Inaugurata sezione Medievale del museo “Pallottino” 

Nella torre di Marcangione in esposizione i piatti nei quali mangiò l’Imperatore

di Franco Cacciatore

Per il museo archeologico “Massimo Pallottino” sezione Medioevale, allestita nella Torre del Marcangione, i cui reperti si rifanno in gran parte al periodo di Federico II.

L’evento, motivo di soddisfazione per noi che tanto ci siamo battuti per la realizzazione della struttura museale, divenuta realtà nel 1971 grazie al conterraneo etruscologo Pallottino, nella sua veste di Direttore del Consiglio Superiore Antichità e Belle Arti del Ministero della Pubblica Istruzione.

La cerimonia d’inaugurazione svolta con l’intervento del Sindaco di Melfi, Giuseppe Maglione, del Vescovo Ciro Fanelli, del Soprintendente all’Archeologia Francesco Canestrini, della Direttrice Regionale Musei Annamaria Mauro e della Direttrice del Museo Erminia Lapadula, è stata l’espressione di una volontà comune di ridare a Melfi il suo ruolo primario, recitato nella storia.

La parola ricorrente nell’incontro è stata sinergia, fra l’Amministrazione Comunale con la rivitalizzazione del centro storico, fra la chiesa con le sue opere e il museo diocesano e le Soprintendenze e queste fra loro e con il museo numero uno in Basilicata, per essere il più visitato. Il  tutto per la rinascita della Melfi monumentale a partire dal suo castello improntato all’opera di Federico II, e quindi negli intendimenti di farlo rivivere, come più volte sollecitato, in un impianto virtuale. In conclusione per il maniero appare giunta la fase conclusiva dei lavori di restauro dopo la falsa partenza degli anni ’50, le interruzioni, gli errati restauri, la diffusa “marmificazione”.

Non poteva mancare una sottolineatura alla cinta muraria, eccezionale e unica nel Meridione d’Italia, che fa da corona al castello. Per le mura, come da tempo denunciato, un appello particolare

da parte di Canestrini, per le loro preoccupanti condizioni di degrado. Pertanto la sollecitazione a richiedere una legge ad hoc per la salvaguardia e prima che sia troppo tardi, per il rischio che parte di esse vada perduta.

Ed ora l’allocazione dell’ampliamento del museo con la nuova sezione nella torre di Marcangione. Partiamo dalla denominazione del baluardo che sarebbe attribuibile al nome di un famoso ladruncolo imprigionato nel ‘600 in quella che era la torre delle carceri. Costui, secondo un racconto popolare, non potendo più svolgere la sua attività di ladro passava il tempo rubandosi il proprio copricapo e nascondendolo.

Ma entriamo nella storia della torre.  Da documenti del 1133 si evince che la struttura normanna aveva pianta quadrata ed era munita agli angoli di quattro torri. Di queste la quarta, di cui restano visibili i resti, fu fatta abbattere per far posto all’attuale torre da parte di Federico II. Questo dalle rilevazioni, tratte dai registri della Cancelleria Angioina, dall’architetto Gaspare Lenzi, incaricato del restauro del castello, a seguito del terremoto del 1930.

Con il tempo, come in altri castelli, parte della torre era divenuto il “butto”, cioè la discarica del maniero. e nel restauro, agli inizi settanta, nella cisterna della struttura fu rinvenuta gran quantità di oggetti attribuibile al succedersi dei periodi storici. Nel 2009 un ulteriore scavo portò alla luce altri reperti, in particolare vasellame da mensa del Medioevo. Davvero un viaggio nel tempo e la possibilità di rivivere quel periodo in gran parte segnato da Federico II. Molti di quegli oggetti portano segni e marchi che ci indicano con precisione la loro provenienza arabo- islamica.

L’impianto della sezione si svolge nei tre piani della torre, che comunica con il preesistente museo, con l’esposizione di ceramiche che ci parlano della ricchezza e raffinatezza caratterizzata dal periodo federiciano. Una significativa commistione tra cultura islamica,arabo normanna e bizantina. Tutto nel segno di un imperatore permeato a quel tragitto di arte e tradizioni orientali.

Nel percorso dal primo piano, “sala delle ceramiche” con l’esposizione di maiolica policroma  accanto alle invetriate policrome di età angioina e ancora vasellame da mensa e quindi la “sala dei bestiari” e quella dei “vetri”, che ci fanno rivivere in pieno il Medioevo, D’un tratto quello che era storia raccontata diviene storia vissuta. Siamo a tavola con Federico con meravigliose ceramiche da mensa, decorate con animali e scene di caccia, bicchieri,coppe,bottiglie ornate di pregevoli decorazioni a smalto e bacini ornamentali, di una magnificenza davvero reale. Tutti improntanti alla  preziosità unica e al costo elevato, importati da Federico II dalla Sicilia, avvalendosi dell’esperienza di quegli artigiani che conservavano la tradizione araba.

A chiudere questo vissuto inaspettato, quasi da favola, il commiato da parte del soldato della guarnigione posta a difesa del castello che rivive nei resti della sua armatura, spadino e spada con simboli cristiani e i ceppi usati per i prigionieri.

La visita condotta dalla Mauro e Lapadula termina alle ore 14, quasi a rendere veritiero di essere stati a pranzo con Federico II.

Foto: La torre del Marcangione. Alcuni momenti della cerimonia: la direttrice del museo, Erminia Lapadula, con il Soprintendente Francesco Canestrini e la direttrice musei Basilicata, Annamaria Mauro. Interno torre. Vasellame da tavola usato da Federico II. Eccezionale bacino ornamentale di fattura araba. L’armatura del soldato.

 

 

 

 

 

 

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