DANIELA DE SCISCIOLO *

Il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD), reperibile sul sito del MIURparte integrante della Buona scuola (Legge 107/2015), presenta diversi aspetti che via via interesseranno tutte le scuole.

Il Piano è presentato suddiviso in tre ampi ambiti, ciascuno articolato in sottosezioni che rimandano ad azioni più specifiche con riferimento ad eventuali risorse. Le risorse messe a disposizione del Piano provengono da varie fonti, fondi del Miur, fondi PON, fondi della legge 107 (spesso si rimanda a tavoli tecnici e di consultazione che devono essere istituiti).  Si tratta di stanziamenti anche ingenti, buona parte dei quali destinati alle infrastrutture (disponibilità di collegamenti internet in tutte le scuole, ambienti di apprendimento più flessibili, tecnologie di vario tipo) e in misura certamente minore alla formazione di tutto il personale. Quest’ultimo punto rappresenta certamente un elemento di forte criticità del Piano.

L’analisi del Piano, con la sua struttura reticolare che consente di passare da un’azione ad un’altra e di “navigare” all’interno in modi molto diversificati, non fa emergere un chiaro indirizzo strategico ma propone svariati aspetti del mondo digitale all’interno del quale lascia al singolo docenti e/o alle scuole la possibilità di scegliere e costruire un percorso adeguato alle proprie esigenze. Sembra mancare un criterio guida, una bussola, ma probabilmente è esattamente quello che gli estensori del Piano si sono proposti. Naturale chiedersi se una proposta di questo genere sia adatta alla realtà della nostra scuola e soprattutto se, in situazioni di difficoltà (sociali, ambientali, organizzative),  possa aiutare a superarle e a perseguire gli obiettivi che si propone.

Il Piano, più che argomentare a fondo le ragioni e le finalità della proposta, presenta tanti materiali reperibili in Rete, emblematici di esperienze molto diverse. Si sottolinea la dimensione europea e internazionale, ci si riferisce spesso al mondo anglosassone e americano con materiali prodotti in quelle realtà. Non si fa cenno alle esperienze istituzionali italiane, neppure nell’intenzione di proporre qualcosa di diverso. Il Piano Nazionale Informatica degli anni novanta e diverse azioni successive sono del tutto ignorate (certamente volutamente ma forse qualcuno degli estensori del Piano le ignora realmente); allora si proponeva un modello di formazione del personale che chiamava tutti i docenti a riflettere e lavorare insieme per intere settimane, evidentemente l’attuale proposta si caratterizza in modo totalmente diverso, almeno per ora. La formazione inizia, in ogni scuola, con quella dell’animatore digitale (ruolo nato all’interno della legge 107) che, con il DS e DSGA, dovrebbe sostenere la formazione del restante personale. Non sembra una modalità adeguata a tutte le scuole che non sempre sono in condizioni di raccogliere sollecitazioni in questa forma. Sulla formazione non c’è molta chiarezza all’interno del PNSD, pur essendo dichiarato che il personale della scuola deve essere contagiato da tutti i cambiamenti richiesti e deve essere messo nelle condizioni di vivere attivamente e non subire l’innovazione. Tutto ciò può/deve servire per passare dalla scuola trasmissiva a quella laboratoriale ma naturalmente non è detto che, abbandonando la lavagna di ardesia per adottare uno strumento tecnologico (la LIM o altro), si realizzi una scuola digitale significativa per l’apprendimento degli studenti.

Nel Piano è dichiarata una grande attenzione alla scuola primaria e anche alla scuola dell’infanzia, con una sollecitazione forte all’uso del coding (la programmazione) e a quello di specifici  dispositivi quali la stampante 3D. La ragione di queste scelte è da attribuire alla necessità di evidenziare e sostenere la creatività dello studente e contrastare l’uso passivo della tecnologia informatica. Le ragioni sono senz’altro condivisibili, la strada indicata rischia di essere troppo rigida.

Nella sezione Agenda del Piano sono presenti gli Eventi realizzati finora. Il creare e partecipare ad un Evento sembra essere particolarmente in sintonia con tutto lo spirito del Piano che non si sofferma a costruire occasioni stabili di riflessione e ricerca per tutto il personale, non si rintracciano, per esempio, iniziative per la formazione di tutti i docenti e non più soltanto per gli animatori digitali e i team per l’innovazione digitale.

Certamente al digitale deve essere assegnato valore formativo: se il digitale ha valenza trasversale, può essere utilizzato all’interno delle singole discipline e contemporaneamente in tutte, investendo l’intero Consiglio di classe. Ci si dovrà allora chiedere se le classi 2.0 che ci sono in tutto il territorio nazionale e le altre esperienze di scuola digitale si basino, nella loro metodologia, su elementi condivisi che non siano solo l’utilizzo della LIM. E se sia possibile  organizzare meglio gli apprendimenti dei ragazzi facendo sì che il digitale si trasformi in un’occasione significativa di apprendimento/insegnamento curricolare ed extracurricolare.

Andranno in questa direzione i progetti Atelier creativi di recente approvati al MIUR e finanziati attraverso i 28 milioni messi a bando nel 2016 per innovare gli spazi didattici nella scuola del I ciclo?  Saranno sufficienti i Laboratori innovativi (uno per ciascuno dei 1.873 progetti vincitori e relativi ad un terzo delle Istituzioni scolastiche sparse sul territorio nazionale) a creare quel mix tra didattica formale ed informale, tra manuale e digitale? In Basilicata sono 25 le Istituzioni scolastiche vincitrici, 16 a Potenza e provincia e 9 a Matera e provincia: seguiremo alcune di queste esperienze per valutare percorsi ed esiti.

* Insegnante presso IPSSEOA, referente per Potenza del CIDI (Centro Iniziativa Democratica Insegnanti)