by Rocco Rosa
Con la SiderPotenza, la Magistratura potentina si comportò in maniera da contemperare le due esigenze: far proseguire le indagini e consentire comunque lo svolgimento delle attività industriali. La gente si chiede perché non è successo la stessa cosa nella vicenda del petrolio, e i lavoratori si chiedono se e quando riapriranno i cancelli. La differenza tra le due vicende però è enorme e spiega il perché di comportamenti difformi: lì si trattava di portare a termine le prescrizioni dell’Aia che riguardavano il convogliamento dei fumi interni che avevano via libera di uscita attraverso i finestroni aperti, vanificando ogni altra prescrizione di tutela. Lì poi è stato trovato un interlocutore che si è posto, da subito, in atteggiamento dialogante e si è messo sotto, da subito, a predisporre le installazioni necessarie. Qui invece si tratta di accertare il reale danno ambientale procurato da pratiche di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi e se e cosa fare per riprendere le attività in modo corretto. E , seconda differenza, in questo confronto l’interlocutore non ha risposto da imprenditore puro, ma da potere “alla romana”, con l’arroganza di chi è abituato a comandare e con la sicumera di chi tenendo un grosso portafoglio può accettare anche rischi imprevisti. E’ il classico gioco del poker tra un ricco sfondato e un poveraccio che rincorre la vittoria: è matematicamente impossibile cambiare le sorti della partita. Questo per dire che si sta aprendo una fase pericolosa, simile a quello che è successo a Taranto, dove pure un colosso multimiliardario , che aveva aperto il confronto con i licenziamenti, ci ha rimesso le penne, con le accuse che si sono via via aggravate fino ad arrivare al disastro ambientale. L’esperienza deve suggerire disponibilità a dialogare al posto della voglia di braccio di ferro. La Basilicata sa che deve contribuire al benessere nazionale attraverso le attività estrattive, ma queste debbono essere fatte sotto il più rigido controllo e secondo le procedure più innovative e sofisticate. Questo è il problema dal quale nessuno può discostarsi, né declinando le superiori esigenze nazionali, né attuando il ricatto occupazionale, né chiamando a rapporto le migliori penne della stampa nazionale che, incapaci di trovare altro, si sono messi a parlare dei francobolli di de Filippo, o degli scontrini di questo o di quello. Cose deprecabili, certo, ma che in questo contesto servono solo a veicolare il messaggio che se l’Eni ha fatto quello che ha fatto è solo perché ha trovato sulla strada politici e sindaci straccioni. Ci saranno pure, ma sappia l’Eni che scavando scavando potrebbe trovare materiale non trattabile. (foto serena giannico, il manifesto))
