di ROCCO PESARINI

 

 

 

A Potenza, sociologicamente parlando, credo accada quello che  solitamente accade a livello nazionale quando ci si riunisce e ci si riconosce  in una vittoria della Nazionale di calcio agli europei o ai mondiali.

Solo in queste occasioni tiriamo fuori il tricolore, ci sentiamo “orgogliosi” di dirci italiani e magari di cantare il nostro inno (ovviamente per coloro che lo conoscono… ricordate la splendida la scena di Massimo Troisi che lo canticchia alla damigella rinascimentale nel film “Non ci resta che piangere”?).

E a Potenza, con il Potenza, accade la stessa identica cosa.

Certo, la capacità aggregativa del calcio è stata ed è sempre molto – o abbastanza – forte.

Ma in una città “stanca”, che trovo sempre di più spenta e demotivata – e se lo dico io che ne sono innamoratissimo, se lo dico io che spesso sono stato tacciato o “accusato” di vedere e guardare la nostra città in maniera non propriamente obiettiva, c’è realmente da preoccuparsi – il Potenza, u Putenz o lu Putenz è, senza ombra di dubbio, l’unico fattore, l’unico elemento capace di catalizzare le attenzioni e fare reale, effettiva aggregazione, in termini soprattutto di partecipazione, non soltanto fisica allo stadio ma, soprattutto emotiva – emblematica la domanda che una signora sulla sessantina faceva sabato sera, tranquillamente affacciata al proprio balcone su Via Vaccaro “Uaglio che ha fatto il Potenza?” –.

Perché piaccia o meno, faccia riflettere o meno, alcune verità sono innegabili.

Il Viviani è ormai l’unico posto fisico – in inglese, location – in città capace di riempirsi fino ad esaurirsi.

Il Potenza e le sue sorti calcistiche interessano pressoché tutti, anche chi si dice poco o per nulla interessato al calcio.

Sabato sera, sotto quello splendido, enorme striscione, c’erano e c’eravamo “tutti”: uomini, donne, ragazzini, bambini, operai, impiegati, insegnanti, professionisti, gente di destra, di sinistra o apolitica, credenti, atei, agnostici, TUTTI!

E allora la scritta bellissima ed enorme che campeggiava sul rosso e sul blu, affermava la più vera delle verità:

NOI SIAMO POTENZA.

Ripeto, può piacervi o meno, ma, ad oggi… chest’è!

Come sempre, (in)distintamente vostro.