Ho una brutta sensazione rispetto al quadro politico regionale, ed è quella di una legislatura che si consumerà in una ordinaria quotidianità, rincorrendo i problemi giorno per giorno e delegando tutto il delegabile agli assessori. Nessuna visione programmatica, nessun quadro di assieme: la non conoscenza del territorio , il rifiuto del preesistente e la creazione di un cerchio magico all’ombra del Vesuvio, come se la basilicata fosse la nuova Provincia di Caldoro, contribuiscono a dare la sensazione di una risposta all’elettorato insufficiente e distorta.  Il presidente, a cento giorni dal suo insediamento, ha reso evidente che non parla lucano, al di là delle frasi fatte . E che non è neanche lo zio d’America, tornato , per affetto,nel paese di origine e con la voglia di dedicarsi alla Comunità. E’ stato mandato in missione  a governare una regione e lo ha fatto in termini militari, scegliendosi i colonnelli, le guardie del corpo e i diplomatici di..carriera. Il problema non è che i dirigenti esterni vengono da fuori . E’ che questo modo di procedere assomiglia proprio ad una occupazione di potere, fatto in funzione pseudo militare  e in piena sfiducia di tutto quello che c’era di preesistente. Ora che i lucani abbiano avuto la sventura di avere personale politico che si è tramutato nei decenni in casta di potere è un fatto: che la risposta sia trasferire il potere ad una casta extraregionale che non ha nessun titolo per gestirlo  è un pericolo serio e che va scongiurato da subito.  Qui una popolazione ha votato per cambiare le cose in loco , non per perdere sovranità nel territorio. E che sotto traccia questo malessere stia camminando nelle discussioni  interne ai partiti, è più che una sensazione, è quasi un a certezza. Alla presentazione della candidatura Bardi, c’è stata indubbiamente una certa apertura di credito da parte dei lucani che lo hanno accettato principalmente  in funzione del suo curriculum di una vita spesa per la legalità e il buon funzionamento dello Stato. Ma dalle prime mosse, si vede altro, e soprattutto la continuazione di metodi di gestione non ancorati alla meritocrazia, non diretti a dare esempi di rinnovamento della politica e della morale, ma a presidiare una regione nell’interesse politico  di chi lo ha mandato. Lo stesso far passare l’idea che qui non ci siano dirigenti all’altezza perchè tutti pittelliani o di fede comunista, è un’offesa ad una  regione che ha saputo portare le migliori menti alla ribalta nazionale e le migliori energie, comprese quelle di origine filianese, a farsi servitori dello Stato. Non va bene,  Generale, mio Generale. Rocco Rosa