TERESA LETTIERI
Se qualcuno si fosse mai chiesto quale percezione la Basilicata potesse suscitare oltreoceano, dopo il terzo posto assegnato dal New York Times all’arco del piede d’Italia tra i 52 luoghi da visitare nel 2018, credo che qualsiasi commento rasenti il superfluo. Passare come il segreto della penisola meglio custodito e ancora al sicuro nonostante la trascuratezza dei tempi moderni, rappresentato da città antiche e bellissime spiagge, da una Matera futura capitale della cultura 2019 con le sue antiche grotte e gli alberghi Flintstoniani, da case un tempo primitive ed ora residenze private splendidamente restaurate, credo riempia di orgoglio qualsiasi lucano e italiano (spero). Del resto dopo New Orleans, apprezzata per la promiscuità razziale che l’ha resa il miglior melting pot ed il lungo restauro post Katrina, e la Colombia desiderosa di diventare l’hot spot avventuroso e cosmopolita che merita di essere, diremmo noi potentini “chi c l’avjia dì” (sottotitolato per i bergamaschi chi l’avrebbe mai detto). E’ l’occasione in cui tutta la regione viene sinteticamente presentata, normale epilogo in una affollata recensione (ben 52 posti con Caraibi, Svizzera, Cile, etc) a riprova del fatto che, con un fiore all’occhiello come la città dei Sassi, la Basilicata può offrire numerose altre location da visitare e numerosi altri segreti custoditi e da custodire. Basta scoprirla, come recitava un recente slogan. Singolare, tuttavia, è il fatto che l’autrice abbia segnalato l’assenza di criminalità organizzata come motivo di venerazione di questo territorio, insieme alle beautiful beaches e ancient towns, un po’ come dire…che il seminarista è puro perché non è tentato. E’ evidente che un tale orpello soffra di luoghi comuni, ampiamente diffusi all’estero sulla nostra Penisola, additata quale patria degli spaghetti e della mafia, come è fuori luogo annoverare tra gli elementi di pregio di un territorio, in particolare in una disamina di natura turistica, la mancanza di associazioni criminose. Innanzitutto, perché non è pertinente; soprattutto, perché la criminalità è un fenomeno sociale rintracciabile ovunque (anche nella foresta Amazzonica o nel deserto del Gobi), quindi laddove esiste un nucleo sociale più o meno organizzato e con dinamiche (anche delinquenziali) diversamente strutturate per tutta una serie di motivi (inutili in questo caso) e che non valgono la discrimine della menzione per merito (altrimenti Manhattan dovrebbe essere bandita da tutti gli operatori); ed essenzialmente, perché nella fattispecie, solo rispetto alle prime due location in lista sembriamo come i monasteri delle Meteore greche. Con questo non voglio addentrarmi nel tema dell’isola felice, con il quale veniamo spesso identificati o siamo percepiti all’esterno, ignorando volutamente la scelta della nota rivista americana, sebbene rassicurerei chi ci osserva che la nostra filiera di organizzati sembra che esista e non sono io a dirlo (basta ricordare le dichiarazione del procuratore antimafia Gratteri). Parlando di filiere di tipicità, la Basilicata non è diversa dalle altre regioni, presenta i suoi retroscena, nemmeno tanto retro, che la rendono un territorio normalmente interessato da fenomeni criminosi, vicende ombrose e infiltrazioni mafiose che coinvolgono certi poteri forti. Tanto da non renderci un’ oasi ma nemmeno un luogo da visitare perché lontano da certi meccanismi. Allora penso ad una strategia giornalistica che punti al difetto che diventa handicap e quindi curiosità, da preservare e soprattutto vedere prima che si ritorni alla normalità? In fondo, molti anni fa una nota rivista inglese citò Potenza come una tra le dieci città al mondo da non visitare per la sua singolare bruttezza! Qualunque sia stato lo scopo, la Basilicata è da camminare per le sue spiagge, da attraversare per le sue montagne e i suoi boschi, da percorrere per il fascino dei suoi paesi, da respirare per gli odori dei vicoli stretti e primitivi, da assaggiare per il colore dei suoi vini, da assaporare per l’immenso patrimonio di gusti che si mischiano mentre tutto questo accade, da vivere in ogni ora della giornata perché ogni attimo rappresenta la sua identità passata, presente e futura, da raccontare per la sua gente, sempre diversa a seconda delle coste e delle colline, da interrogare tra i borghi abbandonati. E’ vero, trascurata. E’ innegabile. Nei tempi passati come quelli moderni, ma non meno o più di come può essere un posto che probabilmente non è stato sufficientemente amato e protetto. I segreti della Basilicata, belli e brutti, sono ancora al sicuro!
