Il Governatore regionale della Basilicata è tornato in campo per questo secondo tempo della legislatura regionale. E’ stato in medicheria  il tempo per rimettersi in sesto e tornare a fare la sua partita. Lui c’è, ma la partita è difficile e bisogna vedere se la squadra è in grado di  vincerla. L’attuale assetto sembra assicurare una certa compattezza difensiva, nel senso che alcuni innesti  controllano meglio le zone del campo, impedendo le incursioni delle due ali avversarie. Ma questa partita non può essere giocata in difesa e deve esprimere il meglio di sé in una strategia d’attacco, sia nei riguardi del potere centrale che deve uscire dalle fumoserie delle promesse  e deve dire come intende giocare la partita del petrolio, con quali garanzie, con quali contropartite, sia nei riguardi dei poteri locali, e ce ne sono , che vanno avanti per logiche di profitto particolare a danno dell’interesse generale. La partita si vince sul terreno del lavoro e su questo c’è tantissimo da fare, a cominciare dal rovesciamento della clessidra che ha portato i migliori ad andarsene ed i modesti ( non come sinonimo di umili) a rimanere. Sulla stessa scia c’è la partita parallele di una imprenditoria che non viene misurata sulla capacità di fare impresa ma su quella delle relazioni che è capace di intrattenere. Dicevo ieri mattina che se l’industria petrolifera avesse voluto spendersi per il territorio, noi avremmo avuto in Val d’agri un’altra età della chimica , quella verde, che poteva , dal punto di vista occupazionale, rinverdire i fasti della Val basento ai tempi dell’Anic. Qui invece è successo un corto circuito che ha oscurato il territorio ed illuminato le stanze della cattiva politica. Guardare indietro non è compito nostro e non sappiamo se quello che è emerso sia tutto , gran parte di tutto o poca parte di tutto. Sappiamo solo che da oggi abbiamo imparato, come cittadini, a capire che  certe logiche non sono più proponibili e che la sola sfida percepibile dai lucani è quella dell’interesse collettivo, da perseguire dovunque e sempre.  Ci sono cose che questo Governo regionale ha prodotto con successo: la velocità e la consistenza dei Pia, la riforma sanitaria con il pilastro dell’emergenza urgenza, la strategia dell’accoglienza che si è imposta come modello nazionale soprattutto per quanto riguarda i bambini, la ripresa dell’agricoltura, con una politica istituzionale più decisa, l’interesse per le start up giovanili e femminili, la presa in  carico dello sfacelo dell’ARPAB ela sua graduale rimessa in sesto.  Ma il  bagaglio delle cose da fare è ancora pesante, e riguarda il rilancio della impresa edilizia con il contrasto al dissesto idrogeologico,  il consolidamento dei borghi e dei centri storici, la risoluzione dei problemi  infrastrutturali . Rispetto a questa partita c’è bisogno di chiedersi se la squadra va rinforzata, se non sia il caso di chiudere le questioni che tengono in panchina alcune persone di valore, e soprattutto se non sia il caso di praticare un gioco aperto, inclusivo che porti la squadra ad essere momento di unità reale fra forze che non dividano la comunità in tifoserie ma l’uniscano nel nome di una buona politica praticata dai migliori in una competizione alta negli obiettivi e rigorosa nei comportamenti etici . In questo la panchina corta non è mai una buona soluzione perchè chi c’è sa anche di essere insostituibile, e questo gli conferisce arroganza e lo legittima nelle pretese. Meglio tenerla lunga. Si crea un clima migliore.Giuseppe Digilio