Due milioni e mezzo alla città di Potenza per l’estensione  delle provvidenze a favore delle attività professionali, degli studi innovativi e delle libere professioni sono un riconoscimento abbastanza esplicito della necessità che il capoluogo avverte di sostenere le iniziative di sviluppo nei settori che compongono principalmente l’economia del territorio: i servizi, le imprese del software, lo sviluppo delle piccole attività dell’imprenditoria prettamente giovanile. Un riconoscimento che però è anche un avvertimento all’Amministrazione perché faccia la propria parte, sia dal punto di vista dello snellimento burocratico, sia da quello del costo dei servizi, sia da quello della creazione di una logistica appena abbordabile. Il riferimento va innanzitutto alla tassazione dei servizi , a cominciare da quella dei rifiuti che penalizza fortemente le piccole attività imprenditoriali, soprattutto quelle che hanno bisogno di spazi espositivi. Partire con un gabella sulla testa di 2 -3 mila euro l’anno, equivale molto spesso a scoraggiare anche i più impavidi, ragione per cui se si tratta di prima iniziativa d’impresa occorrerebbe anche ridurre al minimo il costo dei servizi municipali, attraverso una revisione della tabelle e un trattamento di favore per questa imprenditoria in partenza. Adesso che la curva dei costi dello smaltimento dei rifiuti sta cambiando segno, grazie agli investimenti sulla raccolta differenziata e alla buona performance sinora realizzata al punto da ricevere il premio per la migliore start up di quest’anno ( bravo Coviello che ci ha messo il cuore) occorre un segnale preciso di attenzione verso le imprese e soprattutto verso quelle in partenza da agevolare e proteggere almeno nel primo triennio di vita. Dopo tre anni o la va o la spacca, nel senso che si è dato il tempo ad una idea di crescere e di prendere consistenza economica. La seconda cosa è lavorare per dei locali che siano abbordabili e  questo richiama senza ombra di dubbio la necessità di recuperare con progetti di riqualificazione urbana alcune delle aree nella zona industriale (I vedi Liquichimica o ex centrale del Latte) per farne una zona delle attività artigianali e professionali , con una edilizia moderna e funzionale. Una intesa fra Regione, Comune e Asi, dovrebbe portare a individuare una zona da riqualificare con un progetto di recupero urbano che metta insieme tante cose. Proprio ieri a livello nazionale si è parlato dell’enorme consumo di suolo che in Italia si sta registrando dopo una stasi dovuta alla crisi economica. Puntare alla riqualificazione dell’esistente è un dovere per tutti gli amministratori ed è giusto che iniziative volte a riproporre costi pubblici in nome di una espansione edilizia sconsiderata siano messi fuori gioco da tutti gli attori del sistema decisionale. Qui è finita la stagione dove ognuno in casa propria fa quello che gli pare, visto che a Roma o a Potenza i costi sempre nelle tasche dei cittadini finiscono col presentarsi.