di
ROCCO ROSA
Si stanno dando finalmente una mossa i Sindaci dei Comuni interessati a questa nuova partita delle compagnie petrolifere, tesa ad estendere a tre quarti della Basilicata il dominio degli idrocarburi nell’economia regionale. Da una riunione con l’Assessore Pietrantuono hanno ricavato la consapevolezza che la questione è seria e che non bisogna perdere tempo. Di positivo c’è anche che questa nuova pattuglia di sindaci interessati conoscono la storia passata e non si fanno neanche venire in testa il fatto che con il petrolio si possa convivere. Il gioco è stato così sporco che una persona con un cervello neanche troppo affilato non si azzarderebbe ad essere possibilista perché in tutta quella grande partita qualcuno sarà forse diventato ricco, nell’omertà pianificata, ma il risultato è stato così disastroso per la Comunità regionale che non c’è chi si può azzardare a ridare le stesse carte.
Il problema è che, stante questa situazione normativa, non bastano né i documenti, né gli ordini del giorno, né le stesse risoluzioni del Consiglio regionale, perché se vanno al Tar le compagnie rischiano di aver ragione in nome della preminenza dell’interesse generale dello Stato. E man mano che i ricorsi salgono più in alto , le multinazionali del petrolio entrano in fascia protetta, perché giocano su terreni sconosciuti alla periferia, con il risultato che, come comunità regionale, da avere finiremmo col dare, ancora e ancora.
Che cosa bisognerebbe fare allora? La prima cosa è prendere di petto luna corretta applicazione di quella legge, promuovendo una azione congiunta delle Regioni meridionali, indirizzata su due versanti: la tutela del diritto alla risorsa acqua, e l’obbligo di non passare allo sfruttamento di altri potenziali pozzi che portino le quantità oltre quelle assentite..Un approccio di buon senso perchè se è vero che c’è un interesse generale che ha la precedenza è pur vero che qui siamo in presenza di diritti costituzionalmente garantiti per i cittadini, quale quello alla vita. E senza acqua non sio campa. E poi il tema della partecipazione popolare alle scelte, come diritto della comunità e della vigilanza con risorse umane e strumentali di alta scientificità. Messi forzatamente da parte gli avvertimenti che alcuni studiosi di casa nostra ebbero a lanciare anni fa, finendo col perdere le penne come gabbiani deliberatamente fatti affossare nella melma petrolifera, oggi si scopre che quelle paure erano giustificate e che i rischi di inquinamento di risorse idriche sono reali e forse vanno già oltre il probabile e verso il sicuro. Tutta la Basilicata è un enorme bacino idrico ed andare a toccare territori da dove nascono i fiumi, significa preparare la morte di una regione. Ecco perché, ed è questa la seconda necessità, tutti quelli che hanno possibilità di alzare il livello di guardia debbono mobilitarsi senza se e senza ma. Parlo dell’Università in prima battuta, la cui attività sul campo non può essere quella di fare i controconvegni ma di mettere la nave al vento esercitando la propria autorevolezza scientifica per smuovere le coscienze. La stessa stampa, che nel passato portava all’ultima pagina tanto di pubblicità col cane a sei zampe, non può limitarsi a riportare le posizioni, ma le deve assumere in proprio perché eticamente e deontologicamente rappresenta il popolo e non il potere. Così i Sindacati, gli imprenditori, per i quali qualche affaruccio in meno sul piano individuale, potrebbe venire compensato dalla gratitudine di colleghi che operano in settori che da petrolio ricevono solo danni. Bisogna operare a forbice: da un lato le maggiori istituzioni meridionali che si mettono insieme per tutelare la risorsa idrica (come fa la Puglia a dormire tranquilla io proprio non me lo immagino, con un Governatore che ha fatto le battaglie di cartone per una ipotizzata non rimozione delle piattaforme esauste e non ha mosso un dito sul Pertusillo che porta l’acqua da bere a metà Puglia); dall’altro una vasta azione dal basso, fatto di popolo e di manifestazioni, senza padroni né padrini,né bandiere, nè primazie, né sfruttamento mediatico. Lucani contro invasori, stando attenti alle quinte colonne che ancora, ben posizionati, ci sono. Questa è un’altra partita che si apre, e chi vuole giocarla con i vecchi schemi, rischia di rimanere col cerino in mano ed a pagare per tuti gli altri che l’hanno fatta franca.
