by ROCCO ROSA
Come era facilmente prevedibile, adesso trivelle si, trivelle no, si è trasformato in Pittella vuole le trivelle e tutto il resto no. Dimenticando che questo sarebbe l’ultimo problema per la Basilicata, se solo si capisse di che cosa stiamo parlando. Premetto che io vado a votare, per una ragione che niente ha a che vedere con il quesito referendario, ma che ha molto a che vedere con una risposta che il popolo deve dare sulla questione del petrolio, e che anzi avrebbe dovuto dare da tempo, da anni, se non fosse per la continua, concordata strategia di minimizzare, coprire e ….laisser faire adottata dai vertici politici regionali e nazionali di questi quindici anni. Quando Pittella ha detto ad Emiliani che tiene una posizione strumentale ha voluto semplicemente dire che è più interessato a fare l’antiRenzi che a risolvere i problemi dell’ambiente, perché le trivelle in mare c’erano , ci sono, e ci saranno, perché cinquanta metri dopo le 12 miglia ne possono mettere quando e dove vogliono, come testimonia la foto che accompagna questa nota. Il referendum significa solo chiedere al popolo italiano se, entro le dodici miglia, le concessioni esistenti debbono essere sfruttate fin quando c’è la risorsa gas, oppure, finito il periodo di concessione bisogna smontare le piattaforme per portarle o a rottamazione oppure cinquanta metri oltre le dodici miglia marine. I problemi che la Basilicata ha con il petrolio sono più terra terra, è il caso di dire, e riguardano il modo come sono sorti gli impianti, il tipo di sicurezza e la compatibilità con l’ambiente: tutti temi che in qualche modo riecheggiavano nei quesiti sottoposti a referendum e che non sono state ammessi, tolto uno, appunto che serve per quel che serve. Su questo, mi aspetterei se avessi titolo a dare un consiglio, che la gente facesse uscire dal voto la posizione di una popolazione che non si lascia fregare da false questioni ma che pretende dal Governo rispetto e considerazione per il contributo che questa regione dà al Paese e per i sacrifici che essa sta facendo. Cioè la compatibilità della estrazione con lo sviluppo agricolo e turistico dei territori, con la tutela forte della salute e con le compensazioni che non possono più essere legate al costo del barile, ma che debbono riguardare un rapporto speciale tra Stato e Regione, intesa come regione erogatrice di risorse per il Paese, quasi come Regione a Statuto speciale, o zona franca territoriale. Quelli che, scordandosi il passato, si mettono in testa il berrettino no triv, fanno il loro mestiere di politicanti, senza scomodarsi più di tanto e senza prendere sul serio il fatto che non è a Potenza o Matera che si vince, ma a Torino, Milano, Roma, Genova ( e non mi risulta che partiti anche di opposizione siano mobilitati sulla questione). Tutto legittimo, meno che si confondano le responsabilità e ci si nasconda dietro un ” non ricordo”: tutti debbono metterci la faccia, dai sottosegretari, ai parlamentari ai Sindacati e alle categorie. Nascondersi sotto un cappelllino no triv, dopo aver contribuito direttamente a questo sfacelo, è una operazione squallida di chi , nel disastro provocato, ancora cerca di acchiappare qualche dividendo.