Il TG3 ha indirettamente presentato ieri l’unico candidato del Pd che appare certo nella competizione elettorale del 4 Marzo, e cioè l’europarlamentare Gianni Pittella, sceso a Matera anzitempo per rivendicare che l’operazione 2019 la si deve un pochettino anche a lui. Lo sapevamo ,ma , per chi se lo fosse scordato, ha voluto ribadirlo con lo strumento comunicativo più importante che c’è in regione. Si sa che dovrebbe candidarsi al collegio unico senatoriale ma non si sa contro chi degli ex Pd. La discussione è in corso tra due possibili soluzioni, Bubbico o Folino. Che non sono soluzioni complementari ma alternative, nel senso che col primo ci sarebbe un confronto di fioretto, nel secondo un confronto con l’accetta. Il tipo di scontro non è privo di conseguenze, se si pensa al dopo 2018 e alle elezioni regionali. Una rottura traumatica del filo di dialogo che ancor persiste ai livelli alti della politica regionale significa , per gli ex Pd, giocarsi tutto , anche la possibilità di ricucire i rapporti sotto l’egida di un Gentiloni super partes. Ma siccome hanno bisogno di superare l’asticella del 10 per cento di consensi, quello di rompere definitivamente i rapporti sembra secondario rispetto al “ primum vivere, deinde…” e si fanno meno forti le voci di chi dice pensiamo anche al dopo. Si va facendo, dunque, facendo strada la voglia di menarsela di santa ragione, mettendo in prima fila le persone che non fanno sconti, e cioè Folino, Placido, Barozzino, tenendo fuori dai collegi uninominali i personaggi più autorevoli,a cominciare da Speranza. IL problema semmai sarà quello di tranquillizzare i candidati ai collegi nel senso di non considerarli candidati allo sbaraglio, o carne da cannone,ma di prevedere una soluzione di emergenza nel proporzionale qui o altrove. Nel Pd poi si deve tenere conto che non essendo ,probabilmente, in diretta competizione il Governatore Marcello Pittella, egli vorrà manifestare la propria forza in maniera equanime tra Senato e Camera e , oltre alle candidature da dare alle correnti del Partito, Emiliano in testa, vorrà un nome romano ( Franceschini, la Boschi?) sul collo del quale o della quale tatuare lo stemma di Lauria, assurta a centro della politica regionale. Chi invece si è mosso dietro le quinte romane, con una disinvoltura da passerella di moda, è il sempreverde senatore Margiotta, che si trova probabile capolista nel proporzionale senza doversi affannare più di tanto per tornare a Roma. Si è fatto i costi senza l’oste, di una destra capace di travolgere la diga di potere e di un cinquestelle in grado di ribaltare la situazione?. Oggi non sembra. Prenderanno quanto gli tocca in base a quanto si è visto e si vede. Questa non è terra di sorprese per il semplice fatto che quelli che potevano cambiare la situazione sono lontani e ,molti di loro, della basilicata e di quello che vi succede non vogliono sentir parlare. Rocco Rosa
PARTE COL TG3 LA CANDIDATURA DI GIANNI PITTELLA
