di ROCCO PESARINI

 

Sono sempre più convinto che se i social fossero già esistiti all’epoca della scomparsa di Elisa, si sarebbe creata da subito un’onda, sempre più grande, di richiesta di verità e giustizia che avrebbe spazzato in pochissimi giorni quel clima di “dimenticanza” (o omertà, fate voi) che per tanti anni ha accompagnato la vicenda della giovane potentina. Perché, chi quegli anni li ha vissuti, sa benissimo il clima “ovattato” (per non usare aggettivi e sinonimi forse ormai abusati) che iniziò a respirarsi in città a partire da quel giorno di settembre del 1993, clima che portò poi ad un addormentamento graduale ma progressivo dell’interesse e, conseguenzialmente, delle coscienze di tanti, forse troppi, potentini (emblematica è la scena della fiaccolata del 1996 che si vede anche nella serie TV dove parteciparono pochissime decine di cittadini).

L’attenzione per il “caso Claps” riesplose poi solo dopo ben 17 anni, quando nel marzo 2010 giunse come un fulmine a ciel sereno la notizia che era stato trovato un cadavere nel sottotetto della Chiesa della Trinità e, senza che nessun inquirente, magistrato o poliziotto dovesse aggiungere o dichiarare ufficialmente alcunché, tutti esclamammo all’unisono “Hanno trovato Elisa!”.

Quando ho poi saputo che avrebbero girato una fiction su Elisa, ho da subito temuto che potesse risultare un prodotto di scarsa qualità, girata e prodotta alla buona e che avrebbe potuto rendere un cattivo servigio alla memoria di Elisa. E invece, vedendo le prime due puntate, leggendo i tantissimi commenti entusiastici di milioni di cittadini potentini, lucani, italiani che la stanno seguendo con estrema attenzione ed estremo rispetto, posso affermare senza tema di smentita che la fiction Per Elisa è uno dei prodotti televisivi di maggior qualità e spessore degli ultimi decenni della tv italiana, una tv italiana che quando racconta storie nel modo come quello che ha fatto per quella di Elisa, ha pochi eguali al mondo.

Ed è fondamentale che la storia di Elisa sia stata prodotta, girata e trasmessa dal servizio pubblico televisivo per quel ruolo di guida, di coscienza che il servizio pubblico deve rivestire o tornare a rivestire, a fronte di tv commerciali ormai sempre più proiettate a programmi in costante caduta libera sul piano della qualità e dei contenuti.

Per Elisa risulta essere altresì  fondamentale per una comunità come quella potentina che sembra finalmente, essersi unita, compattata e ritrovata nel ricordo commosso, nello sdegno sincero e nell’accorata richiesta di totale ed incondizionata di verità e giustizia per la piccola Elisa. Un’unità che, forse, nella nostra città non si viveva e non si respirava da troppo tempo. Coscienze che sembrano essersi risvegliate con il venir meno della tendenza a “buttare la polvere sotto il tappeto”.

Ed è bellissimo che, in un cast di attori nazionali di assoluto livello, abbiano recitato piccole parti, attori ed attrici potentini, diversi dei quali assai giovani e probabilmente nemmeno nati all’epoca dei fatti, che testimoniano come questa città sappia ESSERE COMUNITA’ e sappia far nascere ed allevare talenti di assoluto valore.

Ed ecco che, accanto ai bravissimi Gianmarco Saurino, Giacomo Giorgio e tutti gli altri bravissimi attori della serie, da potentino mi fa immensamente piacere conoscere ed ammirare le capacità attoriali di Ilenia Ginefra, Irene Mattia, Michele Olita, Ornella Senesi, Eva Immediato, Felice Chiorazzo ed altre valenti comparse.

E, dulcis in fundo, la costruzione in Congo di un ospedale con i soldi che l’immenso Gildo ha ottenuto (in veste di consulente dalla casa di produzione televisiva) e deciso di devolvere, di concerto con la famiglia Claps, per la realizzazione di questa meravigliosa infrastruttura in Africa dando forma e sostanza a quello che era il sogno di Elisa di diventare medico, magari aiutando tanta povera gente proprio ne continente africano.

Elisa non è più tra noi ma la sua storia, e ciò che essa ci ha lasciato, è divenuta immortale.

Per Elisa.