anna scarnato

Appena ci è stata concessa una tregua dai sentimenti di paura e incertezza per il nostro futuro,  dal timore di non farcela di fronte ad una pandemia che ha mietuto  migliaia di vittime  e che in Basilicata ci ha , per adesso, solo sfiorata e che con virulenza potrebbe rimanifestarsi, ecco che sulla scena politica compaiono segni di vita attiva fatta di desiderate   avanzate da rappresentanti di partito. Tanto motivato da esigenze di rinnovamento ai vertici di incarichi istituzionali e dei relativi servizi.

Non si è ancora compreso o forse c’è chi ha già capito se il cambio della copertura di postazioni sono riferibili al principio meritocratico o ad una vera lottizzazione.

Chiara è sempre stata, invece, la coscienza che nel caso di malumori e dissensi, la maggioranza di un governo rischia di fatto di essere messa in minoranza.

E in tal caso, ci chiederemo, come già altre volte, se prima i componenti di una maggioranza  parlano di bisogno di unità per il bene di una governance efficiente e produttiva , perché, poi,  essi stessi diventano esempio di divisione? Molti politici parlano di onestà, quando poi si scopre che nell’armadio nascondono scheletri; si richiamano al valore della forza elettorale che rappresentano per ottenere questo o quello, quando , invece, sin dai tempi della candidatura e del successivo consenso elettorale che li ha portati in maggioranza amministrativa, tanti i tentativi messi in atto  per il passaggio in altre espressioni partitiche note o di nuova zecca. E quindi siamo portati a considerare che tali uomini non incarnano ma tradiscono la volontà dei cittadini che li hanno crociati. Uomini innamorati del comando, abituati a mercanteggiare, mitomani del successo e della compiacenza di immagine propria rifatta secondo le mode, diremmo.

Speriamo che la nostra gente lucana resti libera dalla cataratta che impedisce di guardare bene le persone e la realtà circostante, libera dall’umiliazione che ci coglie quando assistiamo a probabili giochi di potere da parte di egoisti, cultori del loro bene ed elemosinieri di briciole.

Il digiuno da ogni posto di comando, quando essi non dovessero rappresentare competenza, serietà e coerenza, farebbe bene a certi” vitelli”messi all’ingrasso sempre  pronti alla vendita al migliore acquirente.

Possibile che  non ci sia virus che tenga in primo piano oggi più che mai la questione morale?

L’uso delle istituzioni come mezzo di regolamento di equilibri la dice lunga sul modo di intendere la politica da parte di chi dovrebbe essere al vero servizio dei cittadini, a prescindere dall’occupare o meno il governo dei servizi stessi.

Caro Presidente, se nuove nomine si dovranno fare, prenda le distanze da Caligola che nominò senatore il suo cavallo. Se cosa è da farsi, non si lasci intimidire. Scelga “animali” di razza. Coraggio da uomo delle istituzioni e buona fortuna. Non stia sereno