Aggregazione di consiglieri regionali usciti dai vari gruppi ci sono sempre state. Qualcuna è finita bene, con il riconoscimento di un posto in giunta, altre meno bene, terminate in nuove scomposizioni e qualche litigio pubblico. Ma questa operazione di tessitura fatta da Mario Polese di Italia Viva, è una cosa del tutto diversa e che ha un connotato specifico di tipo politico. Primo perché non è diretta a pretendere un posto al sole in questa legislatura che è ormai al tramonto e secondo perché decisamente guarda alle elezioni e ad un modo di mettere insieme forze che unite possono contare qualcosa. Ed è una operazione strategica anche perché sembra indirizzata a incidere sullo schieramento di centrodestra nella nuova consiliatura, con un sotteso endorsement verso la ricandidatura di Bardi. Persone informate dicono che in questa operazione Polese ha avuto anche l’ok di Renzi, cosa che non sconvolge affatto gli osservatori politici perché è da tempo ormai che il leader fiorentino si sta avvicinando a Forza Italia in vista delle europee , anche con un indicativo sostegno parlamentare alla maggioranza di Governo. Che la cosa possa essere nata proprio su input dello stesso Bardi, non è un semplice sospetto. Da tempo il Presidente si guarda intorno e si muove per consolidare la sua ricandidatura, così come da tempo ha visto in Italia Viva un soggetto politico in grado di colmare le divisioni e le spaccature create in Forza Italia, anche fungendo da stampella nei momenti di crisi. Così che se ad una lista forte del Presidente si può aggiungere una lista altrettanto forte di Italia Viva ,o come si chiamerà, le sue chances di spuntarcela sia per la ricandidatura sia per il successo finale aumentano a dismisura.  Non sarà un caso del resto che , stando ai si dice, il Sindaco di Tolve, Pepe, abbia pensato  anche  di inserire una variante al suo gioco ,puntando in altio fino a offrire la candidatura nientemeno che al vertici confindustriali della Basilicata, i soli che, non indifferenti alle sorti del centrodestra, potrebbero fare la differenza. Ma dal palazzo di via Di Giura  non escono segnali di nessun tipo: né di sponsorizzazione dei nomi che circolano a destra come a sinistra, né di volontà di scendere in campo in prima persona. Si sta a guardare , con l’unica certezza di puntare ad un Governo meno attendista del presente e più dotato di impronta operativa, visto i treni che stanno passando e che non si possono perdere. Ovviamente, una opzione di Italia Viva verso il centrodestra, segna il de profundis per il centrosinistra, ancora attardato a vedere se si può o meno fare l’accordo con Pittella e se appoggiare o meno la candidatura di Chiorazzo. Il cervello è così annebbiato in questa parte dello schieramento che ancora non si capisce che il solo modo di farcela è aprire le porte all’uno e all’altro , con un accordo serio  che determini  gli spazi operativi nella prossima legislatura. Di Chiorazzo c’è bisogna perché è uno dei pochi a portare voti aggiuntivi, sia per la robustezza delle sue attività imprenditoriali, sia per l’appoggio, riservato ma percepibile, di alcuni apparati della Chiesa romana, che non nascondono neanche la possibilità di scendere nell’agone con propri uomini. Altri nomi farebbero la fine ingloriosa di Trerotola che si è visto surclassare da Bardi circa i voti personali portati allo schieramento, a fronte dei pochi  apportati dal farmacista potentino. rocco rosa