Quando ,all’inizio della Legislatura, fu fatto il superdipartimento alla Presidenza della Giunta, chi scrive era convinto che quella ristrutturazione non sarebbe passata , perchè contrastava con la separatezza prevista dalla legge tra indirizzo politico e gestione amministrativa. Quella impostazione invece è passata e nessuno a Roma ha trovato nulla da ridire, col risultato che gran parte dell’amministrazione oggi è sotto il potere diretto del presidente. In questi giorni, il Governatore fa un passo in più e porta molte altre competenze alle sue dirette dipendenze, a cominciare da quella  Stazione Unica appaltante  che è il cuore del potere amministrativo nel senso che lì si fanno le gare di appalto e dalla velocità di cammino di quella struttura, dalla sua imparzialità e dalla sua professionalità, dipende buona parte della politica di sviluppo della Regione. E non è l’unica competenza che il Presidente annette alla sua stretta sorveglianza o a quella di assessori di sua fiducia, come il cambio di alcune deleghe starebbe a dimostrare. E’ in preparazione una riorganizzazione molto profonda e che , come quella iniziale, va nella direzione di un esercito sotto un solo comandante.  Possiamo anche riconoscere che quella organizzazione iniziale si è dimostrata quasi una illuminazione profetica per la vicenda pandemica, perchè almeno ha permesso di far uscire ordinanze del Governatore senza passare attraverso il vaglio della burocrazia e la sua indubbia capacità di trovare il pelo nell’uovo in ogni circostanza. E dobbiamo anche prendere atto che nessuno in fondo, né a livello politico né a livello burocratico,  si è preoccupato troppo di alzare una paletta di stop a quella che a me è sembrata essere una invasione di campo e una sconfessione della legge Bassanini.  Così che questa secondo step riorganizzativo parte con molte possibilità di essere vistato a livello governativo, con il che sancendo definitivamente il fatto che un Presidente eletto direttamente dal popolo , per assumersi la responsabilità del risultato, deve portare alla sua diretta discrezionalità tutti i momenti in in cui si concreta la scelta decisionale fatta a monte. Resta il fatto che una legge regionale va in direzione diversa da ciò che prevede una norma nazionale e che l’anomalia va corretta o dando una interpretazione diversa alla divisione di poteri, derubricandola a condivisione di responsabilità che può esserci o non esserci tra dirigente e capo politico ( come è successo nel Dipartimento Infrastrutture), oppure cancellando la Bassanini i cui frutti in verità non si sono visti o, se c’erano, non sono maturati. Può darsi che in Consiglio regionale si accenda la polemica su queste questioni, ma, vi assicuro che non è per questioni di corretta osservanza  delle leggi, ma per questioni più terra terra come la resistenza a dare troppo potere alla presidenza o il malcontento per alcune competenze tolte a qualche assessorato. Come sempre , sono questioni terra terra quelle che appassionano , da tempo in verità, il personale politico regionale. Se invocano la Bassanini, non credetegli. L’hanno già fatta massacrare sotto i loro occhi, senza dire a.  Rocco Rosa