E’ senza sorprese la strategia sanitaria messa a punto dall’Agenas e che costituisce l’ossatura del nuovo piano della salute in Basilicata. Nel senso che fotografa la situazione, evidenzia le criticità e propone le cose che sono già previste dalla direttiva dell’ex Ministro della Salute ,Speranza, in ordine alle linee di attuazione del PNRR. Cose che si sarebbero già dovute mettere in cantiere e che invece ancora teniamo sul tavolo degli impegni da assumere. Più una ricognizione che la stesura di una bozza di piano di azione. La speranza è che si vada subito alla stesura del piano definitivo e che si possa avere contezza di quali soldi spendere, di quali priorità affrontare e di come  mettere in relazione il territorio con gli ospedali attraverso una proficua e incisiva collaborazione. Il punto è che l’agenas detta le cose da fare, ma , a valle, non ci sono le condizioni perché queste cose vengano fatte subito e bene. Il primo nodo è la sostanziale inadeguatezza del management di cui il sistema sanitario si avvale. Mentre prima avevamo personale dirigenziale competente, che conosceva il territorio e le situazioni e che si sapeva raccordare con le comunità di riferimento, oggi , ad eccezione del San Carlo, abbiamo a che fare con persone che lavorano sulle carte , chiuse nelle loro stanze e inadeguati a percepire i segnali che provengono dall’utenza. Così come è forte la sottovalutazione del ruolo del Dipartimento come organo di indirizzo, di programmazione, di controllo, cioè come il detentore della materia che fissa gli obiettivi, le regole e che le condivide con il management delle aziende  in una proficuo e continuo dialogo operativo.  Abbiamo un Dipartimento oggettivamente depotenziato che non solo non consente di governare il settore ma non ha contezza di quello che avviene a valle delle decisioni che pure si assumono, mancando quel feed back operativo con gli attuatori del servizio sanitario. La conseguenza è che si vive alla giornata , aspettando il miracolo di una riforma che dovrebbe segnare l’inversione di rotta, ma che in realtà non ha gambe per camminare. E dunque prima di entrare nel merito di quello che va fatto, bisogna discutere sul chi deve farlo e sul come deve farlo. Si incominci con il ridare dignità, ruolo e persone al Dipartimento e poi si faccia lo sforzo di mettere l’attuazione del nuovo piano nelle mani di persone competenti e profondi conoscitori della realtà locale. Non discutiamo dello spoil system ma dell’obbligo morale a trovare le competenze alte, le capacità sperimentate e le regole giuste per verificare ,passo dopo passo, l’azione di quelli che sono chiamati a realizzare il piano. Senza sviluppare questo preambolo di piano, l’insuccesso è assicurato. Rocco Rosa