MAURO ARMANDO TITA *
Mentre il Comune di Aliano ha perfezionato la sua candidatura a “Capitale italiana della Cultura 2027” con il sostanziale contributo di “ENI in Basilicata” e dalla FEEM (Fondazione Enrico Mattei), io, semplice uomo lucano di buona volontà, mi chiedo se esiste ancora una vera e genuina Cultura Popolare con le democrazie odierne che restringono sempre più gli spazi di partecipazione e di autodeterminazione. Una seria riflessione sulla Cultura Popolare in declino nella nostra società liquida, globale e mediale è d’obbligo. Vivendo e respirando in casa tanto ”Folklore” (con un figlio Dottorando in Folkloristica), lo vorrei ricordare agli indifferenti contemporanei lucani esso non è soltanto tradizione e memoria presente del passato ma come ci insegna Ernesto de Martino contiene anche motivi progressivi, vivaci riflessi delle aspirazioni attuali del mondo popolare, e accenni e indicazioni verso il futuro. Qualche tempo fa anche il noto Blog “Il Barbuto” si chiedeva: “Che fine ha fatto la Cultura Popolare”? La Cultura Popolare in Europa e in Italia è unita o divisa ? E se ha perduto nel tempo la sua originaria unità, la sua storia è rivelatrice di una tendenza di ricomposizione di quella unità o la tendenza che emerge è inversa e va verso la frammentazione? Insomma è possibile fare la storia della Cultura Popolare o di singole tradizioni in un’area estesa, qual è quella europea(sia pure del solo versante occidentale)quando ancora mancano le storie nazionali e regionali? A tal proposito, la Basilicata è una gradita eccezione grazie ai buoni servigi di uomini di Cultura, delle Istituzioni regionali e del Mondo accademico che hanno contribuito a “confezionare” un capolavoro che risponde al Volume: “Storia della Basilicata – L’Età Contemporanea” del Prof. Gabriele De Rosa, mio Rettore dell’Università di Salerno negli anni settanta e del prof. Antonio Cestaro, Ordinario di Storia Moderna nella stessa Università – Edizioni LATERZA-2002, supportato da tanti Autori lucani di spessore e di qualità, da Giampaolo D’Andrea a Nino Calice, da Raffaele Giura Longo a Giovanni Caserta, da Rocco Mazzarone a Vincenzo Verrastro, da Giovanni Bronzini al giovane ricercatore Donato Verrastro che ne hanno accresciuto e arricchito l’eccellente “ impresa culturale “. Autori ricchi di vivacità intellettuale che hanno dedicato la loro particolare attenzione verso il mondo lucano dei vinti, degli umili e degli ultimi. La Cultura popolare non si può rinchiudere in ambiti ristretti. Chiedo scusa ai lettori se ripeterò come un Mantra e volontariamente “Cultura Popolare”(…una sorta di Goccia che perfora la pietra, “Gutta cavat lapidem”). Essa esercita per me radici, memoria e creatività che sono parti integranti e sostanziali della mia identità lucana. La Cultura popolare ci fa incontrare gli altri e s’intreccia meravigliosamente con il “Bene Comune” attraversando tutte le dimensioni della vita, e, per dirla, alla Gramsci, ci fa comprendere le condizioni culturali delle classi subalterne. Dobbiamo difendere i nostri beni comuni perché sono beni primari e appartengono al Popolo non alle Fondazioni o ancora peggio alle Multinazionali del profitto. La Cultura Popolare/Bene Comune non è un mero slogan è una convinzione che sento di condividere con l’intera Comunità da oltre un cinquantennio.  La Cultura Popolare che arricchisce, che rinforza un legame, un confronto, una relazione sociale può significare affrontare se stessi . La Cultura Popolare capace di normalizzare le nostre reazioni emotive scosse da guerre, virus misteriosi (…un’altro in arrivo dal Congo) e morti ingiuste. La Cultura Popolare che può normalizzare la nostra esistenza e contenere l’ansia che sta distruggendo il nostro “vivere” quotidiano. La Cultura Popolare/Bene Comune quella che ammicca e che strizza l’occhio alla Comunità tende caparbiamente ad avviare le interazioni organizzative con il territorio. Auspichiamo una Cultura Popolare che riesca ad esprimersi con nuovi linguaggi capaci di lasciare traccia nelle nostre Comunità lucane come avvenuto negli anni settanta/ottanta con le nostre importanti scoperte archeologiche approvate e sostenute convintamente da una cittadinanza attiva e sensibile. La Comunità, alla Bauman, con la Cultura Popolare esala sempre una sensazione piacevole, incarnata nella Storia, segno visibile di “pienezza di vita”. Le Società possono essere cattive, le Comunità no. La Comunità è sempre una cosa buona, basta ritrovare le fondamenta su cui costruire un “senso” vero di reale parità e di vere opportunità. Ecco il nostro scopo di società lucana adulta, matura e sensibile …aborrire la produzione culturale