IOLANDA CARELLA E SALVATORE SEBASTE
Armento
Il toponimo, secondo alcuni studiosi, potrebbe derivare da Armenia; secondo il Racioppi da ramento: terreno di fratte e macchie atto per il pascolo; secondo altri da armamentum, forte guerriera.
Per la sua origine bisogna risalire forse alla guerra di Troia. Infatti nella località di Serra Lustrante (VII-VI sec. a. C.) sono state ritrovate le mura di una città, Galasa (ricordata da Strabone), una cisterna votiva, il tempio di Eraclea e il santuario della dea Mefitis. Pare che Armento sia sorta su Galasa e ancora oggi un luogo è detto Galaso.
Nella prima metà dell’Ottocento le scoperte archeologiche misero alla luce cimeli di arte italo ellenica: monete, armature, gioielli, terrecotte e moltissime ceramiche decorate che si possono ammirare nei musei di Policoro, Potenza, Napoli, Monaco di Baviera, Londra. Nel 1813 in un sepolcro fu trovata la celebre corona d’oro di Critonio (V sec. a.C.) con la scritta in greco Critonio dedicò questa corona. Di essa ne parlarono il Briganti e il Racioppi. La preziosa corona,
secondo la tradizione, venduta per sessantamila ducati o requisita, finì nel Museo archeologico di Napoli; poi fu regalata dai Borboni ad uno degli Asburgo di Vienna, come dono di nozze ed oggi è esposta al Museo Statale di Monaco di Baviera. Il poeta Leonardo Sinisgalli, nel libro “L’albero bianco”, la chiamò Il serto d’oro. Del periodo romano si sa che il proconsole Terenzio Lucano, al ritorno dalla guerra di Cartagine, nominato senatore, dimorò al Casale (centro dell’Armento antica), ove si possono vedere ancora oggi i resti del suo palazzo e la strada a lui intestata. Durante la campagna africana ebbe come schiavo un fanciullo cartaginese che portò a Roma, lo emancipò e gli dette il suo nome. Publio Terenzio Afro diventò uno degli scrittori più importanti della letteratura latina e, nelle sue commedie, qualcuno ha trovato tracce dell’ambiente paesaggistico locale. Il paese rifiorì intorno all’anno mille con l’arrivo dei monaci basiliani di rito greco. In questo periodo la storia di Armento è legata a quella di S. Luca, nato a Demenna, in Sicilia. L’abate passò dalla Calabria a Noia (l’attuale Noepoli), poi si rifugiò nel 959, (per sfuggire alla gloria che il popolo gli tributava per le sue virtù e i prodigi che operava), sulle rive del fiume Agri, dove fece rivivere il monastero di S. Giuliano e formò una numerosa comunità che accolse la povera gente, elargendo ogni tipo di aiuto. Nel 972 S. Luca, messosi a capo del popolo sconfisse i Saraceni, provenienti dal Vulture, che avevano assediato il monastero della Palombara. Il luogo in cui avvenne lo scontro è ancora oggi chiamato Serra o Pietra di S. Luca. Anche un altro abate basiliano, S. Vitale, ebbe importanza nella storia di Armento. Durante il Medioevo, subì la dominazione sveva, angioina e spagnola; nel periodo feudale passò ai vescovi di Tricarico e tuttora dipende da quella diocesi. Nel Settecento si evidenziarono un risveglio economico e un incremento demografico. Durante il periodo del brigantaggio si verificarono episodi di eroismo e di crudeltà, mentre in quello risorgimentale partecipò ai fermenti, ai moti carbonari insorgendo prima dell’arrivo di Garibaldi. Attualmente Armento ha un’economia precaria per cui i giovani emigrano, ma nel mese di agosto tutti si ritrovano e partecipano alle numerose iniziative culturali e folcloristiche.
La Chiesa di S. Luca (fig. 1) è la nuova Chiesa Madre. Costruita negli anni ’50, contiene capolavori provenienti dall’antica chiesa madre, crollata nel 1947. Nell’interno, si nota a destra la scultura lignea a mezzo busto di S. Filippo figura. 2 Neri (fig. 2) del Settecento.
5 MADONNA DELLA STELLA
Cristo del Settecento, una croce lignea del Cinquecento e vari ex voto.
6 S. LUCA
Situata nella parte più alta del paese (fig. 10) la Cappella di Vitale era un tempo la cripta della sovrastante Chiesa Madre che aveva l’aspetto di un fortilizio, poiché recuperata nel 1040 da un’ala del castello che il conte Tuscano dedicò alla venerazione dei corpi dei santi abati Luca e Vitale. Nel 1947, per infiltrazioni di acque, la chiesa crollò trascinando nel fosso Lombardo 54 vani di abitazioni oltre il secentesco soffitto, il coro, l’organo e il battistero. Ciò che rimase fu abbattuto dal Genio Civile onde evitare pericoli alle case circostanti.
9 MADONNA IN TRONO CON BAMBINO
Fu conservata solo la Cripta per il suo valore storico e artistico e come punto d’unione fra il passato e il futuro. La cripta fu restaurata
10 CAPPELLA S. VITALE
a cura della Soprintendenza di Matera, la quale affidò al pittore di Barletta, Amerigo Barrocchia, il compito di ripulire le pitture coperte di calce. La volta a vela (fig. 11) è sostenuta da quattro colonne con rivestimenti secenteschi e con affreschi del 1630, di pittore ignoto, che raffigurano episodi della vita diVitale e di miracoli da lui operati.
Entrando, a destra, si nota (fig. 12) la Crocifissione tra S. Nicola e S. Michele Arcangelo, affresco del Seicento, attribuito al maestro di Moliterno.
12 CROCIFISSIONE
11 CRIPTA
Al centro sopra l’altare c’è in una nicchia la statua lignea del 1630 di S. Vitale. Nella cappella a sinistra in una nicchia sull’altare spicca un mezzobusto ligneo diFrancesco di Paola del Seicento. Manca sulla stessa parete la pregevole tela ad olio del Seicento Crocifisso tra S. Nicola e S. Michele Arcangelo del pittore Antonio Ferri, perché prestata alla Sovrintendenza di Matera per una mostra del pittore tricaricese e non ancora restituita.
13 S. GIOVINA
Nella Cappella della Madonna del Carmine, gravemente danneggiata dal terremoto del 1980, si può ammirare la scultura lignea della Madonna del Carmine dell’Ottocento tra le statue lignee di Santa Giovina (fig. 13) e di S. Vincenzo di Paola. Per recarsi alla Cappella di S. Lucia al Casale si attraversa l’antico borgo sviluppatosi in coincidenza con gli insediamenti basiliani che evidenzia ancora oggi la sua posizione di difesa, secondo i modelli della fortificazione dell’epoca.
Bibliografia
- Anna Grelle Iusco, Arte in Basilicata, Roma, De Luca Editore, 2001.
- Domenico Angerosa, Cenni storici e artistici delle chiese e del patrimonio culturale di Armento.
- Video documentario, Armento e il millenario di San Luca, di Ars Foto video.
- A. Larotonda e R. Palese, Potenza, una provincia di cento comuni, Milano, Arti Grafiche
Motta, 1999.
