Intervistato dal Corriere del Mezzogiorno, Marcello Pittella, il Governatore della Basilicata, si è detto soddisfatto per come va la piccola impresa in Basilicata e preoccupato per come si comporta la grande industria esistente sul territorio, non solo per le possibili ricadute dei dazi americani ma più in generale per la poca attenzione che essi guardano alle necessità produttive della regione. Potrebbero fare di più, dice con una certa diplomazia ,soprattutto riferendosi a fca che dovrebbe sperimentare modelli elettrici e alle industrie petrolifere che dovrebbero sviluppare imprese a valle del ciclo energetico a cominciare dal green. E’, quella del presidente, una fotografia realistica e i cui dettagli sono sotto gli occhi di tutti: un’agricoltura che sta cercando di innovare, un turismo che, complice Matera, sta alzando la testa, un artigianato che sta trovando il suo spazio. Tutte cose fatte in casa e che hanno preso un percorso di promozione e di valorizzazione delle ricchezze che abbiamo . La grande industria invece , se si fa eccezione per la Ferrero che ha dato non solo lavoro ma anche stabilità e qualità di relazioni , ha ancora una voce all’attivo: quella di prendere il più possibile dal territorio in termini di sfruttamento delle risorse sia materiali ( petrolio) che umane ( lavoro). Di programmi che possono riguardare una diversa attenzione al territorio non ne vogliono sentir parlare , a cominciare dall’Eni che in val d’agri succhia con la cannuccia fino a sentire il rumore del fondo bicchiere ( si fa per dire) , nel mare jonio spara con il cannone e a Marghera porta la chimica verde, a finire all’ENEL che viene a sfruttare le biomasse ed a inquinare la montagna turistica per poi progettare interventi innovativi puliti in Italia e in Europa, spendendoci qualcosa come 7 miliardi di Euro. Alla luce di questo, è stato positivo che almeno l’Istituzione regione ha cominciato a mantenere le distanze giuste da questo abbraccio interessato e mortale e ha cominciato a chiedere conto di che cosa fanno, come lo fanno e che cosa ci stanno lasciando in eredità. Un atteggiamento serio che è passato inosservato in una regione dove la voglia di buttare giù la classe superava ogni ragionamento di distinguo e di differenziazione delle responsabilità, al punto che nella confusione chi di colpene aveva di maggiori è stato premiato. Il punto adesso è che si è visto come la Regione sia di per sé insufficiente a far cambiare missione a questi colossi e che l’interlocuzione politica non può che passare attraverso una diversa politica industriale che si rifaccia ad una contrattazione negoziata con i grandi gruppi, attraverso la presenza dello Stato. Oggi ci sono le possibilità perché a Roma sono arrivate anche le istanze di chi ha cavalcato questi temi e ne ha fatto un cavallo vincente, per cui ci sono forze che su queste cose dovrebbero muoversi con coerenza. Rocco Rosa
PITTELLA E LA GRANDE INDUSTRIA (CHE SE NE FOTTE DELLA BASILICATA)
