A proposito di beni regionali sui quali i commissari liquidatori si siedono per anni ed anni, facendone innanzitutto una fonte di reddito per chi liquida, c’è il caso Pamafi, sui cui il consigliere Lacorazza alza il dito oggi per chiedere perché non si dia seguito alla idea venuta da una scuola di Maratea per farne la “ città dell’ambiente” . Il riferimento è al progetto dell’istituto comprensivo Casimiro Gennari di maratea e alla iniziativa delle insegnanti Il seguente progetto è nato da un’idea delle docenti Anna Rubino e Maria Rosaria De Nicola. Per quei pochi che non lo sapessero, o per i lettori che vivono fuori della Basilicata, stiamo parlando di un’area che era stata adibita, all’epoca del Conte Rfivetti, cioè anni sessanta, alla coltivazione vivaistica, 24 ettari di capannoni e di coltivazioni a cielo aperto che non solo hanno avuto per anni un successo imprenditoriale, ma che sono valsi a preservare dalla speculazione l’intero tratto lucano della foce del noce, contribuendo così a fare di Maratea una”isola” che stacca il continuum di degrado edilizio e di cementificazione selvaggia. Da anni la società , sottoposta a vicende giudiziarie di fallimento e di liquidazione, è retta da tre Commissari del Mise ( uno non ne bastava) , ma questi hanno preso radice come alberi secolari e non portano a conclusione il loro lavoro. Addirittura ci dicono che la palazzina viene opccupata da un funzionario della Forestale, non si sa a che titolo. Il degrado che segna l’intera situazione è evidente , come dimostrano alcune immagini che ci sono state inviate, ed è arrivata l’ora che si sradichino certe radici burocratiche che stanno danneggiando non poco la Basilicata. L’idea progettuale della scuola di Maratea è interessante perché si potrebbe collegare con il desiderio del sindaco Cipolla e della cittadina marateota di istituzione dell’Area marina Protetta di Maratea creando un ambiente di studio scientifico e di preservazione dell’habitat. Non va dimenticato infatti che Maratea già dispone di quattro aree SIC, e che gli scienziati hanno scoperto al largo della cittadina lucana la presenza di ben sette vulcani, con una specificità di habitat che è tutto da studiare. Questa scelta è peraltro inserita in un luogo dove la biodiversità è accentuata, per la presenza di tre parchi nazionali che potrebbero fare di quell’area un territorio a forte vocazione per il turismo scolastico, diventandone una eccellenza italiana ed un punto di riferimento obbligato per un turismo a valenza ambientale. Insomma il caso Pamafi è emblematico dei grandi beni trascurati perchè affidati alle mani secolari dei Commissari. Per chi non lo sapesse, la Pamafi era una società il cui nome il Conte Rivetti aveva attinto dalle iniziali di Padre, Madre e Figlio. Oggi dovrebbe aggiungere..le iniziali dei tre curatori, sperando che la cosa si fermi qui. Rocco Rosa