Come si fa a dire che la Giustizia ha trionfato nel caso Pittella ? Si può dire , al massimo,che un Tribunale ha ridato la dignità ad una persona, l’onore ad una famiglia, la gioia agli amici,  ma che la mala Giustizia ha raggiunto comunque il suo scopo: che era quello di togliere di mezzo una persona ingombrante e di deviare il corso della politica. Le cose che sono avvenute in questi tre anni dicono che, voluta o no, studiata o no,  l’operazione oggettiva di incursione di alcuni magistrati nella politica è pienamente riuscita, il sabotaggio c’è stato e la nave ammiraglia è affondata, nel tripudio generale di una popolazione ammaliata da un racconto di comodo, costruito giorno dopo giorno fra ricostruzioni fantasiose,  bracci di ferro istituzionali, censure e contro censure di organi deputati alla vigilanza sulla correttezza delle procedure. Chi ha guardato con occhio neutrale dal primo giorno a questa vicenda non ha potuto non notare l’accanimento con cui si è dato l’assalto al vertice della Regione, con misure che sembravano sproporzionate rispetto alle accuse e  per difendere le quali si è alzato un muro incredibilmente ampio , al punto  da dare a tutti l’impressione  che si trattasse di una operazione non di una singola persona ma di una Istituzione contro un’altra e di pezzi di potere contro altri. La storia di questo Paese del resto è ricca di precedenti che parlano di una scossa data al punto giusto al momento giusto per far crollare il palazzo del Potere, sopratutto quando questo già traballa di suo, è instabile e in mezzo ai venti della polemica, dell’insoddisfazione e della delusione. Il risultato è che oggi Pittella può dirsi innocente , ma siamo ad un’altra era politica e quell’innocenza si riferisce a personaggi che hanno perso centralità ed appeal e , se vogliono fare politica, debbono ricominciare da zero. La puntualità cronologica rispetto ai momenti elettorali e la ripetibilità con cui questi eventi avvengono dovrebbero insegnare prudenza quando si indaga sui vertici di una Istituzione, non perchè questi hanno più diritti degli altri, ma perchè le conseguenze ricadono alla fine  su tutti e non sulla singola persona e gli effetti possono andare al di là del prevedibile.   E tutto questo senza voler minimamente dar credito alla voce di poteri forti e di metodi spicci per togliere di mezzo persone che hanno osato interrompere la marcia di certe avventure “colonialiste”. Più semplicemente l’intera vicenda sembra appartenere ad un conflitto di potere interno alla Basilicata e così ampio da coinvolgere pezzi di istituzioni diverse. Il che significa che  ogni volta che la politica si abbassa di livello, i vasi comunicanti si assestano in nuovi equilibri. Così è stato, così sarà. Rocco Rosa