per pochi ispirati e creare attività molteplici a vantaggio di una collettività composita, non più smarrita. Una Cultura Popolare che rappresenti uno strumento fondamentale, innanzitutto, per la costruzione di una vera personalità e di una spiritualità consapevole di sé e del mondo circostante in grado di plasmare l’individuo in base ai Valori che comunica e trasmette. Un impegno serio che va nella consapevolezza di promuovere la vera Cultura Popolare per sviluppare l’economia del Territorio. Gli economisti (ricordate i “latrati” di Tremonti…con la “Cultura non si mangia”) ormai dimostrano ed è acclarato sul piano socio-economico che l’investimento culturale produce sviluppo in termini più forti di altri settori produttivi a condizione che si superi lo” status quo” dell’impassibilità, del distacco, dell’insensibilità, della noncuranza, insomma, dell’INDIFFERENZA. Osservava Elie Wiesel, lo scrittore sopravvissuto all’Olocausto: “L’opposto dell’amore non è odio è INDIFFERENZA“; “L’opposto dell’arte non è il brutto è l’INDIFFERENZA”; “L’opposto della fede non è eresia è INDIFFERENZA”; “L’opposto della vita non è la morte è l’INDIFFERENZA”. Come sosteneva il prof. Michele Trimarchi , docente di economia dello spettacolo dell’Università IULM di Milano e docente di Economia della Cultura presso l’Università di Catanzaro, Responsabile scientifico del Progetto “Management culturale” della Regione Basilicata nel lontano 1999 svolto e organizzato d’intesa con la Provincia Autonoma di Bolzano: “Se si riuscisse a vivere una cultura popolare non mummificata, leggera e in grado di alleviare quel senso di frustrazione fin troppo presente nella nostra popolazione si alimenterebbe plasticamente la qualità della vita” .  Un Progetto rivolto a trenta bibliotecari comunali che hanno vissuto intensamente le “nostre” azioni seminariali organizzate con l’Ente Lucus di Potenza. Azioni seminariali riprese in un bel Volume: “Il Finanziamento dell’Associazionismo culturale” Edizioni IL MULINO-Bologna 2002” a cura del Prof. Michele Trimarchi che mi vide “coautore” con un capitolo interamente dedicato al “Sostegno strategico all’Associazionismo lucano”. Mutuando Trimarchi osiamo affermare che la Cultura Popolare è una forza moltiplicatrice e autorigenerante che ci deve accompagnare nella nostra quotidianità e ci deve far uscire dal “circo” mediatico variopinto che si agita intorno a noi. Siamo convinti che la Cultura Popolare costa molto meno di quanto può rendere. Noi Generazione matura, definita Boomer, siamo ancora ai Vertici del Mondo, da Putin a Trump, da Erdogan a Xi Jinping e non abbiamo alcuna intenzione di passare il testimone e, soprattutto, abbiamo smesso di puntare sulla Cultura Popolare e sui Nuovi Valori. Tutto evaporato tra stucchevoli e disgustose autocrazie condite da una illustre sconosciuta, la Cultura Popolare/Bene Comune . Eravamo orgogliosi di aver rappresentato e vissuto la generazione post-bellica dei cambiamenti epocali, di aver mutato le convenzioni e i ruoli sociali. Eravamo la Generazione del “non mollare mai”, della solidarietà, del sorriso, dell’abbraccio anche con mondi distanti e distinti dai nostri originari Paesi. Tutto ciò lo abbiamo vanificato con i nostri egoismi. Il risveglio della coscienza civile dei lucani intorno al problema dell’acqua pubblica con la presenza di tanti “Boomer” potentini ci consola e ci riporta alla bella esperienza referendaria e vincente del 2011. Per dirla alla Stefano Rodotà, considerare una risorsa naturale o culturale come risorsa collettiva può essere la mossa teorica e politica adatta per uscire dalle logiche legate al mercato e all’economia dove il guadagno è privato e il cittadino è ridotto a semplice consumatore. Non bisogna dimenticare l’unicità della Cultura Popolare come strumento di vera democrazia dove il cittadino sviluppa pensiero critico e azione, brillantemente raccontato dalla filosofa americana Marta Nussbaum. Tutelare e valorizzare la Cultura Popolare come un Bene Comune significa vivere intensamente la democrazia. L’esercizio della Cultura Popolare discute i Valori nei quali la persona e la sua Comunità credono, senza mai darli come assoluti. In questo senso la formazione intellettuale lucana deve garantire lo sviluppo del pensiero critico in Basilicata disumanamente caduto in oblio da un decennio. Ecco perché il vero investimento, oggi, più del passato, è quello di attirare la produzione culturale per metterla attivamente in contatto con quelle che sono le leve giovanili locali, ignobilmente emarginate e ignobilmente dimenticate da troppo tempo dalle istituzioni nazionali, regionali e comunali .
*Sociologo e Saggista