ANNA MARIA SCARNATO

Era circa la seconda metà di Marzo quando ha avuto inizio un tempo nuovo e insolito per la mia generazione e per la nuova a cui entrambe era sconosciuta una pandemia distruttrice come questa ,  fino ad’ora  narrata dai libri e dai nonni che ne avevano sperimentata una più o meno come questa ed anche superata se qui, dal passato, sono giunti a testimoniarla. E’ così che si è principiato a parlare di un nuovo virus che si è fatto conoscere nella sua spietatezza, costringendoci ad arretrare nelle nostre abitazioni, limitandoci negli spostamenti, facendoci ricorrere a nuovi modi di comunicare  e ritrovarsi, pur nella distanza , attraverso canali digitali, per narrare ciò che ci stava succedendo. Ed ecco che l’idea di una maggiore espressione di individualità ha pervaso la nostra vita insieme a un senso di solitudine e timore, al silenzio, alla paura del tempo presente e del futuro. Mentre l’appartenenza ad una collettività ritornava fortemente prorompente nei momenti di maggiore partecipazione emotiva agli eventi funesti che purtroppo hanno toccato le famiglie dell’intero mondo e del nostro territorio.

E se quest’anno la primavera non è stata vissuta nei suoi colori abituali e respirata nella sua aria frizzantina e spensierata, se l’estate  è stata trascorsa cercando più libertà e meno isolamento,  ispirati da una propria sensibilità e dalle situazioni personali e familiari, siamo giunti in autunno con una distorta percezione del rischio reale e concreto e l’illusione di aver vinto un nemico come il Covid-19.

Si è ripiombati, al contrario, in una situazione già vista mentre la spavalderia, l’avventatezza e l’incoscienza di molti hanno prodotto  un’altra fase in un  tempo autunnale meno dolce del solito anzi pieno di asperità, dolore e contraddizioni, che ha decimato ulteriormente  un’altra buona parte di anziana e vecchia generazione e stravolto tante altre. In questa prima e seconda difficoltà ognuno ha inteso vivere l’isolamento a modo proprio ma con la possibilità di concentrarsi sul tempo contemporaneo di vita, di riflettere su ciò che esso sottrae, la socialità, gli affetti e le amicizie più care; su ciò che aggiunge, la nostalgia di altri tempi , delle persone scomparse,della normalità rassicurante, della fede rinforzata in Dio; su ciò che cambia, il riconoscimento dei valori, lo stupore per la bellezza delle cose a cui non si dava importanza, riconoscere la propria insufficienza.

 Solo così l’isolamento ha potuto  trasformare la solitudine in dialogo con noi stessi e con gli altri.  Questo secondo momento strano e difficile della vita , forse, potrebbe   restituirci in un Autunno in fase  terminale e in un Inverno di speranza, quell’ottimismo che riesca a invertire le stagioni  che quest’anno, da un punto vista umano, si stanno connotando negative e sovversive. Se la primavera, infatti, non la rinascita ha significato per l’uomo ma l’abbondanza nel seminare la morte , ora, diversamente da momenti stagionali più bui e freddi che spogliano la natura e ne congelano la vita, potremo  sperare, finalmente, nella ripresa di una  normalità quotidiana di una umanità che non aspetta altro che riprendere a camminare ”accompagnata” e “senza distanze”, comunque , sempre con più accortezza e un bagaglio più ricco di esperienza. In una nuova luce e forse con un cuore rinato,  più pronto a difenderla.

Nel turbine della temporalità tra paura e speranza

Affollati pensieri…

In un turbinio dello spirito,

sconvolgimento di vite,

inquietudine che pulsa nelle vene.

Poi il silenzio che non calma

ma trattiene il respiro.

E’ tregua, è attesa

per un’anima confusa

che par senza vista

d’orizzonti, in fiume in piena;

pur sempre è ristoro

dopo la corsa,

è breve posa del pensiero,

è coscienza di distrutti scudi di battaglia,

di pezzi persi, ormai, per strada.

Solo  con se stesso

vive l’istante  di vita imprevedibile.

Tanto la tregua basta

 ad assaporar la sua dolcezza,

ad asciugare l’anima sudata

mentre prepara con obbligato

slancio, allenate le sue ossa,

a riprendere la strada

verso nuove e sconosciute imprese.

                            A Rosanna Rotundo Pizzolla che in questi giorni ha perso                                                                                           l’amato marito Franco a causa del contagio virale e a tutte le                                                                      persone  che soffrono in questo cruciale momento