Peppino Montanaro era il volto di un comunista convinto, inflessibile, valoroso. La sua sezione di partito a Verderuolo era un fronte di guerra, in una lotta che era fatta di ideali ma anche di proposte, di iniziative e di lotta per la gente , per i lavoratori e per i bisognosi. Un soldato che ha creduto nella guerra che faceva e che si è rinchiuso nel silenzio in un dopoguerra che ha deluso tanti onesti soldati come lui. Leggiamo la nota di Pietro Simonetti:
E‘morto Peppino Montanaro un compagno che ha rappresentato un esempio di militanza e di umanita’ prima nel Psiup, poi nel Pci e nella Sinistra lucana .
E’scomparso a 94 dopo tante lotte e battaglie sociali e politiche unitarie per il lavoro, la democrazia, la pace.
Ha iniziato da giovane, dopo gli impegni lavorativi al Convitto Nazionale, a distribuire l’Unita’ la domenica.
Un giornale che ha scandito la sua vita:soffri moltissimo quando fu chiuso.
Seguiva l’invito di Enrico Berliguer:non solo casa per casa con l’Unita’ ma anche per il tesseramento ed il sostegno a compagni in difficolta’ con la sua tipica attenzione.
E’stato per tanto tempo un protagonista della mitica sezione del Pci di Verderuolo intitolata a Giuseppe di Vittorio.
Sempre presente e informato, unitario ma inflessibile nel seguire la linea del partito e partecipe delle lotte sindacali:l’Unita e il volantino nelle case e nei luoghi di lavoro specialmente nei momenti piu’difficile.
La sinistra perde una grande persona che non ha mai avuto purtroppo una carica elettiva istituzionale ma che ha rappresentato per giovani, donne e uomini un punto di riferimento essenziale.
Negli ultimi anni ci incontravamo nel crocevia Piazza Prefettura/scale mobili. Aveva sostituito l’Unita’ con il Manifesto. Mi chiedeva come andava con i migranti e la lotta al caporalato, era molto curioso, commentava, spronava a continuare per assicurare a tutti i diritti civili e del lavoro.
E’arrivata la giornata del dolore per la moltitudine che lo apprezzava e lo stimava. Come scrisse Majakovskji”bisogna afferrare il futuro, lottare, battersi compagni”.
Credo che ci ha lasciato questo messaggio per ricostruire un movimento progressista all’altezza dei tempi che viviamo e della centralita’del lavoro e della democrazia.
