Continuo a tornare nella mia terra senza redenzione, a cacciarvi i miei demoni, che tanto nessuno vi fa caso. Torno, prendo e di nuovo vado via, come si è sempre fatto: vado a sentirmi salvata altrove. Eppure non c’è nessun altro posto al mondo dove chiederei di poter rinascere. Lungo i sentieri di quella terra faticosa che conosce il limite, la finitudine, posso tornare a girare alla cieca, a perdere tempo e nel tempo perdermi. Attraverso rivelazioni provvisorie e furtive, attraverso immagini che sono a loro modo poetiche – nella prosa disarticolata del mondo intorno – riaccolgo la ferita nella sua bellezza. Continuo a tornare perché sono parte di un mondo a parte.
Prendo in prestito queste parole da Carmen Pellegrino perchè quando si torna da “un mondo a parte” servono il tempo, lo spazio e le parole per ritrovare equilibri e riprendere a percorrere le strade del nostro quotidiano. Serve saper lasciare andare i profumi, gli angoli nascosti e le sensazioni che portano con sè per accoglierne altre. E allora le fermo su un foglio bianco, le regalo al mondo per fare spazio nel cuore.
Succede sempre, è come un rito che si ripete dopo ogni estate, Natale, dopo tantissimi chilometri in viaggio verso Sud col mare a destra e gli occhi stanchi; é così che la mancanza diventa ricordo, odori, parole nella testa che fanno compagnia. E che tengono viva l’appartenenza, la sensazione per cui c’è un unico e solo posto nel mondo in cui voler ritornare (con anche i suoi limiti e le sue finitudini). Non mi stancherò mai di riabbracciare, ascoltare, condividere, sedermi a tavola, scegliere una parola in dialetto che più di altre esprime un senso. Di parlare con i miei genitori e scoprirli meno forti di quanto pensassi (dove sono gli eroi indistruttibili di quando ero bambina?). Di godermi la risata dei miei amici. E allo stesso tempo di guardare il mondo con occhi nuovi, con un utile distacco che da sempre mi porta in salvo.
Mai smetterò di aspettare il tempo di tornare.
Credits: la foto di copertina è di Nicola Albano, NKA
