Era il minimo sindacale per Salvini mettere il partito di Basilicata nelle mani di Pasquale Pepe, sacrificato negli accordi di partito per la scelta dei capilista alle recenti elezioni parlamentari. Gli era stato promesso il sottosegretariato e anche questo è sfumato nel complicato gioco degli equilibri interni, così che almeno gli si dà il mandato di plenipotenziario del partito in terra lucana. Che non è poca cosa, visto che Pepe ci arriva con un quadro chiaro dei rapporti interni, con la dissidenza che ormai si è fatta volontariamente da parte, salutando il partito di Salvini. E dunque se è vero che la Lega si è ridimensionata in questa travagliata legislatura regionale, è pure vero che il nucleo centrale , quello che include la città di Potenza ed i suoi esponenti di rilievo, ad iniziare da Fanelli e Guarente , si ritrova unito nel riprendere un percorso di crescita. E l’obiettivo di questo lavoro che ci si prepara a fare è il tallonamento serrato del Governo regionale, con diverse opzioni tattiche che non escludono neanche il voto anticipato. Questo perché c’è un malumore palpabile all’interno della stessa maggioranza di centrodestra che è dato dalla lontananza che i partiti vivono rispetto al potere regionale, retaggio di una impostazione che Bardi ha dato al suo Governo di decidere le grandi questioni a livello romano, saltando l’intermediazione degli alleati regionali. Se a questo poi si collega il ragionamento che le cose non vanno bene e che la sola possibilità, per la destra, di restare al comando della regione è quella di cogliere lo scollamento delle opposizioni e la loro incapacità di schierarsi, nei tempi brevi, in un assetto se non vincente quanto meno concorrenziale, anticipando la scadenza elettorale, allora si capisce che Bardi non può dormire sonni tranquilli e che l’opzione elettorale non è affatto una ipotesi remota. Quello che è certo è che , elezioni a parte, il neo commissario del partito per rimettere insieme una squadra competitiva deve alzare la voce, tallonare il Governo regionale ed alzare l’ asticella dell’impegno istituzionale a fare determinare cose subito e bene. Questo anche perché dietro Bardi non c’è più un partito forte, ma un partito dilaniato, rimaneggiato, frustrato e senza guida, che non è più in grado di fare da argine ad eventuali assalti. E dunque , quando dicevamo che la mancata nomina a sottosegretario dell’ex senatore di Tolve avrebbe provocato una fortissima turbolenza in Basilicata, avevamo solo anticipato lo scenario che adesso si presenta ai lucani: una forte conflittualità che non esclude un redde rationem di questo Governo regionale, costretto, al minimo, a cambiare completamente modo di operare in cambio di un auspicabile raggiungimento della fine della legislatura , ma sempre con la mannaia sulla testa di una possibile interruzione della stessa. E in questa situazione, non basta certo il sostegno di Italia Viva, che , in caso di belligerenza interna alla maggioranza, diventa praticamente ininfluente. Conforta questa ipotesi anche quanto avviene in Fratelli d’Italia, ormai depositaria della golden share di questo Governo. Si parla apertamente di contatti romani indirizzati ad un cambiamento sostanziale della situazione, non escludendo la possibilità di fruire di questa finestra temporale delle elezioni in alcune regioni per creare il fatto nuovo di un passaggio elettorale in Basilicata che legittimi e sostanzi l’agognata leadership del meloniano Quarto. L’imprenditoria , non solo quella agricola, si sta interrogando. Rocco Rosa
PEPE , COMMISSARIO REGIONALE COL DENTE AMARO
