Impegni che non si mantengono e giustificazioni che non giustificano. Le continue fiammate della torcia Total a Tempa Rossa rappresentano una emergenza ambientale e sanitaria di cui nè l’azienda nè le autorità sembrano farsi carico seriamente.. Un’emergenza ambientale mai risolta, ma piuttosto alimentata da scelte politiche discutibili e da una gestione opaca. Si ha tutta l’impressione che il Governo Bardi sia succube dell’arroganza della Total, e non da oggi.
Uno dei primi atti della Giunta Bardi fu l’annullamento dei vincoli e delle prescrizioni contenuti nell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), che imponeva paletti stringenti all’attività estrattiva.
Una decisione che ha spianato la strada all’autorizzazione dell’emungimento di idrocarburi da parte di Total, senza le tutele ambientali previste in precedenza.
Nel frattempo, gli abitanti di Corleto Perticara, Guardia Perticara e Gorgoglione hanno assistito impotenti a un aumento degli episodi di malfunzionamento e delle emissioni della torcia, generando allarme e proteste sempre più frequenti.
Uno dei momenti più critici si verificò quando proprio chi aveva agevolato l’autorizzazione si vide costretto, dopo una sommossa popolare, a comminare una sanzione alla Total.
Le contestazioni riguardavano l’inosservanza di quattro prescrizioni contenute nell’AIA, così come stabilito nella DGR n. 1888/2011.
In particolare, alla Total E&P Italia fu contestata la mancata trasparenza nella comunicazione: di fatto, non è stato possibile valutare in maniera certa l’entità degli eventi e dei malfunzionamenti, lasciando nell’incertezza sia gli enti di controllo che la popolazione.
“Oil for food”travestiti da compensazioni in cambio di silenzio
Di fronte al crescente malcontento degli abitanti del Sauro, la strategia adottata da Regione Basilicata e Total è stata quella di puntare sulle compensazioni economiche per smorzare la protesta. Un vecchio schema già visto.
In cambio dell’estrazione petrolifera incontrollata, si promettono interventi di sviluppo e sostegno economico ai territori. Ma la vera contropartita è stata un’altra: una massiccia propaganda per tranquillizzare i cittadini e consentire alla multinazionale di continuare indisturbata.
Sulla scia della sorveglianza sanitaria avviata dalla precedente Giunta, in pompa magna si è deciso di lanciare oltre tre anni e fa, un nuovo progetto “ambizioso”: il famigerato LucAS (Lucani Ambiente e Salute), finanziato con 25 milioni di euro nell’ambito degli accordi tra Total, Eni, Mitsui e Shell.
Un’operazione che avrebbe dovuto garantire monitoraggi ambientali, studi epidemiologici e un polo di ricerca diffuso sul territorio. In realtà, per i cittadini di Tempa Rossa LucAS si è rivelato un enorme bluff,: dopo quasi quattro anni non se ne vede traccia.
Nulla è stato fatto, mentre le torce della Total continuano a bruciare di tutto giorno e notte, nel silenzio della Regione .
Eppure, l’emergenza ambientale in Basilicata non è un problema di secondaria importanza. Servono risposte immediate, trasparenza e interventi concreti per tutelare la salute dei cittadini. Non si deve sempre ricorrere alle Autorità giudiziarie per avere trasparenza . Ma fino a quando prevarranno le logiche delle compensazioni economiche e della propaganda, la Basilicata resterà terra di conquista , con il beneplacito di chi avrebbe dovuto difendere il territorio e invece ha scelto di togliere i vincoli, chiudere un occhio e lasciare campo libero.
PAROLA D’ORDINE. NESSUN DISTURBO ALLA TOTAL
