by ROCCO ROSA (copertina di ANTONIO MORENA)

Ci sono poche speranze che il referendum del 17 aprile possa raggiungere il risultato voluto dalla gente . C’è troppa politica in mezzo e troppi interessi in gioco per poter condurre l’opinione pubblica e le azioni delle Istituzioni in una stessa direzione. E poi c’è la mentalità egoistica italiana, secondo la quale ” lontano  dal mio orto “ facciano pure quello che vogliono. E questa cosa avviene lontano dagli orti più grandi, la Lombardia, il Piemonte, l’Emilia, lo stesso Lazio, per cui è da mettere in conto che  quel giorno, vergognandosi di esporsi per andare al mare, molta gente rimarrà in casa. Anche perché si ha un bel dire di essere lontani dalla politica, se poi, chi lo dice, aspetta dei segnali di mobilitazione che non ci saranno. Primo, perché il 70 per cento del Pd è diventato renziano, e si sa che non c’è conformismo maggiore di chi si gira dalla parte del potersi assicurare sopravvivenza politica, e poi perché la situazione è così squilibrata tra chi detiene l’informazione e chi no, che sarà difficile far arrivare un messaggio forte circa i rischi che l’estrazione in mare comporta per un Paese che vive per il 70 per cento di mare. Così, la questione, va avanti tra il movimentismo degli ambientalisti, qualche volta infantile, e la parvenza gattopardesca di chi fa vedere di muoversi senza fare niente.  Al di là delle dichiarazioni di principio, che servono a certificare l’esistenza in vita di un politico, finora le persone che contano se ne stanno in silenzio, non vedendo l’ora che passi questo mese e che si torni alla presunta normalità ,fatta di convivenza col petrolio. Chi ci rimette più di tutti è la Basilicata, che ha tutte le condizioni per essere stuprata nell’indifferenza generale. Si perché il vero problema sarebbe quello, non tanto di vincere il referendum, ma di dimostrare che questa regione è stufa di fare la Nigeria italiana e che sul petrolio vuole trattare da Stato a Stato, nel senso che, condividendo l’interesse generale del Paese, costringe il Governo a condividere fortemente l’interesse di una regione a crescere con l’occupazione, con lo sviluppo e con la rigida tutela della salute. Se una comunità regionale mostra i muscoli, c’è speranza che si possa ,un domani, trattare alla pari. Se si disinteressa è pronta a mettere l’orto proprio per i bisogni degli altri. Ecco allora anziché chiederci un giorno sì ed uno no “ che fa Pittella? , nel tentativo di scaricare ognuno la responsabilità sul governo regionale” incominciamo a menzionarli uno ad uno e a chiederci “ che fa un sottosegretario alla sanità? Che fa un sottosegretario  all’interno? Che fa il capo dell’opposizione del Pd? Che fanno i vescovi di basilicata? Che fanno i Sindaci? Che fa il Rettore dell’Università, che fanno i Presidi e gli Insegnanti? E anche, perché no, che fa Grillo, visto che sul petrolio in Basilicata sembrava che volesse dire qualcosa, per poi seguire il consiglio di Casaleggio e darsi al teatro? E poi ,certo, che fa Pittella? Anche lui, come gli altri, è chiamato a dar conto alla comunità lucana che l’ha votato non perché sia un bel ragazzo ma perché ha promesso cose importanti, anche riguardo al rapporto col petrolio. Mettersi a fare i giochetti, tipo “ va avanti tu che a me viene da ridere”, è un gioco a perdere, perché i lucani sono pazienti, ma non sono fessi.