by DINO DE ANGELIS
In Italia ogniqualvolta si verifica una discussione, i cittadini del belpaese sentono di doversi schierare. La neutralità non ci appartiene in nessun modo. Siamo figli di una generazione di tifosi sfegatati: davanti a una questione sentiamo, immancabilmente, come un richiamo ancestrale di identità, di dover dire chi ha ragione e chi ha torto. È meravigliosa la nostra capacità di sentirci, ineluttabilmente “a favore” o “contro”. Sarà il calcio che nel nostro paese la fa da padrone, sarà che siamo tutti figli dei duelli western alla Sergio Leone, saranno le epiche (e per certi versi cavalleresche) sfide Coppi Bartali, ma nella nostra natura si nasconde un tifoso con caratteristiche di ultras latente che balza fuori dalla tribuna, scende sul campo e, se non gli danno ragione, azzanna famelicamente tutti quelli che non stanno dalla sua parte.
In questi giorni in Italia quelli che hanno creato dei succulenti argomenti di discussione sono i giornalisti. Non i politici, non le squadre di calcio, non le importanti questioni di vita e di morte che pure campeggiano spettrali sulla nostra regione, ma a tenere banco sono importanti ed autorevoli operatori dell’informazione nazionale.
Oltre al famigerato “caso” Sorgi (di cui si è parlato in lungo e in largo, e non solo in Basilicata), ce ne sono almeno un altro paio che meritano di essere menzionati.
Il primo è il caso piuttosto eclatante di Bruno Vespa che, a un certo punto, decide di invitare in trasmissione (non a tele Albania, ma in un programma di altissimi ascolti della rete nazionale), nientepopodimeno che il figlio di Totò Riina. La cosa alimenta una serie di polemiche contro la decisione dell’anchor man, che partono dalla presidente della Rai, investono altri colleghi dell’informazione nazionale per finire alle famiglie che hanno perso i loro cari per mano della mafia. E fin lì c’è anche da capirli.
Da buon italiano tifoso, decido di prendere anch’io una posizione. E la riflessione che ne consegue è che non condannerei Vespa per aver intervistato il figlio dell’uomo più pericoloso e letale d’Italia, perché altrimenti avremmo dovuto biasimare decenni di storia del giornalismo, inaugurato dalle celeberrime interviste che Enzo Biagi fece a Luciano Liggio, Raffaele Cutolo o a Tommaso Buscetta. Siamo d’accordo che Vespa non è Biagi, ma infatti non ha intervistato il capo dei capi, ma suo figlio. Le proporzioni dicono tutto anche rispetto alla statura del giornalista in questione.
Mi sono invece di gran lunga più indignato a sentire un altro importante operatore dell’informazione, Gerardo Greco , il quale, intervistando nella sua trasmissione mattutina, il presidente della Puglia, Michele Emiliano, a un certo punto afferma che il prossimo referendum del 17 aprile sulle trivelle riguarda solo le regioni che lo hanno proposto e non l’Italia intera. Non c’è niente da fare, siamo tifosi. Pollice su o pollice verso, e non ci cambierà mai nessuno. Ma di un po’ di più di professionalità, di quello sì che ci sarebbe bisogno.
