Leonardo Pisani
« Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita. »
Fors’è l’incipit più famoso della letteratura italiana, conosciuto anche da chi non ha mai letto la Commedia di Dante Alighieri. Croce e delizia di centinaia di generazioni di studenti; è il suggestivo inizio del viaggio del poeta attraverso L’Inferno, poi per il Purgatorio ed infine al Paradiso. La Lonza, il leone e la lupa di quel venerdì santo del 1300 quando il sommo Poeta inizia il suo capolavoro. Il 2021 è anche un anniversario dantesco, sono 700 anni dalla dipartita di Durante di Alighiero degli Alighieri, esule nella antica capitale romana e gotica Ravenna, dove nel suo romanico di Teodorico, tra i preziosi mosaici di artisti di Costantinopoli, ove l’esule ghibellino, nel suo pellegrinare tra comuni, ducati e marchesati della penisola italiana, vi era approdato, ospite del podestà e poeta ravennate Guido Novello da Polenta e dove spirò, ammalato di malaria a 56 anni nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321.
Pino Quartana
Ma la Divina Commedia oltre gli studi scolastici o accademici o accademici può essere portata ad un vasto pubblico; certo in televisione e teatro sì; anche con vasto pubblico quando la recitavano attori del calibro di Vittorio Gassman o Benigni. Per questo il Mibact ha lanciato un progetto nazionale per ricordare il Poeta nelle varie declinazioni artistiche e saggistiche e tra le prescelte anche un progetto partito anni fa, dall’intuito di un artista, drammaturgo, regista, interprete e straordinaria voce lucana che ha portato la Commedia in un viaggio nelle chiese lucane o nei piccoli teatro o in altri luogo ove nessuno mai potenza immaginare. Linguaggio difficile, senza parafrasi per spiegarla ma solo il ritmo della voce, amalgamato alle suggestioni di un luogo sacro semmai oppure di un luogo che poi trascende la mera fisicità. E l’esperimento portato avanti dal potentino Pino Quartana; grande talento ldi Basilicata ma conosciuto anche oltre confine. La Divina Commedia con Inferno ed i canti I V XXVI XXXIII e poi il Paradiso con i Canti XXVIII XXXIII. Il tutto abbinato con un latro gigante della poesia e della spiritualità : San Francesco di Assisi .
« !Il mio “Dante” è una creatura a cui mi lega un profondo rispetto, una profonda dedizione, un lavoro di contaminazione iniziato nel 2009 senza soluzione di continuità. La ricerca è una ricerca intorno al suono e alle infinite possibilità interpretative e recitative del verso dantesco, o per dirla come ebbe a scrivere Leonardo Pisani quando lanciai il progetto, è una possibile sfida verso la sacrale lettura accademica o quella a leggio a favore della vocazione artistica e multidisciplinare della Divina Commedia – spiega Quartana – Il mio viaggio nel mondo dantesco è una sfida che si rinnova ad ogni replica. Quando invoco l’Ulisse Dantesco, l’emozione è profonda, al limite dell’indicibile. Con l’Ulisse Dantesco prorompe il capolavoro della letteratura, devo fare attenzione a non strabordare il rischio della referenzialità attoriale è sempre lì, a un passo da me. E qui potremmo aprire un lungo discorso sulla profonda disciplina che nel tempo è divenuto metodo e approccio al poema, un metodo che ha un valore artistico sacrale come il rispetto consapevole che si deve alle divinità prima dell’attimo fuggente che ci restituisce l’opera, la grande letteratura mondiale ». Lo scrittore, giornalista ed editore Gianfranco Blasi commentò così lo spettacolo di Quartana: “ Pino Quartana è stato capace di una rappresentazione unica, originale. Ha impressionato la forza modulare del suono della sua voce, uno strumento, in cui i versi di Dante sono diventati musicali. Mi ha ricordato l’imagismo… la capacità di rendere visibile una scena attraverso la poesia. Il tutto entro i confini di un’atmosfera carica di uno spiritualismo laico. Una contaminazione di sacro e moderno. UN PORTENTO!”. Con Pino ci siamo risentiti e abbiamo riletto assieme un’intervista che gli feci nel 2016, che ancora è valida per far comprendere la genesi di questo gioiello teatrale.
Iniziamo il nostro viaggio con Pino Quartana nel suo spettacolo Dante Vs Canticum o Laudes Creaturarum La spiritualità del cammino.
