by GIOVANNI PETROSILLO
Quando si tratta di petrolio è difficile non sporcarsi le dita. Troppi affari e troppi soldi girano intorno all’oro nero per non attirare speculatori e sciacalli di ogni genere. E’ un business molto particolare in cui si intrecciano interessi strategici statali e profitti privati. In questi casi, la trasparenza è quasi impraticabile. Si rischierebbe di non combinare un bel nulla e magari di farsi fregare da concorrenti stranieri più spregiudicati.. Non è impossibile però tenere lontani da investimenti così importanti i balordi di periferia che coi loro passi falsi scoperchiano le pentole mandando tutto in fumo. La cialtroneria fa molti più danni delle estrazioni e lo riscontriamo nei recenti eventi di cronaca.
Tuttavia, un piccolo scandalo ogni tanto non giustifica le campagne denigratorie contro gli idrocarburi che qualcuno vorrebbe smettere di estrarre per salvaguardare l’ambiente pubblico e quello naturale. Delle fonti fossili abbiamo bisogno. C’è poco da opporsi. Non esistono alternative, checché ne dicano i sostenitori di presunte fonti pulite che non servono a nulla. Questi uomini del pleistocene vogliono godere dei frutti del progresso ma senza rischiare nulla. Non si può, se ne facciano una ragione o periscano nella loro ignoranza. L’unica energia veramente pulita è quella nucleare. Ricorrendo a quest’ultima la nostra fame di petrolio si ridurrebbe di tanto eppure nemmeno questo va bene agli ecologisti della pietra. Inutile, allora, discutere con chi è bravo a far chiasso ma restio ad usare la testa. Andiamo per la nostra strada, anche se impopolare. Noi vogliamo sviluppare ragionamenti e dare i dati. Innanzitutto, non è vero che il petrolio sta per esaurirsi. E’ una bufala che va avanti dagli anni ’70. Fu il Club di Roma, in un rapporto intitolato “I limiti dello sviluppo” a predire una simile sciocchezza. Secondo questo ente nel 1992 saremmo rimasti a secco. Non è successo e non accadrà in tempi brevi ma c’è chi si ostina a ribadire la stessa falsità spostando in avanti di qualche decennio la data fatidica del prosciugamento senza portare vere prove a supporto della infausta tesi. Infatti, i governi continuano ad impegnare somme astronomiche per gas e petrolio perché sanno che ce n’è ancora in abbondanza, tanto da giustificare i loro ingenti investimenti. La posa dei tubi è senza posa, proprio come gli sgarbi che si fanno i paesi per accaparrarsi i pozzi migliori e più redditizi.
Noi italiani siamo all’avanguardia nel settore. Abbiamo un’eccellenza come l’Eni che tutto il mondo ci invidia, per competenza, capacità, tecnologia e buone pratiche (anche per il contenimento delle esternalità negative). In Basilicata, l’Eni ha dimostrato la sua bravura. In Val d’Agri la qualità dell’aria è ottima e anche quella dei terreni. Inoltre, L’Eni porta sviluppo e royalties ovunque metta le tende (cioè i pozzi), non solo in Italia ma anche all’estero. E’ una filosofia della nostra impresa che vive sin dalla sua nascita, allorché, per farsi spazio tra concorrenti agguerriti, imparò a trattare con i locali con maggior rispetto dei competitors. Dunque, questo significa ( o dovrebbe significare) ricchezza ed anche maggiore occupazione per la popolazione. Sicuramente, si potrebbe fare meglio ma esistono dei problemi “sistemici” e di gestione politica della situazione di cui non si può accusare il Cane a sei zampe. In Lucania operano anche altre compagnie come la Total (francese) e la Shell (olandese) che ugualmente sanno il fatto loro. L’immagine del petroliere cattivo è un luogo comune come quello del banchiere usuraio. Ognuno fa il suo inseguendo i propri interessi e (possibilmente) coniugandoli con quelli della propria nazione. In questo non c’è nulla di male, sono imprese che operano sul mercato, assistite dagli Stati di appartenenza (data la delicatezza della loro attività), sulle quali bisogna vigilare affinché anche i cittadini ne traggono vantaggio e non unicamente problemi ..
Ma di benefici dal petrolio i lucani ne hanno avuti tanti e se qualcosa è mancato le responsabilità sono da attribuirsi ad una classe politica che poteva impegnarsi di più.
Per esempio a Tempa Rossa sono arrivati 1,6 mld d’investimenti internazionali. Stiamo parlando dell’area petrolifera più importante d’Europa. A regime, le estrazioni da questa zona copriranno il 40% della produzione nazionale. Poi c’è la Val D’Agri e il fondale sotto lo Ionio che nascondono tesori di portata immensa. Anche per tali giacimenti off-shore sono previsti investimenti grandiosi, a meno che non continuino gli impedimenti burocratici e le proteste prive di senso di quanti hanno inopinatamente deciso che la Basilicata debba restare terra arretrata. Come riporta il Foglio: “In Basilicata oggi si estraggono il 70,6 per cento del petrolio e il 14 per cento del gas italiani”. Siamo fortunati ad avere questo bendidio e non ce ne rendiamo conto. Faremo un salto di qualità grazie a queste risorse. Dobbiamo pretenderlo dai nostri politici e dallo Stato. Una Regione seduta su un forziere così generoso, disposta a fare dei sacrifici per tutta la nazione, con appena 600.000 abitanti, non dovrebbe avere preoccupazioni circa il suo sviluppo, e anzi dovrebbe essere in grado di far tornare i sui figli emigrati, come diceva il compianto Mattei, ucciso proprio perché voleva l’indipendenza energetica dell’Italia, Di fronte a questo incredibile scenario di progresso e di modernizzazione , c’è da deprimersi quando si sente contestare il petrolio per perorare le energie alternative .Una cosa per me non esclude le altre (eccetto fotovoltaico ed eolico che deturpano il paesaggio e non producono niente), ma non mi si chieda di rinunciare agli idrocarburi. Il petrolio, invece, potrebbe cambiarci la vita, se solo ci si sedesse, nella trasparenza più totale, a ridiscutere delle contropartite da dare alla popolazione. Che non possono essere solo economiche e solo delle compagnie petrolifere, ma di uno Stato che deve riconoscere pubblicamente il ruolo di Regione-Risorsa per il paese. Il nostro archetipo deve essere il Texas non le favelas. Per tutte queste ragioni al referendum sulle trivelle non voterò.
