I colpi di scena registrati nella compagine di centrosinistra a Roma rischiano di avere pesanti ricadute nella situazione lucana non solo perchè mandano in fumo la possibilità di competere vittoriosamente per le Uninominali , ma sopratutto perchè innescano una competitività che non era prevista,in Basilicata, tra Dem e Renziani e tra Dem e cinquestelle. Se a questo si aggiunge il tentativo di far calare dall’alto qualche esponente dalle origini lucane ma che non ha molta dimestichezza elettorale con il territorio, c’è da temere fortemente che Il Pd lucano rimanga all’impiedi dopo il 25 settembre . L’analisi è nota ed è che , volenti o nolenti, il sistema lucano si è mantenuto intorno a pochi esponenti storici, capaci ancora di drenare consenso elettorale. Il salto generazionale non c’è stato, perchè ancora una volta è invalso il metodo se non della cooptazione, quello del consenso preventivo di big del partito intorno al nome del possible segretario. Così che chi è entrato, al di là delle dichiarazioni di circostanza sul rinnovamento e sull’allargamento del partito ai giovani,non solo ha accettato il metodo, ma ne ha certificato la validità. Quale messaggio di novità può lanciare in questa campagna elettorale uno che è entrato accettando lo status quo? Messa dunque da parte la sola possibilità di introdurre in questa campagna elettorale la novità di un personaggio nuovo che potesse accendere un pò di entusiasmo, paradossalmeente le uniche possibilità di evitare una catastrofe elettorale sono legate alla capacità di mantenere insieme tutto il pacchetto dei big portatori di voti e di interessi. Ove invece prevalesse il sistema di scegliere fior da fiore, privilegiando qualcuno e penalizzando qualc’altro, allora sarebbe un suicidio collettivo organizzato, perchè se quei tre o quattro big che ancora vantano un consenso elettorale non dovessere convergere verso obietivi comuni, mantenendosi insieme al Senato come alla Camera,si scatenerebbe un tutti contro tutti il cui costo finale sarebbe la scomparsa dei dem lucani dal Parlamento nazionale. Se è il costo che si vuol pagare per la ricostruzione ex novo di un partito è l’azzeramento della preesistente classe dirigente, allora machiavellicamente sarebbe un guardare lontano .Ma da qui ad un anno ci sono le regionali. E il rischio è che si mette in forse l’esistenza stessa di un partito guida. Rocco Rosa
