Vittoria a metà, vittoria ad un quarto, il bicchiere mezzo pieno,o mezzo vuoto: le analisi sulla decisione della Cassazione in ordine alla vicenda Pittella si sono sprecate ,in gran parte viziate dal preconcetto politico pro o contro. Si è discettato sui titoli fatti dai giornali , chi a minimizzare l’esito della Suprema Corte rispetto al ricorso , chi a dire che non è successo niente chi , al contrario che è successo tutto. Segno che la passione travolge la ragione e che rispetto ad un clima riscaldato i comportamenti si fanno più aggressivi e meno obiettivi. Chi sa di legge sostiene che da molti anni a questa parte la Cassazione usa un comportamento pressocchè uniforme rispetto alle misure cautelari, e cioè, quando ne ravvede qualche eccesso o difetto, rinvia la questione alla riconsiderazione da parte dell’organo ( non delle persone) che quelle misure ha deciso: un modo un po’ elegante per dire : secondo me avete sbagliato, rivedete il tutto. Qualche volta succede che interviene direttamente a cancellare una misura interdittiva ma solo nei casi in cui ravvede la individuazione errata di un capo di imputazione e della conseguente misura interdittiva. E’ capitato con Valvano, ma non poteva succedere per Pittella , perchè , nel caso specifico, si trattava solo dell’entità e della durata della misura e non della misura stessa. Tanto più che riguardo alla vicenda contestata, il PM ha chiuso le indagini e ha mandato il tutto avanti con la richiesta di rinvio a giudizio. Quindi ad oggi, ad avallare la decisione della Cassazione ci sono alcuni punti fermi: le prove della Procura sono state strutturate e portate all’attenzione del Gip, non esiste pericolo di inquinamento rispetto ai fatti accertati, il Consiglio e la Giunta hanno cessato la loro azione e sono in regime di gestione provvisoria. E’ evidente che, contro questo scenario, la persistenza di una misura interdittiva diventa una azione probabilmente eccessiva , il cui unico scopo sarebbe quello di impedire al governatore uscente di ripresentarsi ale elezioni. Ma questo sarebbe un verdetto politico che non può toccare alla Magistratura emettere. Per questo , l’opinione pubblica è curiosa di sapere quale strada prenderà Il Gip: se deciderà di vedere, quando arrivano, le carte della Cassazione, sottraendo all’indagato il tempo necessario per presentarsi alle elezioni, o se vorrà autonomamente riprendere il fascicolo per rivederlo nella parte che riguarda l’entità delle misure cautelari. In ogni caso, oggi Pittella , forte del fatto che comunque la Cassazione ha valutato positivamente il suo ricorso, pur non intervenendo direttamente, nella determinazione, potrebbe e dovrebbe fare un gesto significativo , che è quello di rinunciare spontaneamente ed ufficialmente alla ricandidatura. Tirare la questione fino a creare uno strappo tra poteri è un non senso, così come politicamente non porta vantaggi il fatto di tornare a dividersi , in questa già squinternata coalizione, sulla questione Pittella sì, Pittella no. Si metta a recuperare i cocci di una coalizione che ha dato il peggio di sé e veda se può farne venire qualcosa fuori. Segnali ci sono rispetto a questa soluzione che potrebbe quanto meno creare un nucleo di aggregazione sul quale riprendere quell’azione politica che era partita così bene e poi s’è persa per strada. Rocco Rosa