Giovanni Benedetto

Quando nasce un caso di comportamento etico censurabile, o il sospetto di  una illegalità’ commessa da amministratori, il popolo invoca una magistratura che si muova con rapidità e senza titubanze, prendendo a modello Tangentopoli. Quella vicenda ha rappresentato per il popolo italiano e il mondo intero una grande operazione giudiziaria che ha condannato centinaia di politici, amministratori, dirigenti di partiti, di enti pubblici e privati, mettendo in luce un sistema di corruzione così generalizzato da essere equiparato ad una metastasi delle istituzioni rappresentative. E in quella occasione in effetti la magistratura inquirente è entrata a gamba tesa nel tentativo di curare chirurgicamente il cancro della corruzione, fatto di alleanze ed accordi sottobanco tra mondo politico ed economico volti a drenare risorse pubbliche per fini privati oltreche a  sostenere l’allora dispendiosa macchina dei partiti.

La partita non si è giocata su come riformare e impostare nuove regole democratiche su cui costruire la seconda repubblica per rafforzare i presidi democratici e recuperare la fiducia del popolo.
Non c’è stata una rivoluzione culturale e democratica su come intendere la politica per incidere con nuovi strumenti sulla gestione della res pubblica alle soglie del nuovo millennio.
C’è stata solo un’operazione di lifting, un’operazione estetica di superficie: al posto della necessaria rigenerazione della politica, la seconda repubblica è nata sulla carta ma di fatto ha seguito il peggio della vecchia, tralasciando definitivamente  anche il confronto con la base che pure era un un punto di riferimento valoriale forte e dando vita alla stagione dei nominati : una operazione classista e elitaria che ha spostato l’asse decisionale della fonte del consenso. Oggi abbiamo i risultati di questo degrado: politici che  derubricano a peccati veniali  comportamenti etici contrastanti con le responsabilità pubbliche, trovando l’ardire di giustificare l’evidenza con ragionamenti ridicoli e infantili.

Il caso dei cinque deputati (più 2mila politici locali e un esercito di professionisti, di cui due a Potenza) che hanno incassato il bonus da 600-1000 euro per partite Iva in difficoltà, pur guadagnando 13-14 mila euro netti al mese ha riportato alla ribalta il problema etico, non giudiziario , come problema trasversale agli schieramenti, indistintamente dal credo politico, dal sesso o dalle età. La constatazione di dove siamo arrivati è drammatica, come inquietante è l’interrogativo su cosa si deve fare e chi deve farlo. Emerge non solo un problema di inadeguatezza morale di gran parte della c lasse dirigente, ma anche quello  di mancanza di strumenti di controllo, con una stampa pagata dai padroni e quindi consapevole delle acque torbide in cui deve muoversi, con una magistratura che ha debordato vistosamente  e con una politica che pensa a come galleggiare in questa melma anzichè provvedere a rimuoverla. Lo sconforto diventa maggiore quando si pensa a che cosa ha prodotto il vasto movimento creato al grido di “onestà, onestà!!” e che quando si è arrivati al dunque, si è fermato alla riduzione dei parlamentari. Non è il numero sinonimo di onestà, ma la loro scelta, il loro ruolo, il modo come si intende il loro mandato, il modo come si rende trasparente un sistema, la creazione di anticorpi al malaffare, lo scioglimento del nodo gordiano di una magistratura come casta intoccabile, la mancanza di divisione tra funzioni inquirenti e funzioni giudicanti, la eliminazione delle fondazioni come schermo per finanziamenti occulti, l’aiuto alla stampa libera.

” Non esiste una moralità pubblica e una privata, la moralità è una sola.
Chi approfitta della politica per guadagnare poltrone e prebende è un affarista o disonesto.
La politica è una missione da assolvere nell’interesse del popolo al servizio di una fede”.

Lo affermava  una persona vera, un partigiano, che dal carcere ebbe il coraggio di rifiutare la domanda di grazia che la sua mamma, a sua insaputa, presentò al Re per evitargli la condanna a morte. Era Sandro Pertini. Altri tempi, altra caratura!