IOLANDA CARELLA & SALVATORE SEBASTE

Maschito

Il toponimo, secondo il Racioppi, deriva da Mespletum, terra impiantata a nespoli, diventato poi Mescletum e Mescheto. Secondo altri studiosi da Masculus, in riferimento al presunto ratto delle donne venosine da parte dei profughi albanesi in gran parte di sesso maschile, o da Masculetum, luogo dove sono piantate viti maschie.

Fu probabilmente castrum romano, testimoniato forse dai ruderi di fabbrica d’epoca sita nella valle di S. Martino. Nasce come casale nel 1541 quando l’Ordine Gerosolimitano Santo Sepolcro di Bari vende il territorio maschitano a Giovanni De Icis, signore del luogo, il quale lo ripopola accogliendo numerosi gruppi di profughi dell’Albania e dell’Epiro, con tassa d’ingresso di mezzo ducato a testa. A questi si aggiunsero altri profughi provenienti da Melfi e capitanati da Zoan Zuzera- Chiucchiera. L’indole tenace del popolo albanese si rivelò anche nella resistenza agli attacchi delle bande di briganti, comandati da Carmine Donatelli Crocco. Essi lottarono pure durante la seconda guerra mondiale contro i soprusi e le ingiustizie nazi-fasciste e dei nobili locali.

Ancora oggi in Maschito si riscontrano alcuni usi, riti e costumi albanesi. In Largo Gerolamo De Roda domina (fig. 1) la cinquecentesca Fontana Skanderbeg, in pietra bianca, dedicata all’eroe albanese della resistenza contro i Turchi.

In Largo Caroseno si trova la Chiesa della Madonna del Caroseno, la più antica del paese, officiata un tempo col rito greco ed figura. 1 edificata nel Seicento; attualmente è in restauro. Si presenta in un’unica navata di stile barocco. Dietro l’altare maggiore, in marmo intarsiato, c’è un dossale di legno riccamente decorato con tre nicchie. Sulla parete destra spicca (fig. 2) l’affresco del 1558 Madonna col Bambino, detta del Caroseno, d’autore ignoto.

3 PENTECOSTE

Da notare le due tele dipinte ad olio del XVIII secolo di Nicola Federici di Forenza, allievo di Domenico Guarino, raffiguranti: a sinistra (fig. 3) la Pentecoste e a destra (fig. 4) la Presentazione di Gesù al tempio, in cui ogni immagine ha una sua ragione compositiva, è parte di un insieme quanto mai mosso e variegato, ispirato a descrizioni letterarie o visive antiche. In Piazza dei Caduti c’è (fig. 5) la Chiesa Madre di Sant’Elia Profeta.L’interno, ad una sola navata evidenzia sulla volta quattro dipinti murali, realizzati nel 1950 dal pittore Domenico Pennino di Napoli.

Da notare la cantoria in legno con decorazioni barocche. Nella 3a cappella a destra dell’ingresso si nota il viso dipinto ad olio su tela del Cinquecento della Madonna dei sette Veli. Quest’immagine ritenuta miracolo sa è circondata dal panneggi aggiunti nel Settecento.

5 SANT’ELIA PROFETA

Nel presbiterio a sinistra è collocato il dipinto su tela ad olio (fig. 6) della Sacra Famiglia del Barberis. A destra del presbiterio è (fig.7) la statua della Madonna Incoronata, del Settecento. Nella 4a cappella a sinistra si trova una Deposizione di scuola caravaggesca del Settecento.


6 SACRA FAMIGLIA

Nella piazzetta della chiesa domina la scultura bronzea di Sant’Elia, realizzata nel 1989 dall’artista scultore Donato Linzalata, di Genzano di Lucania.

7 MADONNA INCORONATA

In Largo Purgatorio è ubicata (fig. 8) la Chiesa del Purgatorio che mostra la cupola e il campanile del Cinquecento. L’interno custodisce riproduzioni della Cena di G. Tiepolo e della Trasfigurazione di Gesù al monte Tabor di Raffaello Sanzio.


8 CHIESA DEL PURGATORIO

Al n. civico 13 di Largo Purgatorio si nota, incastonato nel muro vicino alla scala, (fig. 9) un bassorilievo d’origine romana.

Il Municipio, una costruzione nuova, custodisce nella biblioteca comunale una collezione di quadri del pittore locale Mario Cangianelli. Dietro al Palazzo Comunale, nella villetta, c’è l’imponente Monumento ai Caduti, eseguito nel 1986 dallo scultore Giuseppe Allocca. L’opera realizzata in diversi materiali (ferro, bronzo, pietra) mostra tanta vitalità e raffinato gusto estetico. Particolare forza emana la delicata figura bronzea della madre, librata nello spazio, nell’atto di procreare.

uno scorcio del centro storico

Il centro storico è caratteristico. Le case di grosse pietre scure, che si affacciano su stretti e tortuosi vicoli, mostrano le ringhiere dei balconi in ferro battuto e bui sottopassaggi che sfociano in piccoli spiazzi, un tempo adibiti alla vita comunitaria. Numerosi sono i portali in pietra decorati con maschere o con profili di volti umani.

Bibliografia

  • Giacomo Racioppi, Storia della Lucania e della Basilicata, Roma, Ermanno Loescher & C., 1889. Ristampa anastatica, Matera, Grafica BMG.
  • Angelo Lucano Larotonda e Rosario Palese, Potenza una provincia di cento Comuni, Milano, Motta Editori S. p. A., 1999.
  • Anna Grelle Iusco, Arte in Basilicata, Roma, De Luca Editore, 1981.
  • Donato M. Mazzeo, Maschito Storia e leggenda verso il futuro, Lavello, Alfagrafica Volonnino, 2001.