ANNA MARIA SCARNATO
Forse perché viviamo la seconda ondata virale come esperienza che si ripete e che non ha in precedenza toccato noi o familiari e amici , oppure perché tanta è stata la forte apprensione che ha messo a dura prova anche le persone più tranquille, che ora si mostra il bisogno frenetico che questa situazione ci lasci dopo tanto tempo che ci ha visto ansiare, ebbene si ha necessità di riprendersi quello che si ritiene perduto.E anche i vizi di sempre,” le obbligate” festicciole, gli happy hour, gli apericena nelle vie del centro delle città, quasi l’avesse prescritto il medico al posto di ridurre ogni forma di socialità non necessaria e riunioni familiari , probabili facilitatori della propagazione virale.
Succede così all’uomo da un punto di vista generale. E’ quando sta male che considera il cambiamento di rotta una necessità, la ripartenza con regole più definite a maggior cura di se stesso una promessa solenne, l’elaborazione di progettualità più significative la strada da percorrere. Un po’ come , dopo una confessione, riconosciuti gli errori e pentimenti, promesso a sé e al confessore una vita più consona al buon comportamento, poi, la memoria breve e la coerenza di comodo fa ritornare indietro . E ci si giustifica ricorrendo a strategie più opportune. Possibile che le immagini dei malati negli ospedali, dei morti, ancora tanti, per Covid, passino nel silenzio di una coscienza silenziata anziché sconvolgerci di nuovo? Usciamo o pensiamo di essere usciti e rientriamo per demerito in un’altra fase che ci trova ugualmente impreparati e forse indifferenti e inermi dinanzi ai bisogni intorno a noi? La memoria di chi non c’è più e la consapevolezza che non tutto è finito non dovrebbe nemmeno farci interrogare su quale Natale ci attende quanto, invece, su come costruire l’attesa del Natale, su quali risorse lavorare, quali forze mettere in campo per il nostro destino e la crescita delle coscienze. Agogniamo alla socialità e convivialità di una festa importante come il Natale in un periodo di emergenza come chi riconosce il valore di eventi e persone quando mancano. Occorre riflettere , come afferma Padre Gino Buccarello, ministro generale dei Trinitari, riferimento delle Domus e che non fa mancare la sua testimonianza di fede profonda alla sede dei Padri Trinitari di Bernalda, su “quante forme di falsa comunione spesso siamo tentati di vivere nell’ambito delle relazioni umane”.
Fu proprio il 29 Novembre del 1630, come oggi ,che, dopo aver ignorato le misure di prevenzione e il contagio della peste , secondo il Manzoni, Milano ,con i suoi governanti che credettero di confidare solo nella Provvidenza per fronteggiare la pestilenza, decise di istituire un cordone sanitario. Troppo tardi se i festeggiamenti per il Carnevale proseguirono, ignorando la realtà drammatica e negata. Se doverosamente possiamo affermare che in Italia , nella nostra Regione, nella nostra città non sono mancati gli avvisi di rischi incombenti e di ritorno pandemico insieme a misure , a volte sembrate eccessive ma necessarie, di contenimento, allo stesso modo si dovrebbe riconoscere un certo immobilismo incomprensibile nel predisporre un piano rinforzato per riaffrontare in modo meno improvvisato e insufficiente l’emergenza Covid in tempo utile. Non basta esplicitare ai cittadini pensieri a volte scontati quanto agire prevedendo i probabili accadimenti. E’ l’immaginazione e la coscienza dei rischi che tutti corriamo a farci ricercare nella storia esempi simili , trovare analogie tra corsi e ricorsi storici, soffermarci per esempio sugli avvertitori o monatti , raccontati dal Manzoni, che, campanelli alla cintola o al collo del piede, avvertivano della presenza di malati o morti di peste . Proprio come oggi contenitori gialli, verdi azzurri, vengono posti davanti alle abitazioni di chi ha contratto il virus e vive l’isolamento. Ebbene ,se la storia è lontana per indicarci la strada giusta, prendiamo coscienza di ciò che vediamo crescere nelle nostre realtà e che dovrebbero darci contezza dell’aumento del contagio. Basta questo per capire come sia necessario aver rispetto di sé, solidarietà fraterna verso chi sta affrontando una situazione dolorosa, verso chi ha perso persone care, rispetto per chi lavora per farci ritornare alla normalità tracciando una via per portarci fuori da un incubo. E il Natale? Sia quello di sempre, ancor di più, più profondo se riesce a scavare nei nostri cuori per metterci un proposito che liberi dalle abitudini ed egoismi e renderli più umani.
NATALE 2020
Annunciano le luci
la desiderata festa,
strizzando l’occhiolino
da piazze e balconi.
Coraggioso il brillare
rivela a noi l’attesa;
si smorza lo splendore,
sorprende l’angoscia di una sera.
Vorremmo pure il buio
e lume di candela
se ciò che è un tormento
svanisse in brutto sogno,
tornasse il tempo a dare
sorrisi e cuor sereni.
Non fu il primo Natale
dolore e smarrimento
poi gioia e stupore
e correre di genti?
E chi venne alla luce,
solo e senza panni,
non divenne forse il Re dei Giudei?
L’incredulo e dubbioso
vide la speranza,
chi afflitto e tribolato
trovò il suo conforto.
Il superbo ed insolente,
supplice, fermò i suoi passi,
l’umile e generoso
conobbe suo Fratello.
la Scienza dei Re Magi,
affidata ad una stella,
giunse infin all’Uomo
che all’uom
del Mondo fece dono.
Allora brillate senza posa,
lucine di Natale;
risplendano case e Chiese,
ormai pacati i fari
di stanze di ospedali.
Risplendano ceri alla memoria cara
di chi l’attesa del Natale
nella terrena casa
più non potrà godere.
Ritornino all’ovile
agnelli e pastori
e il tempo si ritrovi
a rinvenir dentro
ciò che, smarrito,
da tempo si cerca fuori.
Anna Maria Scarnato
