la cena; i due amici si scambiano ancora qualche convenevole, compiacendosi per la presenza in quel locale di tanta gente che produce, spende, consuma, apprezza la vita e le cose belle.
Colpo di scena! Uno dei due irrompe rovinosamente nell’atmosfera calda e ovattata di quella sala: “C’è ancora un regalo da acquistare, è per il nostro collega. Non è facile. Cosa compriamo?”
Improvvisamente all’altro si illumina il viso e, trionfante, annuncia che ha la soluzione.
Sentenzia con soddisfazione: “ Il libro di Bruno Vespa! Vedi che è utilissimo seguire certi programmi in tv? Sono sicuro che il regalo sarà apprezzato”.
L’altro approva. Decidono di provvedere il giorno dopo. “C’è tempo ancora! Noi ne abbiamo ancora tanto” .
Si salutano, ognuno va per la sua strada.
La sera, sempre uguale a se stessa, accompagna il cammino degli indifferenti.
Altrove, ad altre latitudini, in una terra non molto lontana, solo rovine, morte, devastazione; lì non hanno più tempo, è finito per tanti … per sempre.
Una notte ancora più buia ha conquistato quei territori. Il Natale è lontano.
