Forse è arrivata la volta buona per Lagonegro che da vent’anni aspetta un Ospedale all’altezza del suo ruolo di città di servizio non solo del lagonegrese ma anche del Cilento e della vicina valle del Diano. Lo sfortunato epilogo della vicenda del project financing, con la scelta di un sito che alla fine si è rivelato non idoneo, sta accelerando una idea alternativa di costruirlo nel sito ed al posto dell’ospedale attualmente esistente, attraverso una operazione in due fasi, la prima diretta a costruire un’ala nuova per l’allocazione delle strutture e la seconda per l’ampliamento e la messa a regime dell’intero nosocomio. La soluzione in situ , ancorchè più temeraria rispetto a quella originaria, permetterebbe di utilizzare anche gli investimenti che erano stati programmati per efficientare il vecchio edificio e consentirebbe di allargare notevolmente il presidio ospedaliero anche attraverso l’esproprio di aree adiacenti ed utilizzate a parcheggio. La proposta ha diviso la comunità di lagonegro , tra chi voleva semplicemente passare da un contenitore all’altro e chi invece poneva dei dubbi circa i tempi e la fattibilità di un nuovo nosocomio in altra sede, una preoccupazione per niente peregrina visto l’esito della precedente scelta, protrattasi per oltre venti anni tra progetti, modifiche, sondaggi ripetuti, aumento dei costi, e via discorrendo. Tra i fautori della ricostruzione in situ, il consigliere regionale Piro, capogruppo di Forza Italia, è quello che più si sta spendendo per una soluzione che arrivi subito alla fase operativa, evitando di ripetere la lunga trafila connessa ad una progettazione di un ospedale ex novo. Il ragionamento è abbastanza concreto: ci sono diciannove milioni per interventi già programmati di ristrutturazione del vecchio nosocomio , ma , per una struttura che ha più di mezzo secolo, diventano gocce nel mare. Tanto vale aggiungerli ai plafond ( 76 milioni) destinato al nuovo ospedale e procedere ad un intervento unico di demolizione e ricostruzione di quello esistente (96 milioni in totale), ciò che consentirebbe di far rinascere l’ospedale sul suo sito originario. Si eviterebbero problemi di autorizzazioni, problemi afferenti la destinazione urbanistica, cambi di piani regolatori e via dicendo. Tra l’altro ciò conduce ad evidenti ed immediati vantaggi:
- l’ospedale sarebbe, ovviamente, completamente rifatto, con standard sanitari, funzionalità di percorsi ed ambienti, prestazioni impiantistiche e livelli di sicurezza propri di un nuovo ospedale;
- il padiglione in progettazione, finanziato all’ASP, sarebbe parte integrante del Nuovo Ospedale, costituendone la prima fase realizzativa, con superamento delle condivisibili osservazioni mosse dal Ministero della Salute sul futuro reimpiego dello stesso e dei fabbricati ospedalieri esistenti;
- eliminazione della spesa per espropri, essendo il sito già di proprietà dell’Azienda Ospedaliera;
- eliminazione della spesa per opere di viabilità, di sistemazione, di urbanizzazione e di allacciamento ai servizi, opere già evidentemente presenti;
- superamento delle problematiche urbanistiche e paesaggistiche, avendo il sito già destinazione sanitaria e non ricadendo -evidentemente- in aree soggette a vincolo;
- possibilità di convergenza nello stesso intervento delle risorse assegnate per l’adeguamento sismico di parte dell’ospedale;
- riduzione rilevante del costo complessivo di realizzazione, con un risparmio di circa 40 M€, che potrebbero essere utilizzati più efficientemente per l’aggiornamento tecnologico delle strutture del Servizio Sanitario Regionale;
- riduzione dei costi di manutenzione e rifunzionalizzazione dell’ospedale esistente.
Quanto all’osservazione più pertinente riferito alle modalità di passaggio da una situazi0one all’altra senza soluzione di continuità per il servizio ospedaliero, la proposta realizzativa caldeggiata da Piro è stata articolata in maniera da garantire tutte le attività sanitarie in continuum, senza alcuna interruzione; garantire, a regime, gli stessi livelli prestazionali e le stesse funzioni originariamente previste nel Nuovo Ospedale del Lagonegrese; ottimizzare i tempi di intervento, immediatamente attivabile con la costruzione del padiglione in progettazione e completabile senza interruzioni nelle lavorazioni attraverso l’immediato avvio del procedimento tecnico-amministrativo per la realizzazione dei rimanenti due corpi; separare i percorsi dell’emergenza/urgenza da quelli dell’utenza ospedaliera e, ancor più, da quelli ambulatoriali; assicurare un unico linguaggio architettonico e funzionale, con una resa senza dubbio in linea con le più recenti costruzioni ospedaliere. L’esperienza di altre ristrutturazioni portate a buon fine nei nosocomi lucani porta acqua al mulino di questa tesi, facendola passare come un intervento che nel giro di pochissimi anni porterebbe al risultato che la città si aspetta. Rocco Rosa
