Troppo spesso si ha la sensazione che l’appalto non sia una fase procedimentale di un’opera pubblica ma la conclusione di un’operazione semiprivata, non un mezzo ma un fine. E’ una sorta di progetto nel progetto che si muove intorno all’interesse politico e professionale di pochi, e che finisce col premiare la fatica di un gruppo di persone che quell’opera l’ha proposta, l’ha seguita nel suo iter autorizzativo, l’ha caldeggiata per l’ottenimento dei finanziamenti , e della cui esecuzione intende farsi carico. Contribuiscono a questa sensazione le lotte che pubblicamente vengono fatte tra un ente o un altro su chi debba farsi carico dell’appalto di un’opera pubblica. Esempi ce ne sono ed hanno riempito i giornali locali, dalla disputa su chi doveva appaltare il sistema idrico bradanico, denominato distretto G , a quella,recente, tra Ater e Comune di Potenza sugli alloggi di Bucaletto ( vicenda di cui parliamo a parte), e via dicendo. Ci sono poi enti che sono forti nei rapporti con Roma, i dirigenti dei quali circolano sicuri nei corridoi dei Ministeri e riescono a mettere i propri progetti in cima alla cartella della firma del Ministro di turno. Quando le iniziative sono buone e i risultati diventano concreti, queste attivismo e queste interrelazioni, ancorchè anomale, diventano accettabili, all’insegna del fine che giustifica i mezzi. Quando però l’interesse pubblico viene usato a sproposito, per opere che non dicono niente e non producono utilità, allora si capisce il danno che questa cosidetta corsa all’appalto produce alla intera comunità di riferimento. Per entarre nello specifico i fatti diranno, in futuro, se l’ultimo finanziamento ottenuto dalle FAL per la cosidetta Metropolitana di Matera sia opera meritoria di chi l’ha proposta o non sia essa stessa parte di quell’economia dell’appalto su cui molti enti si reggono in qualità di stazione appaltante.. L’esempio della metropolitana di Potenza è purtroppo un punto di riferimento obbligato : si viaggiava meglio cinquant’anni fa e non dopo che hanno speso decine e decine di milioni, col risultato di migliorare il patrimonio immobiliare delle Fal vedi stazione del Gallitello, e di lasciare alla città il mezzo contentino di tre sottopassi, uno dei quali si è già allagato tre volte nel giro di due mesi E,per Matera, anche le stime sul traffico passeggeri sono qualcosa che alimentano i dubbi sulla utilità dell’opera proposta. Ora ,la differenza tra il sistema generale dei finanziamenti e questi del PNRR, sono nel fatto che per accedere ai fondi europei bisogna comunque dimostrare , conti alla mano, che il gioco vale la candela e cioè accompagnare la richiesta di un finanziamento con un piano di fattibilità dell’opera che dimostri come essa possa non solo apportare utilità alle persone, ma anche mantenersi da sola sul piano gestionale., E non è un caso che proprio per saltare quersto passaggio si è doivuto zittire la Corte dei Conti, che nel merito potrebbe eccepire obiezioni e sindacare decisioni. E dunque , come assicurarsi che i soldi dell’Europa, parte dei quali in prestito ai cittadini itlaiani che saranno chiamati a restituirli, non vadano a premiare chi più sa muoversi per appalti fini a se stessi, o meglio per appalti dedicati a rimpinguare le tasche di pochi? E in definitiva come agire per evitare che una pioggia di soldi finisca nelle mani sbagliate , come è già accaduto per l’industrializzazione delle zone terremotate dove i più furbi si sono riempite le tasche lasciando poco o niente alla collettività? Silenzio,su questo punto, da qualsiasi parte politica . Rocco Rosa
PNRR, LA CORSA AI SOLDI E I PROGETTI CHE NON SERVONO
