L’esito del congresso regionale del Pd per la scelta del segretario del partito è stato già segnato dalla fuoriuscita della sinistra, prima quella del sempre tempestivo Folino e poi quella di Bubbico e Speranza. Poiché la loro fuoriuscita era una presa di distanza da Renzi a Roma e da Speranza e soci a Potenza, lasciare campo libero ai renziani significava di fatto privilegiare il gruppo più forte, quello di Pittella , che non si è lasciato prendere dai dubbi ed ha posto avanti il nome di Polese. Oggi parte degli stessi renziani considerano questa scelta divisiva , nel senso che non tiene conto del composito universo che appoggia il segretario nazionale qui in Basilicata . La stessa considerazione fa il consigliere Lacorazza che si è schierato con Emiliano e francamente coerenza vorrebbe che facesse la sua battaglia per la segreteria senza chiedere anche lui un altro candidato renziano che non sia Polese e che magari sia di Matera. Manca solo che dica quando è nato e dove abita. Palese il tentativo , questo sì, di dividere i renziani e di infilarsi in queste spaccature per determinare un cambio di scenario. In politica tutto è possibile, fuorchè lavorare di troppa fantasia. Se c’è un appuntamento che conta in un partito è la scelta del segretario e la creazione intorno a lui di una maggioranza che gli permetta di muoversi soprattutto nella fase che precede le elezioni nazionali e quelle regionali. Si può essere differentemente renziani , come avviene a Roma, e di questo si tiene conto nelle istituzioni , nel gioco poco edificante della spartizione di potere, ma non nella scelta del segretario che è di per se stesso l’indicazione del gruppo più forte. Quindi lo si lasci scegliere democraticamente dalla base e le correnti facciano tutti i giochi che ritengono di fare, accoppiandosi, scoppiandosi, dissociandosi o l’inverso, ma portando una persona con il peso di un gruppo o di più gruppi convergenti. Ma , trovare un accordo a tavolino, dicendo questo sì’ questo nò, non mi sembra che sia un atto coerente con chi ogni giorno dice che bisogna cambiare metodo e ridare voce alla gente. Poi che una maggioranza si debba rispettare al proprio interno ,senza giocare a ridimensionare gli alleati o peggio a mortificarli, è una cosa che attiene alla capacità strategica delle persone e al peso reale di una leadership, ove questa voglia ambire a rappresentare il tutto e a diventare punto di riferimento di tutti. Questa corsa impossibile ad una candidatura unitaria sembra la favola del condannato che pretendeva di scegliere l’albero dell’esecuzione, con il che vivendo cent’anni. rocco rosa
PD, LA CORSA IMPOSSIBILE A CHI E’ MENO DIVISIVO
