17 aprile

Perché voto si

by ROCCO ROSA

 

copertina di ANTONIO MORENA

Non ci voleva la zingara per prevedere che sulla questione Referendum si sarebbe consumata l’ennesima sceneggiata politica, fatta di finzione, di distinguo, di “vai avanti tu”. Ci sono cose che non si dicono ma si sanno, e cose che si dicono per indorare la pillola. Gli interessi nazionali, ad esempio, che poi discendono da impegni internazionali presi  da altri Governi per questioni di geopolitica e che più specificamente attengono alla strategia USA di indebolire l’avversario russo sul terreno economico e su quello non meno importante del potere energetico. Del resto gli USA hanno dato l’esempio estraendo petrolio dal loro sottosuolo con metodi che dire devastanti è poco. Ma anche interessi nazionali, come giustamente faceva notare su questo giornale l’esperto di scenari, Gianni Petrosillo, in quanto la detenzione  di ricchezze petrolifere  contribuisce in maniera notevole a frenare le speculazioni sul debito pubblico italiano. Berlusconi è caduto non perché faceva cucù alla Merkel, ma perché faceva piedino con Putin, arrivando a prevedere una intesa bilaterale sul gasdotto, che avrebbe tagliato fuori gran parte dell’Europa nord occidentale, mettendo nelle mani dell’Italia un’arma impropria. E conoscendo l’affidabilità che gli americani danno tradizionalmente al nostro Paese, come lamentarsi se si sono impauriti al punto da sovvertire la situazione politica, mandare a casa Berlusconi, e prendere gente che all’America da fiducia. Detto questo il gioco si fa scoperto, e ognuno, sulla questione Referendum , si scopre improvvisamente tiepido: il Pd si schiera per la libertà di coscienza, inghiottendo di un solo colpo tutte quelle azioni fatte a difesa dell’ambiente e delle energie alternative. La Cigl trova la scusa dei posti di lavoro che si perdono, dimenticando tutti  quelli, per sua stessa ammissione, che si possono ottenere con quelle politiche giuste sul turismo, sull’agricoltura, sulla green economy. E qui in Basilicata, ad eccezione di Lacorazza che, qualunque siano i motivi, sulla questione ha alzato una bandiera, tutti zitti, dai sottosegretari, ai parlamentari, ai partiti di governo, ai sindacati, ai dirigenti, renziani, aspiranti renziani e diversamente Renziani.. E tutti a chiedersi strumentalmente: ma che fa Renzi?, dove abbiamo deciso queste cose?, ma che fa Pittella?, perché questo silenzio?. E la cosa è altrettanto eclatante anche fuori dal Pd , con Grillo che non parla e con i vertici dell’ambientalismo dal WWF ,alla Lega, ai Verdi che fanno la loro bella comparsina in difesa dell’ambiente ma non più di tanto, alle Regioni del Nord che, salvo l’Emilia ( che è quella che più storicamente ha dato) hanno voltato le spalle alle regioni firmatarie del Referendum. Allora la sceneggiatura era già scritta, e gli attori si muovono come da copione. Il pubblico ha due possibilità: o sorbirsi questo ennesimo spettacolo deludente, o uscire dalla sala ed andare a votare, per dimostrare che con la comunità regionale, e solo con essa, bisognerà comunque fare i conti, quando e se dovessero trarre da questa storia di un referendum che non raggiunge il quorum, nuovi istinti distruttivi in terra ferma. La battaglia è tutta qui: dimostrare che siamo solidali ma che la solidarietà non può essere dare il culo gratis. Speriamo che questa avvenga e che ci sia una maggioranza silenziosa che si dimostri più forte dell’assordante silenzio della politica, della grande stampa, delle Istituzioni a tutti i livelli.