di Salvatore Sebaste e Iolanda Carella
Rapone
Il toponimo deriva da rapa e rappa, spina e luogo pieno di spine, secondo il Racioppi, ma secondo altri, località coltivata a vigneti. Le sue origini sono antichissime: nel territorio di Rapone Vecchio sono stati trovati reperti archeologici di un insediamento pre-romano, risalente al VI sec. a.C. Secondo la leggenda, il fondatore sarebbe stato Rapo, uno degli eroi etruschi alleati di Enea, come raccontato nell’Eneide. Rapone è inserito nel Catalogo dei Baroni nel 1060, come suffeudo della contea di Conza del signore Gionata di Balvano. Sotto il regno normanno-svevo, ebbe una prospera situazione economica. In seguito Carlo I d’Angiò assegnò feudo al francese Herveo de Chevreuse e da quel momento cominciò il suo declino. Appartenne quindi a vari signori: Giovanni Pipino, i Sanseverino, Carlo Ruffo, Pietro d’Alemagna. Acquistato dai Carafa, passò poi ai signori D’Anna che lo tennero in loro potere fino all’eversione feudale. Nell’Ottocento fu vivace protagonista delle lotte liberali, ma negli ultimi decenni del secolo avvenne una notevole emigrazione verso il Sud America e verso l’Australia. La Piazza XX Settembre, a forma di terrazzino è ancora il centro della vita cittadina. Custodisce nel mezzo dal 1690 (fig. 1)
2 PALAZZO PINTO
Garibaldi si nota la Casa Patrissi che mostra un medaglione sull’apice dell’arco a tutto sesto del portale d’ingresso e il dipinto della Sacra Famiglia con la colomba dello Spirito Santo. Altre costruzioni da ammirare sono il Palazzo Cristiani in Via Bixio, il Palazzo Pinto del 1714 (fig. 2), il Palazzo Angelillo-Fasciglione con stemma di famiglia, il Palazzo Cappiello con portale sovrastato da un te lamone che regge il balcone, in Via V. Veneto. In tutto il centro storico, anche nelle case più modeste, si riscontrano portali decorati con fregi e mascheroni che rendono particolarmente caratteristica la struttura architettonica del paese.
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I pannelli in ceramica sulla Via Crucis sono stati realizzati da Rosina Pinto (fig. 6). Completano l’arredo artistico della chiesa: cinque altari, il fonte battesimale e l’acquasantiera che sono in pietra locale. In Via Regina Elena si trova la Chiesa di S. Maria ad Nives, edificata nelL’interno ad una sola navata, custodisce nel presbiterio in una nicchia di stile barocco la statua della Madonna ad Nives del Novecento. L’altare maggiore è in pietra decorata. Dietro l’altare si nota un Crocifisso di legno policromo del Settecento, dalla cui croce si dipartono fa sci di luce a ventaglio che frantumano lo spazio della rappresentazione. destra e a sinistra spicca un enorme concistoro di legno usato ancora oggi dalla Confraternita del SS.Rosario dal In Via Roma si trova la Cappella del Sacro Cuore che conserva un’acquasantiera decorata esternamente con baccelli che formano una cornice terminale modanata. All’interno della vasca è scolpita a bassorilievo una testa alata. Custodisce pure belle statue lignee del Settecento, tra cui Giuseppe, l’Immacolata, la Madonna Incoronata, la Madonna del Caroseno e
Bibliografia
- Giacomo Racioppi, Storia della Lucania e della Basilicata, Roma, Ermanno Loescher &
C., 1889. Ristampa anastatica, Matera, Grafica BMG.
- Angelo Lucano Larotonda e Rosario Palese, Potenza una provincia di cento Comuni,
Milano, Motta Editori S.p.A., 1999.
- Amministrazione Comunale, Rapone tra storia e leggenda, Rionero in Vulture, Litostampa
Ottaviano, 1995.
- Regione Basilicata, City Business, Torino, San, 2000.
