GIAMPIERO IUDICELLO
La regolarizzazione degli immigrati irregolari impegnati stabilmente nei lavori in agricoltura ( ma anche in altri settori economici del paese) è un atto che risponde non solo a ragioni di giustizia sociale e rispetto della dignità umana ( e per me già questa è una ragione più che sufficiente), ma anche un atto che può produrre effetti benefici sotto diversi punti di vista.
Mi viene da sorridere pensando a chi, in un mondo interconnesso come quello di oggi, pensa di salvare la dignità dei lavoratori limitandola ai confini della propria nazione o ai lavoratori “italiani”, o a chi pensa che ci siano diritti e politiche economiche buone per una singola nazione.
Non dobbiamo dimenticare che la connessione tra persona e lavoratore è inscindibile. Non esiste il lavoro ma esistono in concreto i lavoratori. I lavoratori non hanno colore o nazionalità, come non ha colore e nazionalità la dignità umana.
Il lavoro è insieme il luogo dove l’uomo afferma la propria dignità, ma è anche il luogo della relazione e il luogo dell’autonomia, della possibilità cioè di dominare la complessità sociale e l’incertezza che le è connaturata.
La vecchia contrapposizione “socialista” tra profitto e salario è uno schema superato ma non è superato lo sfruttamento del lavoro che non riguarda solo la paga o il salario ma investe tutta la vita: i modi di pensare, i territori, le relazioni sociali.
Oggi più che mai, in un mondo globalizzato e interconnesso dove il mercato non ha più confini, bisogna lottare per il superamento di ogni forma di lavoro servile e di precarizzazione, bisogna lottare per realizzare una condizione umana di autonomia.
Accanto a questo aspetto essenziale, bisogna sottolineare come la regolarizzazione degli “invisibili” oltre che doverosa è opportuna anche per altri motivi:
- Gli irregolari, c.d. “invisibili”, rappresentano probabili fattori di rischio nella nascita di nuovi focolai dell’epidemia covid. E’ evidente che la presenza di un gran numero di irregolari in diverse aree geografiche del paese rende meno incisive le attività di monitoraggio e somministrazione di test sanitari necessarie per una buona riuscita della fase due.
- E’ noto anche ai sassi che gli irregolari costituiscono un bacino di manovalanza per le attività della criminalità organizzata.
- La regolarizzazione dei lavoratori stranieri ridurrebbe le condizioni di degrado e scarsa dignità che rendono il lavoro degli immigrati irregolari più “conveniente” rispetto a quello dei lavoratori italiani che non accettano queste condizioni. Si limiterebbe così la penalizzazione per gli imprenditori onesti che non ricorrono a forme di sfruttamento della manodopera che a volte arriva ai limiti di una vera e propria condizione servile.
