Un’altra Notte Bianca del Libro a Potenza, la terza, è passata. Nata da una idea di Letti di Sera, è una serata indubbiamente diversa dalle altre, per una idea indubbiamente interessante. Con molti aspetti positivi:
- la capacità di animare in modo vivo e intelligente il centro storico della città, come pochissime altre manifestazioni riescono a fare (forse solo la festa del Santo Patrono e i programmi delle feste natalizie), mischiando con garbo l’intrattenimento culturale legato ai libri e alla lettura con la movida estiva, quest’anno ampiamente favorita da temperature eccezionalmente calde;
- la mobilitazione molto radicata e profonda dell’associazionismo in generale e degli operatori culturali nello specifico, che tutti, senza eccezioni, si impegnano per portare un frammento della propria creatività all’interno del programma della manifestazione;
- l’oggettivo buon livello dei dibattiti più seguiti e degli ospiti nazionali (quest’anno star della serata è stato lo scrittore napoletano Diego De Silva)
Una manifestazione, dunque, che ha alte potenzialità di crescita. A patto però di essere disposti a fare un salto qualitativo forte. Per crescere occorre “raise the bar”, alzare l’asticella, e passare, come i pugili, dal dilettantismo volenteroso al professionismo. Ho visto cose che non ho apprezzato:
- troppi eventi per una sola serata e per un luogo tutto sommato di limitate dimensioni come il centro storico di Potenza. Con il rischio, diventato in molti casi realtà, di eventi accavallati negli orari e che si sono cannibalizzati gli uni con gli altri, sia come temi che come pubblici;
- alcuni eventi, forti di una idea creativa molto buona, sono però stati organizzati in maniera molto approssimativa, con risultati deludenti. I partecipanti alla Catena di Parole, ad esempio, hanno dovuto constatare che i negozianti non sapevano nulla, di dover ospitare, anche solo nella luce della propria vetrina, letture e lettori [i negozi del centro: altro elemento sul quale lavorare molto di più. Non è pensabile che in una serata come quella non vedano comunque l’ora di chiudere, nemmeno quando, appunto, si attira pubblico davanti alla propria vetrina]. Inoltre l’elemento visivo forte della staffetta di letture, la famosa poltrona (rossa?) non è mai arrivata, senza che nessuno si preoccupasse di avvertire di questo i malcapitati lettori volontari. Nessuno ha previsto un predellino, un microfono, nulla che consentisse di attirare passanti ed evitare che sembrassero folli i lettori. Che si sono arrangiati, ma solo per il prevalere del senso dell’umorismo e del senso del dovere. Dubito che la staffetta sia andata oltre le prime 4-5 letture;
- la sensazione sgradevole e di eventi di serie A e eventi di serie B o C. Che ci può anche stare, in una serata così complessa, ma non è un buon motivo per non organizzare in modo ferreo TUTTI gli eventi, anche quelli di serie Z.
Se è arrivato il momento di crescere, dunque, occorre diventare professionisti:
- occorre tenere fermo il punto forte, e dirimente, della mobilitazione degli operatori. Però probabilmente è necessario sfoltire il carnet di eventi, e questo significa saper dire qualche no, oppure avere il coraggio di ampliare l’area degli eventi oltre il centro storico;
- occorre, a mio parere, delegare interamente agli operatori l’organizzazione del proprio evento, tenendo centralizzato solo il coordinamento dei tempi e del programma, l’assegnazione degli spazi, la comunicazione ed i rapporti di servizio con le istituzioni (ad es. l’uso della corrente elettrica, e service vari). Una cosa faticosa, che comporta la necessità di una segreteria organizzativa, di responsabili della comunicazione, e di molti, molti incontri con gli operatori;
- occorre coinvolgere con un lavoro attento e capillare i commercianti del centro, cui far comprendere l’importanza di supportare, se non con risorse economiche, almeno con una maggiore disponibilità alla ospitalità dei vari eventi. Non siamo “noi” e “loro”, siamo tutti sulla stessa barca;
- occorre probabilmente mobilitare i service anche di fuori città. Potrebbe essere una buona idea fare una call in primavera, con un tema annuale, per chiamare a raccolta servizi di supporto, e per avere un quadro chiaro ed anticipato degli eventi, delle proposte, delle capacità organizzative messe in campo.
Altrimenti si corre il rischio del caos, e, alla fine, della disillusione di tanti, e dello svilimento di un evento a cui tutti, e io per prima, come dice Teresa Lettieri, vogliamo continuare a credere. Io penso che siamo in una fase di “crisi da sviluppo”, e un “porto a 850 metri sul mare” pure può essere spazzato via dal nubifragio, se non si ha la necessaria umiltà di capire cosa non funziona, di ascoltare i tanti operatori e cittadini che generosamente si sono messi in gioco, come sempre a titolo completamente gratuito. Mettere a sistema le capacità organizzative e creative degli operatori potentini può far emergere energie nascoste, e qualità insospettabili. Sono sicura che siamo in grado di attrezzare un porto accogliente, a cui far arrivare navi da molto lontano: ma occorre lavorarci di più.