Quando si è in una situazione di emergenza collettiva, le persone per bene si adoperano per dare una mano , indipendentemente dalla posizione che ricoprono , dalle loro idee  e dal loro tornaconto. Se poi si è investiti di una responsabilità elettorale, come quella in capo ai consiglieri regionali tutti, questo atteggiamento etico non è un optional ma un dovere, per maggioranza ed opposizione. Ora, per quanto riguarda la Basilicata, possiamo dire di essere in emergenza, perchè, per una serie di cause, non si riesce a dare alla barca una rotta decisa e ad imprimerle un ritmo efficiente, anche se si è cambiato più volte  l’equipaggio scelto per la traversata. I problemi sono noti: l’orizzonte è avvolto nella nebbia dell’incertezza, le bandierine del PNRR non sono messe a fuoco, l’andatura è molto più lenta di tutte le altre barche, si litiga mentre si rema, con quale effetto per la stabilità della barca è facile immaginare. Colpa dell’inesperienza dell’equipaggio, della scarsa intesa tra quelli chiamati a remare, con battibecchi e ostruzionismi ,ora da un lato ora dall’altro, ma anche colpa dell’ostinazione del capitano a ignorare la situazione reale, ostentando sicurezza e autosufficienza nonostante tutti si siano resi conto che la navigazione è a rischio . A tutto questo si aggiunge l’atteggiamento del “tanto peggio tanto meglio” che quelli che sono stati protagonisti di precedenti traversate hanno assunto, in nome di una convenienza di bottega e di una rivincita sull’opinione pubblica, tutte cose che in casi come questi, dovrebbero essere secondarie rispetto alla necessità di dare comunque una mano nell’emergenza . Si spera che l’ultimo assetto dato all’equipaggio possa fare il miracolo di recuperare una navigabilità più tranquilla e sicura, ma I miracoli sono merce rara  e piuttosto che vivere fideisticamente di attesa, bisognerebbe fare qualcosa di meno trascendentale e  più concreto . Per prima cosa, toccherebbe al capitano verificare , già da martedì prossimo, se,  stante questa situazione di permanente incertezza e di persistente litigiosità, non sia il caso di affrontare la situazione di petto, chiamare tutti i consiglieri della maggioranza e mettere nero su bianco i nodi che secondo alcuni  non sono stati ancora sciolti e che starebbero dietro anche alle ultime intemperanze. Che non attengono al solo equilibrio di potere fra i partiti e dentro i partiti ma anche e sopratutto ad una insoddisfazione evidente per alcune decisioni che non sono piaciute e che provocano molto malumore,  prima di tutte il  nuovo ordinamento degli uffici, che prima molti consiglieri hanno fatto passare con disattenzione ma che ora  scoprono stia provocando effetti imprevisti. Chi vive la vita dei Dipartimenti sta assistendo ad uno scollamento del binomio di vertice, tra l’assessore  che intende dare la linea e decidere sulla soluzione da dare ai singoli problemi  e il direttore generale che, dipendendo funzionalmente e gerarchicamente dalla presidenza, si limita a prendere ordini dagli uffici di Gabinetto , con il che depotenziando la funzione assessorile fino a farla diventare quella di un mero collaboratore del Presidente. Chi ha un pò di esperienza della vita delle Istituzioni elettive sa che la fortuna o la sfortuna di certi Presidenti ( o di Sindaci) è nella spinta settoriale che I singoli assessorati danno alla conduzione del Dipartimento e alla risoluzione delle diverse tematiche e che l’attivismo di certi assessori ha fatto sempre la differenza nel rendimento dell’Esecutivo, offrendo valore aggiunto alla conduzione dell’Ente.  La differenza tra un organo collegiale e un organo monocratico è quella che passa tra uno che scrive con tutte le dita delle mani e un altro che batte i tasti un dito per  volta. Con il che determinando negli assessorati un vero e proprio vulnus decisionale, rispetto al quale gli stessi dirigenti degli uffici non sanno come comportarsi, chi propendendo per l’ubbidienza al Direttore Generale, chi mettendosi a disposizione dell’assessore, con  una situazione di confusione e di imbarazzo che sarebbe comica se non fosse tragica. Perdurando questa situazione, c’è il rischio di un collasso dell’attività amministrativa , con i dirigenti degli uffici che si sentono ormai spiazzati nel loro ruolo decisionale autonomo e si adagiano ad aspettare ordini dai centri  di comando esterni ai dipartimenti, come possono esserlo la Presidenza della Regione o la task force per il PNRR.  Più in generale, i consiglieri che stanno più di tutti manifestando una insoddisfazione per il modus operandi, lamentano che non ci sia un luogo decisionale regionale, preferendo il presidente bypassare I consiglieri e rivolgersi ai garanti nazionali,. Che nazionali sono, ma garanti neanche per sogno, visto che al massimo parlano per se stessi, come dimostrano i risultati. Che si trovi uno strumento per rimettere in piedi un processo decisionale regionale, è il minimo che si debba fare. Infine, si constata che la Regione è debole nella interlocuzione romana, sopratutto per quanto riguarda il PNRR, sul quale il solo modo per alzare la voce, così flebile da rimanere inascoltata, è mettere insieme in una riunione mensile permanente i parlamentari di tutti I partiti per portare avanti alcune istanze nell’interesse generale. Una mossa del genere, non sarebbe segno di debolezza, ma di lucidità e di coraggio  nell’affrontare una realtà di inadeguatezza collettiva probabilmente non dovuta solo a questa legislatura ma anche al passato, con uffici lasciati senza dirigenti, con centri decisionali spostati all’esterno, con una precarietà che faceva comodo per prendere persone senza regole e con il carattere della “provvisorietà permanente”. Così da creare una armata brancaleone che non si sa da chi dipende e a chi deve fornire risposte.  Se tutto questo non dovesse sortire effetto alcuno, abbia il coraggio il Presidente di andare in Consiglio e proporre un Governo di emergenza lucana, con una Giunta di esterni di provata capacità, e con una nuova formula relazionale tra Esecutivo e Assemblea , in nome di una straordinarietà che si rende necessaria. Tutto fuorchè il far finta che tutto vada bene o il prendere tempo per un malato che sta precipitando verso uno stato comatoso. Responsabilità significa guardare in faccia la realtà ed agire. Rocco Rosa