Pino come nasce questa idea progettuale
“Intorno al 2003 Sandra Bianco, di Officina Accademia Teatro, ci chiese di realizzare un progetto multimediale sul Poema Dantesco. Avevo molti dubbi sulla tenuta del progetto, ma Sandra conosceva i miei trascorsi musicali e seppe irrorare la pillola, sapeva bene la prerogativa musicale della poesia, quindi aprì il pianoforte e suonò alcuni dei versi del poema e mise ben in evidenza, con quella genialità che le era propria, la relazione tra verso dantesco e suono. Insomma, grazie alla musicalità dei versi, ed alla trovata geniale di Sandra, me ne innamorai subito, così mi si aprì un mondo. Devo a Sandra questo profondo amore per l’universo dantesco, il Sommo è il mio autore preferito, dopo Sandra Bianco chiaramente. Da allora, abbiamo letteralmente saccheggiato il poema, lo abbiamo riproposto nei siti archeologici, con una installazione multimediale nei musei e dal 2012 perfino attraverso l’uso ininterrotto in scena di un tapisroulant. E proprio grazie all’uso del tapisrolunat ,ed all’attività aerobica ad esso connessa, che il suono del verso subisce una vera e propria trasformazione, divenendo battito, palpito. Infine abbiamo riproposto la Commedia nelle chiese, nei luoghi antichi, li dove Boccaccio per primo lesse la divina commedia, e dove la potenza del poema raggiunge vette emozionali davvero inesplorate”.
Dante e San Francesco; due giganti sia della poesia e della spiritualità. Non è un linguaggio difficile da portare in teatro nel 2016. Insomma gli albori della letteratura in volgare nell’Italia del 2016. Un bel salto
“Abbiamo un’idea indipendente e giovane ma che non ci ha impedito di trattare Dante e San Francesco con profondo rispetto. Direi che la parte più complessa è stata riuscire a coinvolgere il pubblico più giovane coniugando qualità e quantità in ambiente contemporaneo. La Divina Commedia è un’opera di alto profilo culturale, la cui prerogativa è di rinnovare ciclicamente l’interesse e di attrarre il pubblico. La nostra per definizione è una compagnia di innovazione teatrale, ogni lavoro segue un processo di ricerca artistica e di formazione del pubblico. E come direbbe Calvino: “Un classico non ha mai finito di dire quel che ha da dire, è classico ciò che tende a relegare l’attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno.”
Il pubblico come ha risposto?
“Abbiamo incontrato diverse fasce di pubblico ma quello delle chiese è senza dubbio quello più numeroso”.
Hai definito Il Poema Divino ad maestosa cattedrale del medioevo, in cui tutto è simmetria, numero, proporzione, armonia assoluta e che Dante fa ricorso alla musica ed ai suoni per accrescere efficacia alla sua arte.
“Maestosa Cattedrale del Medioevo in quanto nel contesto medievale prende vita la visione dantesca della musica, quell’arte del quadrivio che abita tra Retorica e Ethos, Armonia e Geometria, Numero e Cosmo. Ancor prima del filone esegetico, ciò che ha caratterizzato la Commedia è stato il destino orale dell’opera: del resto, recitar poesia è dai tempi remoti, prerogativa degli aedi. E questo Dante lo sapeva bene. La musicalità di cui parla Dante non va intesa in senso meramente specialistico, poiché la musicalità poetica è intrinseca nella parola in versi. Si potrebbe rileggere come un tragitto musicale che va dal rumore infernale alla somma armonia delle sfere celesti. Si apre così una visione articolata della Commedia – simmetria numero proporzione armonia assoluta – che sceglie il fenomeno sonoro come chiave di accesso alla lettura dell’Universo dantesco”.
Perché poi Dante versus San Francesco, quasi sia un confronto anzi una sfida.
Dante e la sua Commedia vero gioiello di dottrina cattolica. Il Cantico delle creature è la « pagina più antica e sublime della letteratura italiana. La più sublime perché priva di richiami alla dottrina. Francesco è santità incarnata, il mistero cristiano, ha i connotati dell’idea fondamentale di tutta la cristianità. Una personalità ricca. Francesco si presta a interpretazioni infinite, nel nostro lavoro assume i connotati della genesi della bellezza, ed anche della forza della nella ricerca della potenza della povertà, della sofferenza del corpo. Questa visione di Francesco stride con la facile armonia espressa da Dante nella descrizione poetica e pittorica dell’immaginario francescano. La sfida è nel portare Francesco in un contesto attoriale reale, autentico, in una racconto cristiano di verità distante e diametralmente opposto dalla pratica della concordia degli opposti e più vicino alla follia profetica del Santo”.
Secondo me la sfida invece l’hai lanciata tu. Mi spiego: Il tuo Dante e il tuo San Francesco lasciano l’accademia e la lettura a leggio per andare vagando in luoghi che poi diventano non luoghi. Poi la sperimentazione quasi profana – lasciamo passare il termine – di affrontare temi spirituali con le tecniche del teatro contemporaneo. Mi sbaglio?
“Si, è cosi (punto)”.
Dante Vs Francesco di Pino Quartana
